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martedì 17 maggio 2011

Pensieri sparsi su "Universae Ecclesiae" - 2: due Forme liturgiche "giustapposte"

La forma Ordinaria e la forma Extra-ordinaria del Rito Romano sono dette, dall'Istruzione "Universae Ecclesiae": "giustapposte", messe fianco a fianco:
Num. 6: "...duae expressiones Liturgiae Romanae exstant, quae respective ordinaria et extraordinaria nuncupantur: agitur nempe de duobus unius Ritus Romani usibus, qui ad invicem iuxta ponuntur".
Non si dà quindi contrapposizione, ma giustapposizione: "L’una e l’altra forma sono espressione della stessa lex orandi della Chiesa. Per il suo uso venerabile e antico, la forma extraordinaria deve essere conservata con il debito onore" (Cf. n. 6).
Il prof. Andrea Grillo così si è espresso: "Il parallelismo ufficiale di due diverse forme del medesimo rito - di cui la più recente è sorta per emendare e superare le distorsioni e le lacune della precedente - non ti pare che di fatto relativizzi e metta come "sotto embargo" la condivisione universale della scelta della "riforma liturgica"?". E arriva perfino a scagliarsi conto il Motu Proprio "Summorum Pontificum", con parole che non esito a definire "temerarie", perchè rivolte ad un atto del magistero ordinario del Papa, e dice: "attraverso i provvedimenti che dal 2007 sono stati adottati in questo ambito, venga introdotta nel corpo ecclesiale una tensione sempre maggiore tra due forme di esperienza del rito che, come tali, non sono affatto compatibili, ma rispondono a diversi paradigmi ecclesiali, affettivi e testimoniali".
Grillo vede solo "contrapposizione", e non condivide affatto i presupposti di Benedetto XVI, il quale cerca la "pace liturgica", offrendo libertà e pluralismo nel recupero della tradizione celebrativa della Chiesa romana.
A Grillo pare una "mostruosità" che esistano due "Ordines Missae" per una stessa Chiesa "rituale". Ma da sempre nella Chiesa latina esistono riti diversi, anche molto diversi, tra loro: il romano, l'ambrosiano, il bracarense, il mozarabico, il rito domenicano e carmelitano.... Calendari parzialmente diversi, santorali molto diversi, ordinario della messa con variazioni di grande rilievo: eppure convivevano e convivono pacificamente.
Guardiamo in casa d'altri. Probabilmente non vale per noi, ma non possiamo esimerci dal costatare che la liturgia bizantina offre da sempre una forte duplicità rituale, attraverso le liturgie di San Giovanni Crisostomo (ordinaria, nel senso che è celebrata più spesso) e quella di San Basilio Magno (straordinaria, solo perchè più rara) - alle quali, per la verità, si dovrebbe anche aggiungere la rarissima Liturgia di San Giacomo (da cui le precedenti derivano). Certo non sono "fasi evolutive" dello stesso rito, eppure sono liturgie diverse, pur dello stesso ceppo, e convivono pacificamente.
Ma che dire, invece, dei nostri "fratelli" anglicani e luterani. La Chiesa d'Inghilterra ha avuto anche lei, dopo la nostra, una riforma liturgica dell'"Ordo Missae", con il risultato di aver ora "giustapposti" nel suo libro liturgico per la Holy Communion due "Orders": quello nuovo, con un linguaggio moderno, con varie preghiere eucaristiche, in tutto simile alla messa romana di Paolo VI, e quello "antico", cioè del Book of Common prayer, con il suo linguaggio seicentesco e la sua struttura "anglicanamente" tradizionale.
Lo stesso dicasi per i Luterani. Hanno un rito "nuovo", ma non per questo hanno ripudiato la Deutsche Messe che rimonta al loro stesso capostipite riformatore: Martin Lutero (il quale, prima della versione in tedesco, aveva riformato la "santa cena" in lingua latina!).

Possiamo perciò dire che, buoni ultimi, siamo arrivati anche noi cattolici d'Occidente a cogliere nella pluralità dei testi per la celebrazione eucaristica, una occasione per osservare il mistero inesauribile da più punti di vista. Quelli più "moderni", che ci aprono ad una visione discendente della liturgica, e quelli più antichi, che conservano il senso "ascendente" del sacrificio conviviale. Tenendoli insieme abbiamo un arricchimento. Chi vede contrapposizione e parla di "rito non più vigente" che sarebbe stato rianimato, purtroppo, non riesce a cogliere che: "Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Messale Romano. Nella storia della liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso". Queste righe del "Summorum Pontificum" di Papa Benedetto sono la bussola che deve guidare la riflessione e l'approccio al Messale del 1962.
Il rito "tridentino" non è obbligatorio, ma non per questo non è "vigente", visto che la Suprema Autorità della Chiesa così ha stabilito, ricollocandolo come "forma extra-ordinaria" accanto alla vigente forma ordinaria.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Si possono anche amministrare i Sacramentali come si faceva nel '62?

fr. A.R. ha detto...

Certamente, il num. 35 dice in maniera esplicita: "ad mentem n. 28 ipsius Instructionis licet Pontificale Romanum, Rituale Romanum et Caeremoniale Episcoporum anno 1962 vigentia adhibere": è lecito usare i libri liturgici precedenti.
Le Benedizioni più frequenti sono nel Rituale Romano al cap. XI, ma anche gli esorcismi possono essere ora fatti da tutti gli esorcisti secondo il cap. XIII del rituale 1962, per non parlare del matrimonio e degli altri sacramenti (a parte l'ordine sacro).

Anonimo ha detto...

Il Rituale Romanum è anche quello che contiene l'imposizione dello Scapolare della Madonna del Carmelo?

Anonimo ha detto...

Grazie comunque della risposta!

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