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mercoledì 8 maggio 2013

Il discorso del Papa alle suore è ben più che "siate madri, non zitelle": Non si può vivere con Gesù senza amare la Chiesa



Un vero peccato la riduzione giornalistica dell'allocuzione di Papa Francesco alle rappresentanti delle suore di tutto il mondo, sintetizzata nella frase sulle "zitelle" tolta dal contesto (che comunque era troppo "golosa" per la stampa).

In realtà quando Papa Francesco si interessa della vita religiosa (e se ne interessa parecchio) ha il pregio di parlare dall'interno, per esperienza personale. Per questo il suo discorso, tenuto oggi nell'Aula Nervi alle suore dell'Unione internazionale Superiore Generali, è di notevole importanza. Non si può leggere correttamente questo discorso se non lo mettiamo accanto alle recenti polemiche delle suore americane che fanno capo alla liberal & ultraprogressista corrente della LCWR, che ufficialmente rientra sotto l'ombrello internazionale dell'Unione delle Superiore Generali. Ieri la sala stampa della Santa Sede ha dovuto smentire giornalisti [vedi qui] che riportavano commenti attribuiti al cardinal prefetto dei consacrati, João Braz de Aviz, che pareva aver rivelato delle mancanze di comunicazione e di consultazione fra la Congregazione vaticana che egli dirige e la Congregazione della Dottrina della Fede. Quest'ultima, con l'avvallo di Papa Bergoglio, ha recentemente ribadito il cammino di "riconversione" e di "obbedienza" richiesto alle suore americane che fanno capo a LCWR, scatenando reazioni di delusione e risentite verso il Papa che - stando ai commenti - si sta rivelando troppo simile a Benedetto XVI in fatto di dottrina [leggi qui]... Possiamo davvero dire: non è l'abito che fa il monaco!
Proprio ieri, ancora, nell'ambito del convegno UISG, una suora teologa austriaca che lavora in San Salvador "sfidava" l'autorità della Chiesa affermando che l'obbedienza si deve ultimamente solo a Dio nel servizio dei poveri, saltando a piè pari la mediazione ecclesiale, oggi ben ribadita dal Pontefice. Il contrasto tra il discorso di sorella Zechmeister e quello del Papa è quanto mai eloquente della distanza delle due posizioni.
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Ecco dunque il testo intero dell'allocuzione di Papa Francesco alle Superiore Generali delle suore di tutto il mondo radunate a Roma a convegno, con alcuni commenti personali in rosso e sottolineature in grassetto.


Signor Cardinale,
venerato e caro Fratello nell’Episcopato,
care sorelle!


Sono contento di incontrarvi oggi e desidero salutare ciascuna di voi, ringraziandovi per quanto fate affinché la vita consacrata sia sempre una luce nel cammino della Chiesa. Care sorelle, prima di tutto ringrazio il caro Fratello Cardinale João Braz de Aviz, per le parole che mi ha rivolto, anche mi piace la presenza del Segretario della Congregazione. Il tema del vostro Convegno mi pare particolarmente importante per il compito che vi è stato affidato: "Il servizio dell’autorità secondo il Vangelo". Alla luce di questa espressione vorrei proporvi tre semplici pensieri [torna l'ormai consueta scansione ternaria dei discorsi di papa Francesco], che lascio al vostro approfondimento personale e comunitario.

1. Gesù, nell’Ultima Cena, si rivolge agli Apostoli con queste parole: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto vo (Gv 15,16), che ricordano a tutti, non solo a noi sacerdoti, che la vocazione è sempre una iniziativa di Dio [la vita religiosa è una vocazione con la sua dignità in sé, è l'apostolica vivendi forma, il vivere alla maniera degli apostoli, indipendentemente dall'esercizio del ministero sacerdotale]. È Cristo che vi ha chiamate a seguirlo nella vita consacrata e questo significa compiere continuamente un "esodo" da voi stesse per centrare la vostra esistenza su Cristo e sul suo Vangelo, sulla volontà di Dio, spogliandovi dei vostri progetti, per poter dire con san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questo "esodo" da se stessi è mettersi in un cammino di adorazione e di servizio [con questi due termini il Papa declina l'amore per Dio - verticale - e per il prossimo - orizzontale]. Un esodo che ci porta a un cammino di adorazione del Signore e di servizio a Lui nei fratelli e nelle sorelle. Adorare e servire: due atteggiamenti che non si possono separare, ma che devono andare sempre insieme [la vita mista, la vita di Marta e Maria è qui proposta dal Papa alle consacrate]. Adorare il Signore e servire gli altri, non tenendo nulla per sé: questo è lo "spogliamento" di chi esercita l’autorità. Vivete e richiamate sempre la centralità di Cristo, l’identità evangelica della vita consacrata. Aiutate le vostre comunità a vivere l’ "esodo" da sé in un cammino di adorazione e di servizio, anzitutto attraverso i tre cardini della vostra esistenza [il Papa passa ad illustrare i tre voti religiosi, chiamati "i tre cardini" dell'esistenza delle consacrate. Impostazione sommamente tradizionale e francescana (zampino di Carballo?) è anche la disposizione dei voti: per prima l'obbedienza, poi la povertà, quindi la castità].
L’obbedienza come ascolto della volontà di Dio, nella mozione interiore dello Spirito Santo autenticata dalla Chiesa, accettando che l’obbedienza passi anche attraverso le mediazioni umane. Ricordate che il rapporto autorità-obbedienza si colloca nel contesto più ampio del mistero della Chiesa e ne costituisce una particolare attuazione della sua funzione mediatrice (cfr Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Il servizio dell’autorità e l’obbedienza, 12).
La povertà come superamento di ogni egoismo nella logica del Vangelo che insegna a confidare nella Provvidenza di Dio. Povertà come indicazione a tutta la Chiesa che non siamo noi a costruire il Regno di Dio, non sono i mezzi umani che lo fanno crescere, ma è primariamente la potenza, la grazia del Signore, che opera attraverso la nostra debolezza. «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza», afferma l’Apostolo delle genti (2Cor12,9). Povertà che insegna la solidarietà, la condivisione e la carità, e che si esprime anche in una sobrietà e gioia dell’essenziale, per mettere in guardia dagli idoli materiali che offuscano il senso autentico della vita. Povertà che si impara con gli umili, i poveri, gli ammalati e tutti quelli che sono nelle periferie esistenziali della vita. La povertà teorica non ci serve. La povertà si impara toccando la carne di Cristo povero, negli umili, nei poveri, negli ammalati, nei bambini.
E poi la castità come carisma prezioso, che allarga la libertà del dono a Dio e agli altri, con la tenerezza, la misericordia, la vicinanza di Cristo. La castità per il Regno dei Cieli mostra come l’affettività ha il suo posto nella libertà matura e diventa un segno del mondo futuro, per far risplendere sempre il primato di Dio. Ma, per favore, una castità "feconda", una castità che genera figli spirituali nella Chiesa. La consacrata è madre, deve essere madre e non "zitella"! [all'interno del discorso sulla castità feconda prende senso l'appello colloquiale del Papa alle suore, ad essere Madri e non zitelle, cioè sterili, come infatti precisa subito dopo, quasi chiedendo venia delle parole grosse dette a braccio:] Scusatemi se parlo così, ma è importante questa maternità della vita consacrata, questa fecondità! Questa gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza; siate madri, come figura di Maria Madre e della Chiesa Madre. Non si può capire Maria senza la sua maternità, non si può capire la Chiesa senza la sua maternità e voi siete icona di Maria e della Chiesa.

2. Un secondo elemento che vorrei sottolineare nell’esercizio dell’autorità è il servizio [questo tema cristiano, per cui l'autorità è servizio viene particolarmente accentuato nella spiritualità francescana, dove i superiori sono denominati dal Santo di Assisi "ministri e servi"]: non dobbiamo mai dimenticare che il vero potere, a qualunque livello, è il servizio, che ha il suo vertice luminoso sulla Croce. Benedetto XVI, con grande sapienza, ha richiamato più volte alla Chiesa che se per l’uomo spesso autorità è sinonimo di possesso, di dominio, di successo, per Dio autorità è sempre sinonimo di servizio, di umiltà, di amore; vuol dire entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi agli Apostoli (cfr Angelus, 29 gennaio 2012), e che dice ai suoi discepoli: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse… Tra voi non sarà così; - proprio il motto della vostra assemblea, no? ‘tra voi non sarà così’ - ma chi vuole essere grande tra voi, sarà il vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo» (Mt 20,25-27). Pensiamo al danno che arrecano al Popolo di Dio gli uomini e le donne di Chiesa che sono carrieristi, arrampicatori, che "usano" il popolo, la Chiesa, i fratelli e le sorelle – quelli che dovrebbero servire -, come trampolino per i propri interessi e le ambizioni personali. Ma questi fanno un danno grande alla Chiesa. [Il papa sottolinea, in un'ottica di parità, che anche le donne di Chiesa possono avere interessi e ambizioni di prevaricazione mascherati da servizio alla Chiesa, al pari dei malfamati "uomini di Chiesa"]
Sappiate sempre esercitare l’autorità accompagnando, comprendendo, aiutando, amando; abbracciando tutti e tutte, specialmente le persone che si sentono sole, escluse, aride, le periferie esistenziali del cuore umano. Teniamo lo sguardo rivolto alla Croce: lì si colloca qualunque autorità nella Chiesa [non nel potere mondano o nel potere maschilista e patriarcale, come sostiene la teologia femminista tanto in voga presso alcune frange delle religiose statunitensi e non solo], dove Colui che è il Signore si fa servo fino al dono totale di sé

3. Infine l’ecclesialità come una delle dimensioni costitutive della vita consacrata, dimensione che deve essere costantemente ripresa e approfondita nella vita. La vostra vocazione è un carisma fondamentale per il cammino della Chiesa, e non è possibile che una consacrata e un consacrato non "sentano" con la Chiesa. Un "sentire" con la Chiesa, che ci ha generato nel Battesimo; un "sentire" con la Chiesa che trova una sua espressione filiale nella fedeltà al Magistero, nella comunione con i Pastori e il Successore di Pietro, Vescovo di Roma, segno visibile dell’unità. L’annuncio e la testimonianza del Vangelo, per ogni cristiano, non sono mai un atto isolato. Questo è importante, l'annuncio e la testimonianza del Vangelo per ogni cristiano non sono mai un atto isolato o di gruppo, e qualunque evangelizzatore non agisce, come ricordava molto bene Paolo VI, «in forza di un’ispirazione personale, ma in unione con la missione della Chiesa e in nome di essa» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 80). E proseguiva Paolo VI: E' una dicotomia assurda pensare di vivere con Gesù senza la Chiesa, di seguire Gesù al di fuori della Chiesa, di amare Gesù senza amare la Chiesa (cfr ibid., 16) [Le suore dell'LCWR mandano scintille all'udire questi chiari richiami: sentiremo nei prossimi giorni le reazioni]. Sentite la responsabilità che avete di curare la formazione dei vostri Istituti nella sana dottrina della Chiesa, nell’amore alla Chiesa e nello spirito ecclesiale.
Insomma, centralità di Cristo e del suo Vangelo, autorità come servizio di amore, "sentire" in e con la Madre Chiesa [ecco il tema ignaziano del Sentire cum Ecclesia]: tre indicazioni che desidero lasciarvi, a cui unisco ancora una volta la mia gratitudine per la vostra opera non sempre facile. Che cosa sarebbe la Chiesa senza di voi? [La Chiesa non può stare senza suore! Il Papa tocca il tema dell'appartenenza della vita consacrata all'essere stesso della Chiesa] Le mancherebbe maternità, affetto, tenerezza! Intuizione di Madre.

Care sorelle, siate certe che vi seguo con affetto. Io prego per voi, ma anche voi pregate per me. Salutate le vostre comunità da parte mia, soprattutto le sorelle ammalate e le giovani. A tutte va il mio incoraggiamento a seguire con parresia e con gioia il Vangelo di Cristo. Siate gioiose, perché è bello seguire Gesù, è bello diventare icona vivente della Madonna e della nostra Santa Madre Chiesa gerarchica [santa Madre Chiesa gerarchica è espressione ignaziana che più ignaziana non si può. Il Gesuita che è in papa Francesco fa capolino anche qui]. Grazie.

Che cosa è l'Unione Superiore Generali e quante suore rappresenta? Vedi il breve video:

1 commento:

suorbarbara ha detto...

Grazie, caro fratello, per questo puntuale commento, che dice la tua finezza di pensiero e il rispetto per la vita consacrata femminile.
Il Papa ha centrato molti temi importanti ed attuali...anche circa il rischio di mostrarci come delle zittelle un po' arrabbiate. Sarebbe bello e necessario che invece mostrassimo la gioia alla quale ci invita, e che Gesù ci dà.
ciao suorbarbara

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