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venerdì 2 novembre 2012

"Sora nostra morte corporale" a servizio della Vita Eterna

Ad Assisi, nella Basilica inferiore, c'è un affresco del XIV sec. che raffigura san Francesco accanto a Sorella Morte corporale, "dalla quale nullo homo vivente pò scappare" (Cantico delle creature). Oggi meditiamo la finitudine umana, ma vogliamo farlo con lo sguardo dei santi: la morte è la porta attraverso la quale, sciolti gli ormeggi, si entra nel porto dell'eternità, sperando di giungere - prima o poi - alla città dei beati. La morte, al cristiano, non fa paura, come non fanno paura i corpi dei defunti, soprattutto se morti "in odore di santità": sono reliquie che parlano della risurrezione futura e anticipano, con la loro testimonianza, la vita eterna.
La Morte è sconfitta da Cristo, che ci ha regalato la sua vittoria. Essa continua ad "addormentare" i figli di Dio, ma non li può atterrire né annientare. Francesco che abbraccia la morte non è un'eccezione alla regola umana, è la conferma della regola evangelica che il Santo di Assisi vuole seguire perfettamente. Dice Gesù: "Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me anche se è morto vivrà, e chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno" (Gv 11,25-26)
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Festeggiamo i santi e preghiamo per i defunti con i canti gregoriani più belli dedicati al culto dei morti. Ecco tutto l'album con la Missa pro Defunctis, comprese letture cantate, prefazio e preghiera eucaristica II:

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