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giovedì 18 giugno 2009

Sulla devozione al Sacro Cuore


Solennità del Sacro Cuore di Gesù, qualche spunto dal recente Magistero, per superare i pregiudizi antidevozionali e recuperare una sana devotio per il nostro tempo postmoderno assetato di spiritualità.

Anch'io non ho mancato più volte di invitare i miei Fratelli nell'episcopato, i presbiteri, i religiosi ed i fedeli a coltivare nella propria vita le forme più genuine del culto al Cuore di Cristo. In quest'anno dedicato a Dio Padre, ricordo quanto scrissi nell'Enciclica «Dives in Misericordia»:
«La Chiesa sembra professare in modo particolare la misericordia di Dio e venerarla, rivolgendosi al Cuore di Cristo. Infatti proprio l'accostarci a Cristo nel mistero del suo Cuore ci consente di soffermarci su questo punto - in un certo senso centrale e nello stesso tempo più accessibile sul piano umano della rivelazione dell'amore misericordioso del Padre, che ha costituito il contenuto centrale della missione messianica del Figlio dell'uomo» (Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, 13).
In occasione della solennità del Sacro Cuore e del mese di giugno, ho spesso esortato i fedeli a perseverare nella pratica di questo culto, che «contiene un messaggio che è ai nostri giorni di straordinaria attualità», perché «dal Cuore del Figlio di Dio, morto sulla croce, è scaturita la fonte perenne della vita che dona speranza ad ogni uomo. Dal Cuore di Cristo crocifisso nasce la nuova umanità, redenta dal peccato. L'uomo del Duemila ha bisogno del Cuore di Cristo per conoscere Dio e per conoscere se stesso; ne ha bisogno per costruire la civiltà dell'amore».
....
Desidero esprimere la mia approvazione e il mio incoraggiamento a quanti, a qualunque titolo, nella Chiesa continuano a coltivare, approfondire e promuovere il culto al Cuore di Cristo, con linguaggio e forme adatte al nostro tempo, in modo da poterlo trasmettere alle generazioni future nello spirito che sempre lo ha animato. Si tratta ancora oggi di condurre i fedeli a fissare lo sguardo adorante sul mistero di Cristo, Uomo-Dio, per divenire uomini e donne di vita interiore, persone che sentono e vivono la chiamata alla vita nuova, alla santità, alla riparazione, che è cooperazione apostolica alla salvezza del mondo. Persone che si preparano alla nuova evangelizzazione, riconoscendo il Cuore di Cristo come cuore della Chiesa: è urgente per il mondo comprendere che il cristianesimo è la religione dell'amore.

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-- Per un approfondimento teologico e liturgico in vista della festa di domani vi propongo questo denso riassunto sul senso della devozione al Sacro Cuore, che si trova nel Direttorio su Pietà popolare e Liturgia (2002)

Il Cuore sacratissimo di Cristo

166. Il venerdì che segue la seconda domenica dopo Pentecoste la Chiesa celebra la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Oltre alla celebrazione liturgica, molte altre espressioni di pietà hanno come oggetto il Cuore di Cristo. Non v’è dubbio infatti che la devozione al Cuore del Salvatore è stata ed è tuttora una delle espressioni più diffuse e più amate della pietà ecclesiale.

Intesa alla luce della divina Scrittura, l’espressione “Cuore di Cristo” designa il mistero stesso di Cristo, la totalità del suo essere, la sua persona considerata nel suo nucleo più intimo ed essenziale: Figlio di Dio, sapienza increata; carità infinita, principio di salvezza e di santificazione per l’intera umanità. Il “Cuore di Cristo” è Cristo, Verbo incarnato e salvatore, intrinsecamente proteso, nello Spirito, con infinito amore divino-umano verso il Padre e verso gli uomini suoi fratelli.

167. Come hanno spesso ricordato i Romani Pontefici, la devozione al Cuore di Cristo ha un solido fondamento nella Scrittura.[182]

Gesù, che è uno con il Padre (cf. Gv 10, 30), invita i suoi discepoli a vivere in intima comunione con lui, ad assumere la sua persona e la sua parola come norma di condotta e rivela se stesso come maestro «mite e umile di cuore» (Mt 11, 29). Si può dire, in un certo senso che la devozione al Cuore di Cristo è la traduzione in termini cultuali dello sguardo che, secondo la parola profetica ed evangelica, tutte le generazioni cristiane volgeranno a colui che è stato trafitto (cf. Gv 19, 37; Zc 12, 10), cioè al costato di Cristo, trafitto dalla lancia, dal quale scaturì sangue ed acqua (cf. Gv 19, 34), simbolo del «mirabile sacramento di tutta la Chiesa».[183]

Il testo giovanneo che narra l’ostensione delle mani e del costato di Cristo ai discepoli (cf. Gv 20, 20) e l’invito da lui rivolto a Tommaso di stendere la sua mano e di metterla nel suo costato (cf. Gv 20, 27) ha avuto anch’esso un notevole influsso nell’origine e nello sviluppo della pietà ecclesiale verso il Sacro Cuore.

168. Quei testi e altri che presentano il Cristo quale Agnello pasquale, vittorioso se pur immolato (cf. Ap 5, 6), furono oggetto di assidua meditazione da parte dei Santi Padri, che ne svelarono le ricchezze dottrinali e talora invitarono i fedeli a penetrare nel mistero di Cristo per la porta aperta nel suo fianco. Così sant’Agostino: «L’ingresso è accessibile: Cristo è la porta. Anche per te si aprì quando il suo fianco fu aperto dalla lancia. Ricorda che cosa ne uscì; quindi scegli per dove tu possa entrare. Dal fianco del Signore che pendeva e moriva sulla croce uscì sangue ed acqua, quando fu aperto dalla lancia. Nell’acqua è la tua purificazione, nel sangue la tua redenzione».[184]

169. Il Medioevo è stato un’epoca particolarmente feconda per lo sviluppo della devozione al Cuore del Salvatore. Uomini insigni per santità e dottrina, come san Bernardo († 1153), san Bonaventura († 1274), e mistici come santa Lutgarda († 1246), santa Matilde di Magdeburgo († 1282), le sante sorelle Matilde († 1299) e Gertrude († 1302) del monastero di Helfta, Ludolfo di Sassonia († 1378), santa Caterina da Siena († 1380) approfondirono il mistero del Cuore di Cristo, in cui videro la “casa di rifugio” ove ripararsi, la sede della misericordia, il luogo per l’incontro con lui, la sorgente dell’infinito amore del Signore, la fonte dalla quale sgorga l’acqua dello Spirito, la vera terra promessa e il vero paradiso.

170. Nell’epoca moderna il culto al Cuore del Salvatore conobbe nuovi sviluppi. In un tempo in cui il giansenismo proclamava i rigori della giustizia divina, la devozione al Cuore di Cristo costituì un efficace antidoto per suscitare nei fedeli l’amore al Signore e la fiducia nella sua infinita misericordia, di cui il Cuore è pegno e simbolo. San Francesco di Sales († 1622), che assunse come norma di vita e di apostolato l’atteggiamento fondamentale del Cuore di Cristo, cioè l’umiltà, la mansuetudine (cf. Mt 11, 29), l’amore tenero e misericordioso; santa Margherita Maria Alacoque († 1690), a cui il Signore mostrò ripetutamente le ricchezze del suo Cuore; san Giovanni Eudes († 1680), promotore del culto liturgico al Sacro Cuore; san Claudio la Colombière († 1682), san Giovanni Bosco († 1888) e altri santi e sante sono stati insigni apostoli della devozione al Sacro Cuore.

171. Le forme di devozione al Cuore del Salvatore sono molto numerose; alcune sono state esplicitamente approvate e frequentemente raccomandate dalla Sede Apostolica. Tra esse sono da ricordare:

- la consacrazione personale, che, secondo Pio XI, «fra tutte le pratiche riferentisi al culto del Sacro Cuore è senza dubbio la principale»;[185]

- la consacrazione della famiglia, mediante la quale il nucleo familiare, già partecipe in virtù del sacramento del matrimonio del mistero di unità e di amore fra Cristo e la Chiesa, viene dedicato al Signore, perché egli regni nel cuore di ognuno dei suoi membri;[186]

- le Litanie del Cuore di Gesù, approvate nel 1891 per tutta la Chiesa, di contenuto segnatamente biblico e arricchite di indulgenze;

- l’atto di riparazione, formula di preghiera con cui il fedele, memore dell’infinita bontà di Cristo, intende implorare misericordia e riparare le offese recate in tanti modi al suo Cuore dolcissimo;[187]

- la pratica dei nove primi venerdì del mese, che trae origine dalla “grande promessa” fatta da Gesù a santa Margherita Maria Alacoque. In un’epoca in cui la comunione sacramentale era molto rara presso i fedeli, la pratica dei nove primi venerdì del mese contribuì significativamente al ripristino della frequenza ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Nel nostro tempo la devozione dei primi venerdì del mese, se praticata in modo pastoralmente corretto, può recare ancora indubbi frutti spirituali. È necessario tuttavia che i fedeli siano convenientemente istruiti: sul fatto che non si deve riporre in tale pratica una fiducia che rasenta la vana credulità, la quale, in ordine alla salvezza, annulla le insopprimibili esigenze della fede operante e l’impegno di condurre una vita conforme al Vangelo; sul valore assolutamente predominante della domenica, la «festa primordiale»,[188] che deve essere caratterizzata dalla piena partecipazione dei fedeli alla celebrazione eucaristica.

172. La devozione al Sacro Cuore costituisce una grande espressione storica della pietà della Chiesa per Gesù Cristo, suo Sposo e Signore; essa richiede un atteggiamento di fondo fatto di conversione e riparazione, di amore e gratitudine, di impegno apostolico e di consacrazione nei confronti di Cristo e della sua opera salvifica. Perciò la Sede Apostolica e i Vescovi la raccomandano, ne promuovono il rinnovamento: nelle espressioni linguistiche ed iconografiche; nella presa di coscienza delle sue radici bibliche e del suo collegamento con le massime verità della fede; nell’affermazione del primato dell’amore a Dio e al prossimo, come contenuto essenziale della devozione stessa.

173. La pietà popolare tende ad identificare una devozione con la sua rappresentazione iconografica. Ciò è un fatto normale, che ha senza dubbio aspetti positivi, ma può anche dar luogo ad alcuni inconvenienti: un tipo iconografico, non più rispondente al gusto dei fedeli, può condurre ad un minor apprezzamento dell’oggetto della devozione, indipendentemente dal suo fondamento teologico e dai suoi contenuti storico-salvifici.

Così è avvenuto per la devozione al Sacro Cuore: certe immagini di tipo oleografico, talvolta sdolcinate, inadeguate ad esprimere il robusto contenuto teologico, non favoriscono l’approccio dei fedeli al mistero del Cuore del Salvatore.
Nel nostro tempo è visto con favore l’orientamento a rappresentare il Sacro Cuore rapportandosi al momento della Crocifissione, in cui si manifesta in sommo grado l’amore di Cristo. Il Sacro Cuore è Cristo crocifisso, con il costato aperto dalla lancia dal quale scaturiscono sangue ed acqua (cf. Gv 19, 34).

NOTE:
[182] Cf. Leone XIII, Lettera enciclica Annum sacrum (25.5.1899), sulla consacrazione del genere umano al culto del Sacro Cuore, in Leonis XIII Pontificis Maximi Acta, XIX, Typographia Vaticana, Romae 1900, pp. 71-80; PIO XII, Lettera enciclica Haurietis aquas, in AAS 48 (1956) 311-329; Paolo VI, Lettera apostolica Investigabiles divitias Christi (6.2.1965), in AAS 57 (1965) 298-301; Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione del centenario della consacrazione del genere umano al Cuore divino di Gesù (11.6.1999), in L’Osservatore Romano 12 giugno 1999.
[183] SC 5; cf. S. AGOSTINO, Enarratio in Psalmum 138, 2: CCL 40, cit., p. 1991.
[184] S. AGOSTINO, Sermo 311, 3: PL 38, 1415.
[185] PIO XI, Lettera enciclica Miserentissimus Redemptor, in AAS 20 (1928) 167.
[186]Cf. EI, Aliae concessiones 1, p. 50.
[187] Cf. EI, Aliae concessiones, 3, pp. 51-53.
[188] SC 106.

1 commento:

Affezionato anonimo. ha detto...

Grazie fra A.R. grazie davvero per averci ricordato queste Verità.
Il canto Gregoriano mi ha toccato l'anima con la sua magnificenza.
A proposito, volevo chiederle sinceramente perdono per la domanda della questua.
La ricorderò nella preghiera.

L'affezionato anonimo.

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