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giovedì 3 gennaio 2013

Meditazione di san Bernardo sul potere terapeutico del Nome di Gesù


Un pensiero meditativo di san Bernardo abate sulle proprietà del Nome santissimo di Gesù. Dal sermone che vi posto qui, attinge a piene mani anche sant'Antonio di Padova per il suo Sermone festivo in occasione della Circoncisione del Signore (§6) e lo hanno ben presente pure tanti altri predicatori francescani che diffonderanno la devozione al Santo Nome di Gesù:

BERNARDO DI CLAIRVAUX (CHIARAVALLE), Sermoni sul Cantico dei cantici,15, in "Opere di San Bernardo", vol. V/I, prima parte I-XXXV, ed. F. Gastaldelli et alii, Milano 2006, 202-204:

IN NOMINE IESU CHRISTI NAZARENI, SURGE ET AMBULA Nec tantum lux est nomen lesu, sed et cibus est. An non toties confortaris, quoties recordaris? Quid aeque mentem cogitantis impinguat? Quid ita exercitatos reparat sensus, virtutes roborat, vegetat mores bonos atque honestos, castas fovet affectiones? Aridus est omnis animae cibus, si non oleo isto infunditur; insipidus est, si non hoc sale conditur. Si scribas, non sapit mihi, nisi legero ibi lesum. Si disputes aut conferas, non sapit mihi, nisi sonuent ibi lesus. Iesus mel in ore, in aure melos, in corde iubilus.
Sed est et medicina. Tristatur aliquis nostrum? Veniat in cor Iesus, et inde saliat in os: et ecce ad exortum nominis lumen, nubilum omne diffunditur, redit serenum Labitur quis in crimen? Currit insuper ad laqueum mortis desperando? Nonne, si invocet nomen vitae, confestim respirabit ad vitam? Cui aliquando stetit ante faciem salutaris nomini duritia, ut assolet, cordis, ignaviae torpor, rancor animi languor acediae? Cui fons forte siccatus lacrimarum, invocato lesu, non continuo erupit uberior, fluxit suavior? Cui in periculis palpitanti et trepidanti, invocatum virtutis nomen non statim fiduciam praestitit, depulit metum? Cui, quaeso, in dubiis aestuanti et effluctuanti, ad invocationem clari nominis non subito emicuit certitudo? Cui in adversis diffidenti, iamiamque deficienti, si nomen adiutorii sonuit, defuit fortitudo? Nimirum morbi et languore animae isti sunt, illud medicina. Denique et probare licet: INVOCA ME, inquit, IN DIE TRIBULATIONIS: ERUAM TE, ET HONORIFICABIS ME. Nihil ita irae impetum cohibet, superbiae tumorem sedat, sanat livoris vulnus, restringit luxuriae fluxum, restinguit libidim flammam sitim temperat avaritiae, ac totius indecoris fugat pruriginem. Siquidem cum nomino Iesum, hominem propono mitem et humilem corde, benignum, sobrium, castum, misericordem, et omni denique honestate ac sanctitate conspicuum, eumdemque ipsum Deum omnipotentem, qui suo me et exemplo sanet et roboret adiutorio. Haec omnia mihi sonant, cum insonuerit Iesus.
Sumo itaque mihi exempla de homine, et auxilium a potente: illa tamquam pigmentarias species, hoc tamquam unde acuam eas; et facio confectionem, cui similem medicorum nemo facere possit.
 Hoc tibi electuarium habes, o anima mea, reconditum in vasculo vocabuli huius, quod est Iesus, salutiferum certe, quod que nulli umquam pesti tuae inveniatur inefficax. Semper tibi in sinu sit, semper in manu, quo tui omnes in Iesum et sensus dirigantur et actus Denique et invitaris: PONE ME, inquit, SIGNACULUM IN CORDE TUO, SIGNACULUM IN BRACHIO TUO. Sed hoc alias Nunc vero habes unde et brachio medearis et cordi Habes, inquam, in nomine Iesu, unde actus tuos vel pravos corrigas, vel minus perfectos adimpleas; item que unde tuos sensus aut serves, ne corrumpantur, aut, si corrumpantur, sanes.
«NEL NOME DI GESÙ CRISTO NAZARENO, ALZATI E CAMMINA» (At 3,6) II nome di Gesù non è soltanto luce, ma è anche cibo. Non ti senti forse rinforzato ogni volta che lo ricordi? Cosa nutre di più la mente di chi lo pensa? Cosa ristora, in uguale misura, i sensi affaticati, rafforza le virtù, fa crescere i comportamenti buoni ed onesti, alimenta gli affetti casti? Ogni cibo dell'anima è arido, se non è intriso di quest'olio; è insipido, se non è reso gustoso con questo sale. Se scrivi, per me non ha sapore, se non vi leggerò Gesù. Se discuti o discorri, per me non ha sapore, se non vi risuonerà Gesù. Gesù, miele nella bocca, melodia nell'orecchio, giubilo nel cuore.

Ma è anche medicina. Qualcuno di noi è triste? Gesù venga nel cuore, e di là salga nella bocca: ed ecco, al sorgere della luce del nome, ogni nube si dissipa, torna il sereno. Qualcuno cade in una colpa? Peggio, corre, senza più speranza, al laccio di morte? Non è forse vero che, se invocherà il nome della vita, immediatamente riprenderà fiato per la vita? Com'è possibile che, alla presenza del nome della salvezza, duri a lungo — come talvolta accade — la durezza del cuore, il torpore dell'ignavia, il rancore dell'animo, il languore dell'accidia? A chi la fonte delle lacrime, disseccata per caso, non sgorgò subito più abbondante, non fluì più soave, dopo aver invocato Gesù? A chi, sbigottito e trepidante fra i pericoli, l'invocazione del nome della potenza non donò all'istante fiducia, non allontanò il timore? A chi, domando, - mentre era agitato e inquieto fra i dubbi - all'invocazione del nome luminoso, non brillò all'improvviso la certezza? A chi mancò la fortezza se, mentre ormai aveva perso la fiducia e stava per venir meno, risuonò il nome di colui che viene in soccorso? Senza dubbio queste sono malattie e debolezze dell'anima, quel nome è la medicina. E si può anche provare: «Invocami — dice — nel giorno della sventura: ti salverò e tu mi darai gloria» (Sal 49(50),15). Niente trattiene altrettanto efficacemente l'impeto dell'ira, placa il gonfiore della superbia, guarisce la ferita del livore, limita il moto impetuoso della lussuria, spegne la fiamma della libidine, tempera la sete dell'avarizia e allontana la voglia di tutto ciò che è disonorevole. In verità, quando nomino Gesù, mi pongo davanti un uomo mite e umile di cuore, generoso, sobrio, casto, misericordioso, insomma, straordinario in ogni cosa onesta e santa e, contemporaneamente, il medesimo Dio onnipotente che mi guarisce con il suo esempio e rafforza con il suo aiuto. Tutte queste cose risuonano per me, quando percepisco l'eco interiore potente: di Gesù. Così prendo, per me, esempi da lui, come uomo, e aiuto da lui perché potente: quelli come essenze aromatiche, questo per renderle più efficaci; e confeziono un preparato che nessun medico è in grado di preparare.

Anima mia, hai questo farmaco, nascosto nel piccolo vaso di questo nome, che è Gesù, sicuramente portatore di salvezza, e che non si dimostrerà mai inefficace nei confronti di nessuna tua malattia. Sia sempre nel tuo petto, sempre nella tua mano, affinché tutti i tuoi sensi e le tue azioni siano orientati a Gesù. Infine, sei anche inviata. Dice la Scrittura: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio» (Ct 8,6). Ma di questo parleremo un’altra volta. Ora hai ciò con cui guarire sia il braccio sia il cuore. Tu hai – ripeto -, nel nome di Gesù, ciò con cui puoi, o correggere le tue azioni malvagie, o perfezionare quelle meno perfette; allo stesso modo hai ciò con cui custodire i tuoi sensi affinché non si corrompano o, con cui guarirli, se si corrompessero.


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