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giovedì 4 aprile 2013

Sacerdoti e ministero nel Web: una via per cui passare necessariamente. Meditazione nella memoria del patrono di Internet

Isidoro con il suo "tablet" d'epoca
Oggi ricorre la memoria di sant'Isidoro di Siviglia (560-636), patrono di Internet per decisione di Giovanni Paolo II, che ritenne adatto l'erudito vescovo spagnolo a proteggere dal cielo la Rete e chi ci lavora per la maggior gloria di Dio, come sulla terra si diede da fare per comporre la prima "Wikipedia", un enorme lavoro dal titolo Etymologiae, in cui voleva raccogliere i nomi, le origini e la spiegazione di ogni cosa conosciuta. Il ministro di Dio scriveva e studiava ogni campo del sapere dei suoi tempi. Era considerato all'avanguardia nella padronanza della tecnologia informativa di punta dell'epoca: la scrittura e il libro. Isidoro era convinto della necessità di capire, ma anche di divulgare gratuitamente il sapere (non c'era il copyright...), spinto dalla certezza che dalla conoscenza delle cose della natura ci si può innalzare alla conoscenza delle cose dello Spirito, dalla creatura al Creatore. I risultati di Isidoro possono oggi essere qualificati come sorpassati per molti aspetti; qualcuno sostiene che la sua pretesa di possedere tutto lo scibile umano fosse esagerata, comunque sia sui testi di Isidoro si formarono per secoli  i maestri medievali (pensiamo all'uso massiccio che fece di Isidoro anche il nostro sant'Antonio!). Il beato Giovanni Paolo II avrà certo pensato che un uomo del genere avrebbe saputo fare buon uso di Internet se fosse vissuto nel tempo giusto...

Di recente, invece, sento piuttosto spesso circolare dubbi e larvati timori a proposito dell'attività dei ministri di Dio nella vasta e affollata piazza mondiale di Internet. Quasi una sfiducia che i nuovi media possano davvero essere qualcosa di più che un passatempo per ragazzi, o paura di aprire un'"attività" accanto a tanti venditori di idee che gremiscono il mercato del Web con proposte spesso scadenti anche sul versante religioso.
Capisco che anche tra i sacerdoti c'è il gap generazionale, per cui da una certa età in su i "nuovi media" suscitano un discreto sospetto. Sono convinto pure che problemi ce ne saranno sempre, con ogni strumento che ti mette nell'arena pubblica e ti fa uscire dalla porta della sagrestia per immetterti nel mare magnum della "cultura popolare". Ma opposizioni  ostacoli e ostracismi non sono nuovi e la Chiesa ne ha sempre incontrato e affrontato sulla sua strada. C'è tuttavia da chiedersi: è davvero pensabile oggi disertare il "luogo virtuale" dell'incontro e del confronto e preferire solo altre forme di contatto con chi crede, con chi è in rierca e con chi desidera incontrare la Chiesa o capire qualcosa di essa e della proposta di Gesù? 

Penso che un'autorevole risposta a un tale quesito la possiamo trovare nel rileggere il Messaggio illuminante che Benedetto XVI inviò nel 2010, in occasione della 44a giornata mondiale delle comunicazioni sociali, intitolato: "Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola". Questo messaggio mette i cristiani - e tra di essi in prima fila i ministri ordinati - al passo di quanti li hanno preceduti nel ministero ecclesiale, nella ricerca di utilizzare le tecnologie del proprio tempo per rendere presente e operante la Chiesa e l'annuncio evangelico.
Qui sotto sintetizzo il testo del messaggio papale, mettendo in evidenza solo alcuni passaggi che mi paiono importanti:
I moderni mezzi di comunicazione sono entrati da tempo a far parte degli strumenti ordinari, attraverso i quali le comunità ecclesiali si esprimono, entrando in contatto con il proprio territorio ed instaurando, molto spesso, forme di dialogo a più vasto raggio, ma la loro recente e pervasiva diffusione e il loro notevole influsso ne rendono sempre più importante ed utile l’uso nel ministero sacerdotale. 
[...] afferma l’apostolo Paolo: “Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso… Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati?” (Rm 10,11.13-15).
Per dare risposte adeguate a queste domande all’interno dei grandi cambiamenti culturali, particolarmente avvertiti nel mondo giovanile, le vie di comunicazione aperte dalle conquiste tecnologiche sono ormai uno strumento indispensabile. Infatti, il mondo digitale, ponendo a disposizione mezzi che consentono una capacità di espressione pressoché illimitata, apre notevoli prospettive ed attualizzazioni all’esortazione paolina: “Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1Cor 9,16).
Ai Presbiteri è richiesta la capacità di essere presenti nel mondo digitale nella costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare il proprio ruolo di animatori di comunità che si esprimono ormai, sempre più spesso, attraverso le tante “voci” scaturite dal mondo digitale, ed annunciare il Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali, dell’apporto di quella nuova generazione di audiovisivi (foto, video, animazioni, blog, siti web), che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili mezzi anche per l’evangelizzazione e la catechesi. 
Chi meglio di un uomo di Dio può sviluppare e mettere in pratica, attraverso le proprie competenze nell’ambito dei nuovi mezzi digitali, una pastorale che renda vivo e attuale Dio nella realtà di oggi e presenti la sapienza religiosa del passato come ricchezza cui attingere per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro? 
A voi, carissimi Sacerdoti, rinnovo l’invito a cogliere con saggezza le singolari opportunità offerte dalla moderna comunicazione. Il Signore vi renda annunciatori appassionati della buona novella anche nella nuova “agorà” posta in essere dagli attuali mezzi di comunicazione.

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