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mercoledì 12 dicembre 2012

E' proprio necessario celebrare la messa ad ogni funerale?

Tornielli ha lanciato un grido di dolore per la triste situazione creatasi nel modo di celebrare il funerale di Riccardo Schicchi, detto il "Re del Porno". Devo dire che sono pienamente d'accordo con lui, e mi chiedo come possano sfuggire certi contro-messaggi, di certo non voluti (ma immortalati da foto e video), e come non si arrivi a prevedere che, in un certo tipo di ambiente e con alcune persone sia necessaria un'attenzione pastorale supplementare, soprattutto in momenti delicati come i funerali. Precauzione, tra l'altro, raccomandata e non solo permessa dalla Santa Chiesa.

C'è chi si chiede come poteva un parroco evitare di dare la comunione a tutte le pornostar e pornodivi che gli si presentavano, non sapendo - giustamente - se si fossero previamente confessati, decidendo di lasciare il loro turpe mestiere. Giusta preoccupazione, alla quale si sarebbe dovuto pensare prima, leggendo quanto i nostri cari vescovi hanno fatto tanta fatica a scrivere e ad approvare. Cioè il "Rito delle Esequie" seconda edizione!

Infatti nelle Precisazioni al nuovo rituale delle Esequie, ufficialmente in vigore dallo scorso 2 novembre, si chiarisce senza lasciare ombre di dubbio (pag. 29):
2. Possono presentarsi situazioni pastorali nella quali è opportuno, o addirittura doveroso, tralasciare la celebrazione della Messa e ordinare il rito esequiale in forma di Liturgia della Parola....
Questo riprende e ribadisce quanto già stabilito nelle Premesse Generali, a pag. 19, dove di tratta esplicitamente delle Esequie nella Liturgia della Parola.

Forse accettare di celebrare il funerale del "Re del Porno" poteva essere una di quelle "situazioni pastorali" che consigliava doverosamente di adottare tale forma rituale?

Esiste anche un "secondo tipo" di celebrazione, più "appartata": le Esequie nella Cappella del Cimitero, anche queste senza la Messa (Premesse Generali num. 7). Perché non prendere in considerazione anche quest'altra opportunità di "flessibilità pastorale"?

Per quanto riguarda i possibili discorsi, che il rituale (Precisazioni num. 6, pag. 30) descrive come: "brevi parole di cristiano ricordo nei riguardi del defunto", subito si precisa: "Il testo sia precedentemente concordato e non sia pronunciato dall'ambone". Non si leggono care poesie o ricordi da dove si legge la Parola di Dio, e non si fanno proclami di "amore libero" e "contro la società bacchettona" in Chiesa. Il sacerdote deve vigilare e concordare con amici e parenti cosa si dirà e si farà.

Con un po' di attenzione pastorale e di delicatezza si possono evitare tanti imbarazzi alla Madre Chiesa e compiere allo stesso tempo il giusto ufficio della Misericordia nei confronti dei defunti cristiani.

Cari sacerdoti, leggete le rubriche prima di lamentarvi e dire: "non potevo fare altrimenti...!".

9 commenti:

Giovanna C. ha detto...

Grazie padre per questo chiarimento, però mi domando e dico ma che cosa si studia in seminario se non si insegnano questo cose fondamentali?

DonStefano ha detto...

...me lo sono chiesto anch'io,da prete,dopo poco tempo dall'ordinazione...

fr. A.R. ha detto...

Ora vede che i nostri vescovi ci danno l'autorevole risposta... almeno per come comportarsi nel caso in esame, che ritengo - fatte le debite proporzioni - più frequente di quanto si pensi.

Marco ha detto...

Celebrare la messa non equivale a celebrare la canonizzazione del defunto.
La celebrazione della messa è invece il più grande sacrificio che si può offrire al Padre in suffragio del defunto.
A Giovanna rispondo dicendo che senza bisogno di studiare in seminario, la Chiesa stessa insegna che più uno è peccatore, più ha bisogno di preghiere e suffragi (cosa che anche don Stefano dovrebbe sapere).
Chi impedisce che per il più grande dei peccatori, se battezzato, sia celebrata la messa?
A maggior ragione la Chiesa deve suffragare anime in condizioni di pubblico peccato. Chi prega per questi, se li bolliamo già come dannati? Che ne sappiamo noi che cosa è successo negli ultimi istanti di vita di un uomo o di una donna, per peccatori che siano?
L'accostarsi all'Eucaristia da parte dei presenti, è un altro punto che non c'entra niente con l'opportunità della celebrazione o meno della messa esequiale: qui esiste la coscienza e ognuno deve esaminare se stesso: il prete non può sapere se uno è in peccato mortale o no (a meno che non parliamo di Padre Pio e preti simili con doni speciali).
Quanto ai vescovi - e concludo - oltre a scrivere per i parroci che poi si devono trovare in prima linea e, come fanno sbagliano, si preoccupino anche di essere i primi a dare l'esempio di corretta applicazione delle norme, quando sono loro a celebrare, ad esempio, i funerali dei vip, in un ambiente che, se non è dichiaratamente porno, nella sostanza non so quanto cambia.

andrea ha detto...

La liturgia funebre, oltre che di cristiano commiato al defunto, ha anche valore pedagogico verso "i vivi". Questa potrebbe essere la finalità che giustifica un funerale senza messa in certe circostanze. E a ciò mirò la non facile decisione del card. Ruini nel caso Welby.
Nulla vieta, per venire alle obiezioni di Marco, di offrire suffragi al defunto dopo il funerale. Anzi sarebeb una meritoria opera di carità. Peraltro la tradizione distingueva bene tra funerale - di norma effettuato senza celebrazione eucaristica - e messa/messe da Requiem.
Va da se, ed è ovvio, che il tipo di funerale nulla pregiudica sulla sorte dell'anima del defunto.
Andrea

fr. A.R. ha detto...

Ecco Andrea mi ha tolto le parole di....tastiera, perché in poche battute ha spiegato bene la questione al buon Marco.
A cui voglio aggiungere: per il fatto che qualcuno non "fa quel che dice" non ne segue che allora "quel che dice" è senz'altro falso. La logica è un'altra, e perfino Gesù, parlando degli scribi e farisei, invitava: fate quel che dicono, ma non fate quel che fanno....

Renzo T. ha detto...

"Ora vede che i nostri vescovi ci danno l'autorevole risposta..."

Certamente, caro fr. A.R., i vescovi nella loro collegialità danno sempre "autorevoli risposte", non solo sulle precisazioni del nuovo rito delle esequie, ma hanno iniziato dal primo documento conciliare, la Sacrosanctum Concilium, a dare "autorevoli risposte", successivamente con i Principi e Norme del Messale Romano... e possiamo continuare a lungo con questi esempi di "autorevoli risposte", salvo poi registrare quanto loro stessi, e i sacerdoti che formavano nei loro seminari, le abbiano disattese.
In ossequio al famoso "Spirito del Concilio" ne abbiamo viste di tutti i colori...
Mala tempora currunt.

fr. A.R. ha detto...

Però noi continuamo a invocare: "Tempora bona veniant, pax Christi veniat, Regnum Christi veniat...Christus Vincit..." :-)



PS. Però lasciamo stare i "fantasmi" e gli "spiriti"...

Renzo T. ha detto...

Sono assolutamente d'accordo con Lei, cantiamo ed invochiamo "Tempora bona veniant..." In queste parole riponiamo la nostra speranza, con la certezza ASSOLUTA che solo Lui salverà la Sua Chiesa. Però, per non essere accusati un giorno del peccato di omissione, non possiamo nemmeno sottacere delle situazioni che quasi quotidianamente vediamo in difformità con il Magistero della Chiesa; naturalmente scevri da sentimenti di superbia e saccenza, ma umilmente in spirito di verità e di carità.
Buon Natale!

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