Cerca nel blog (argomenti, singole parole o frasi):

Condividi

sabato 4 aprile 2009

Ecce lignum Crucis: l'invito ad adorare la Croce della nostra salvezza

Un canto semplice, l'Ecce lignum, ma da imparare ed eseguire bene, senza sbavature, in uno dei momenti più intensi dell'intera liturgia Romana. Cari celebranti del Triduo Santo, fate le prove, attenetevi alle rubriche e ai solenni gesti tramandati di parroco in parroco!
Questo canto, dunque, viene ripetuto tre volte durante l'ostensione della Croce alla celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo. Evidentemente si riferisce all'antica prassi romana di mostrare al popolo radunato la reliquia stessa della "vera Croce", portata da Sant'Elena in dono al Papa nella Città eterna. Con la diffusione del rito romano a tutte le chiese dell'Occidente, si può capire l'importanza per cattedrali e monasteri di possedere almeno una scheggia della vera croce di Cristo, da adorare come strumento della salvezza nella celebrazione della Passione. In mancanza di essa nelle parrocchie e nelle chiese di campagna, si iniziò ad usare un crocifisso. Come fa oggi perfino il Papa (ma la reliquia della Vera Croce dovrebbe essere ancora al suo posto, perchè non usarla?).

La croce velata viene svelata in tre tappe dal celebrante. Per prima cosa svela la parte alta, dove c'è il cartiglio della croce, il titulus crucis, subito canta il primo Ecce lignum... Dopo il venite adoremus tutti si inginocchiano per qualche momento, a parte il sacerdote che regge la croce e la mostra al popolo che adora in silenzio. Poi si scopre il braccio destro del crocifisso e la testa, e si canta per la seconda volta Ecce lignum... con la genuflessione di adorazione. Finalmente il velo è completamente rimosso e si canta il terzo Ecce lignum, a cui segue la solita risposta e genuflessione adornate.
Giovanni Vianini ci presenta questa antifona dai libri liturgici ambrosiani, ma è identica nel rito romano. Tradizionalmente può essere intonata dal solo celebrante nella prima parte: "Ecce lignum Crucis", poi insieme ai ministri può proseguire fino a "pependit", e tutti si uniscono al "Venite adoremus". Ogni ripetizione è alzata di un semitono rispetto alla precedente intonazione.




Ecco l'albero della Croce, al quale fu appeso Cristo, la salvezza del mondo. Venite, adoriamo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Molto bello e istruttivo!

Antonio

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online