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lunedì 30 maggio 2011

Il boicottaggio contro la musica sacra: le accuse circostanziate e le conclusioni di Magister

Il grandioso Sandro Magister ha sfornato oggi un pezzo degno della massima diffusione. Dimostra punto per punto come sia in atto un vero e proprio boicottaggio organizzato ai danni della visione di Benedetto XVI sul recupero della musica sacra nella liturgia vissuta. Gli eventi imbarazzanti che hanno coinvolto il Pontificio Istituto di Musica Sacra nei giorni della celebrazione del centenario confermano le parole del vaticanista (visitate qui il nuovo sito del Conservatorio del Papa).
Ho l'impressione, però, che la miopia (o meglio la sordità) riguardo alla musica sacra sia una malattia tipicamente italiana. Nei paesi anglosassoni, per es., sia cattolici che protestanti curano il canto liturgico e la musica in modo infinitamente superiore rispetto a noi. Il problema è decisamente culturale. Non si è ancora superata del tutto, neanche ai piani alti del Vaticano, la sbornia di musichette e allegre canzoncine parrocchiali anni '70. E non c'è nulla da fare: la musica ascoltata nell'adolescenza rimane impressa nella mente e nella memoria per tutta la vita come "la migliore". Per questo dobbiamo aiutare i giovani a ricevere un "imprinting" liturgico musicale diverso, nella concretezza delle celebrazioni, altrimenti non aspettiamoci cambiamenti decisivi.
Il coro di Westminster Cathedral (Londra): uno dei migliori cori cattolici del mondo

Bellissima musica. Ma il coro è stonato
Un punto debole di questo pontificato riguarda la musica liturgica. Alla grande visione di Benedetto XVI non corrispondono i fatti, che addirittura si muovono in direzione contraria. Un'ultima prova: l'ostracismo contro il Pontificio Istituto di Musica Sacra

di Sandro Magister
ROMA, 30 maggio 2011 – Un secolo fa Pio X fu rapido come un fulmine. Appena tre mesi dopo l'elezione a papa promulgò il motu proprio "Tra le sollecitudini": il manifesto che mise al bando le "canzonette" nelle chiese e segnò una rinascita della grande musica liturgica, gregoriana e polifonica.

E poco dopo, nel 1911, creò a Roma l'alta scuola finalizzata tale rinascita: quello che oggi si chiama Pontificio Istituto di Musica Sacra e sta celebrando in questi giorni il suo secolo di vita con un imponente congresso internazionale di musicologi e musicisti.

Anche Benedetto XVI è papa di riconosciuta competenza musicale, ancor più di quel suo santo predecessore. Sulla musica in genere e sulla musica sacra ha detto e scritto cose memorabili e geniali.

Ma a differenza che con Pio X, con l'attuale papa alle parole non corrispondono i fatti.

Invece che far rinascere, Benedetto XVI ha lasciato deperire ciò che era stato la gloria musicale delle liturgie pontificie: il coro della Cappella Sistina. Quando il coro fu decapitato nel 1997 con la cacciata del suo validissimo maestro, Domenico Bartolucci, ad opera dei registi delle cerimonie di papa Karol Wojtyla, l'allora cardinale Joseph Ratzinger fu il solo alto dirigente di curia a prendere le sue difese.

Da papa, nel 2010, ha fatto Bartolucci cardinale. Ma mai, sino ad oggi, l'ha ricevuto in udienza. Né mai l'interpellò per chiedergli lumi, ad esempio, sulla nomina del nuovo direttore della Cappella Sistina: nomina che è poi caduta, nello stesso 2010, su un personaggio, don Massimo Palombella, palesemente non all'altezza del ruolo.

Non solo. Da cardinale, Ratzinger sollecitò la creazione di un organismo pontificio dotato di autorità su tutto ciò che concerne la musica sacra nell'orbe cattolico: organismo di cui la curia vaticana è priva, lasciando spazio a confusione e degrado.

Da papa, però, non ha fatto nulla di quel suo antico proposito.

Per mettere meglio a fuoco questa distanza tra le parole e i fatti basta riandare – per quanto riguarda le parole – al terzo dei tre discorsi cardine del pontificato di Benedetto XVI: quello del 12 settembre 2008 al Collège des Bernardins di Parigi (terzo dopo quello alla curia romana del 22 dicembre 2005 e quello di Ratisbona del 12 settembre 2006).

Al Collège des Bernardins papa Ratzinger disse tra l'altro:

"Per pregare in base alla Parola di Dio il solo pronunciare non basta, esso richiede la musica. Due canti della liturgia cristiana derivano da testi biblici che li pongono sulle labbra degli Angeli: il 'Gloria', che è cantato dagli Angeli alla nascita di Gesù, e il 'Sanctus', che secondo Isaia 6 è l’acclamazione dei Serafini che stanno nell’ immediata vicinanza di Dio. Alla luce di ciò, la liturgia cristiana è invito a cantare insieme agli Angeli e a portare così la parola alla sua destinazione più alta. [...] Partendo da ciò, si può capire la serietà di una meditazione di san Bernardo di Chiaravalle, che usa una parola di tradizione platonica trasmessa da Agostino per giudicare il canto brutto dei monaci, che ovviamente per lui non era affatto un piccolo incidente, in fondo secondario. Egli qualifica la confusione di un canto mal eseguito come un precipitare nella 'regio dissimilitudinis', nella 'zona della dissimilitudine', [...] in una lontananza da Dio nella quale l'uomo non lo rispecchia più e così diventa dissimile non solo da Dio, ma anche da se stesso, dal vero essere uomo. È certamente drastico Bernardo se, per qualificare i canti mal eseguiti dei monaci, usa questa parola, che indica la caduta dell’uomo lontano da se stesso. Ma dimostra anche come egli prenda la cosa sul serio. Dimostra che la cultura del canto è anche cultura dell’essere e che i monaci con il loro pregare e cantare devono corrispondere alla grandezza della Parola loro affidata, alla sua esigenza di vera bellezza. Da questa esigenza intrinseca del parlare con Dio e del cantarlo con le parole donate da lui stesso è nata la grande musica occidentale. Non si trattava di una 'creatività' privata, in cui l’individuo erige un monumento a se stesso, prendendo come criterio essenzialmente la rappresentazione del proprio io. Si trattava piuttosto di riconoscere attentamente con gli 'orecchi del cuore', le leggi intrinseche della musica della stessa creazione, le forme essenziali della musica immesse dal Creatore nel suo mondo e nell’uomo, e trovare così la musica degna di Dio, che allora al contempo è anche veramente degna dell’uomo e fa risuonare in modo puro la sua dignità".

Ebbene, a questa altezza sublime della visione papale che cosa corrisponde, nei fatti?

Lo scorso 1 maggio, la messa di beatificazione di Giovanni Paolo II è stata osservata da molti milioni di persone in tutto il mondo. Dal punto di vista liturgico è stata un modello, come lo sono tutte le messe celebrate da Benedetto XVI. Ma dal punto di vista musicale no. I due cori che l'hanno accompagnata, rispettivamente diretti da don Palombella e da monsignor Marco Frisina, facevano proprio pensare al "canto brutto" e al "canto mal eseguito" condannati da san Bernardo, nel discorso del papa ora citato.

E come la cattiva musica del suo tempo per san Bernardo "non era affatto un piccolo incidente, in fondo secondario", così l'inadeguatezza della musica liturgica eseguita oggi a Roma nelle messe papali ha effetti gravi: non può che fare da cattivo esempio per tutto il mondo.

Ha avuto facili motivi, nei giorni scorsi, uno dei più celebrati direttori d'orchestra, il maestro Riccardo Muti, a invocare per l'ennesima volta che "nelle chiese si torni al grande patrimonio musicale cristiano" e si mettano al bando le "canzonette".

Non mancano, fortunatamente, nel mondo, luoghi dove la musica liturgica è eseguita in modo consono alla liturgia stessa e qualitativamente elevato.

Ha impressionato, ad esempio, la qualità altissima del coro che ha accompagnato i vespri celebrati da Benedetto XVI il 17 settembre 2010 nell'abbazia di Westminster, con meravigliosa fusione tra brani antichi e moderni.

E anche a Roma non sarebbe impossibile elevare la qualità dei canti che accompagnano le liturgie papali, se solo si avesse la volontà di ripartire da capo e si facesse affidamento su uomini competenti e che abbiano la stessa visione del papa sulla musica liturgica.

Il luogo in cui tale visione è più viva e presente, a Roma, è proprio il Pontificio Istituto di Musica Sacra che in questi giorni celebra il suo centenario, con suo preside monsignor Valentino Miserachs Grau.

Incredibilmente, però, tutto si fa, nella curia vaticana, tranne che valorizzare gli uomini e gli indirizzi di questo Istituto. Anzi, sembra si faccia di tutto per boicottarli.

Lo scorso 14 marzo l'arcivescovo Fernando Filoni, all'epoca sostituto segretario di Stato, aveva assicurato per iscritto che il papa aveva "benevolmente accolto la richiesta di una udienza pontificia e di una lettera apostolica" in occasione delle celebrazioni del centenario.

Sull'invito per il congresso, infatti, l'Istituto stampò anche l'annuncio dell'udienza col papa.

Poi però, a pochi giorni dall'apertura del congresso e ad inviti già recapitati, la prefettura della casa pontificia fece sapere che l'udienza non ci sarebbe stata, e neppure la lettera apostolica.

Al loro posto il papa avrebbe semplicemente inviato un messaggio, nella forma di una lettera al cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della congregazione per l'educazione cattolica e quindi gran cancelliere dell'Istituto.

Cosa che avvenne la mattina di giovedì 26 maggio, giorno d'apertura del congresso. Ma con uno schiaffo in più. A differenza di tutti gli altri messaggi papali di questo tipo, questo non fu reso pubblico dalla sala stampa della Santa Sede, né citato dalla Radio Vaticana.

E non è finita. "L'Osservatore Romano" stampato nel pomeriggio dello stesso giorno ignorò del tutto sia l'apertura del congresso del centenario, sia il messaggio del papa. Non una riga. C'era invece, nelle pagine della cultura, un articolo riguardante un concerto offerto a Benedetto XVI, il giorno dopo, dal presidente della repubblica di Ungheria, con musiche di Ferenc Liszt...

La prefettura della casa pontificia ha inoltre fatto sapere che un'udienza papale non sarà accordata al Pontificio Istituto di Musica Sacra nemmeno nei prossimi mesi, cioè nel seguito dell'anno del centenario.

L'unico cenno pubblico al centenario dell'Istituto è arrivato tra i saluti del papa dopo il "Regina Cæli" in piazza San Pietro di domenica 29 maggio.

È ormai evidente, dopo sei anni, che Benedetto XVI, nel selezionare drasticamente le cose fatte da lui di persona, ha rinunciato ad agire e a prendere decisioni nel campo della musica sacra.

Ma è anche fin troppo evidente, a questo punto, che chi decide al suo posto in questo campo – nella segreteria di Stato come nella prefettura della casa pontificia o altrove – opera spesso in modo difforme e persino contrastante con quella che è la visione del papa.

Posto questo divario, resta incomprensibile perché papa Benedetto lo tolleri.

In altre parole, resta incomprensibile perché abbia deciso di rinunciare a poche e semplici decisioni operative che erano e sono nella sua piena disponibilità, in un campo come questo che egli giudica così cruciale e su cui ha idee chiarissime. E perché abbia lasciato tali decisioni a uomini i quali, visto ciò che fanno, di certo non l'aiutano nel suo sforzo di ridare luce e "splendore di verità", anche musicale, alla liturgia cattolica.

Fonte: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1348094

3 commenti:

caorleduomo ha detto...

"In altre parole, resta incomprensibile perché abbia deciso di rinunciare a poche e semplici decisioni operative che erano e sono nella sua piena disponibilità, in un campo come questo che egli giudica così cruciale e su cui ha idee chiarissime".

Perché semplicemente pensa, in buona fede, secondo me, che coloro ai quali si affida facciano come vuole lui, confida ancora nella buona fede e nell'obbedienza delle persone che lo circondano. In altre parole: è troppo buono.

Anonimo ha detto...

Noi italiani siamo cialtroni in tutto, nella liturgia come nella musica sacra. Come mai, ad esempio, gli italiani sono così poco sensibili alla forma straordinaria del rito romano a differenza, ad esempio, degli europei centro-settentrionali, in particolare degli anglosassoni?

Markus ha detto...

Certo che se il livello più alto dell'odierno canticchiare liturgico è rappresentato da quell'orrendo "Jesus Christ you are my life" composto e orchestrato dal sopraccitato Frisina, siamo messi proprio bene! Cordialità.

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