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giovedì 1 agosto 2013

Il senso dell'Indulgenza della Porziuncola nel pensiero di Paolo VI

Nel 1966 Paolo VI invia ai Frati Minori una lettera dove ribadisce la dottrina delle indulgenze e la pastorale ad esse connessa.
Da oggi - 1 agosto - a mezzogiorno, fino a domani, alla Porziuncola di Assisi e in tutte le chiese francescane, mariane e parrocchiali del mondo, si può ricevere l'indulgenza detta del "Perdon d'Assisi". Rileggiamo le parole di Papa Paolo che aiutano a comprendere il vero senso di queste pratiche da alcuni (anche cattolici) sentite come desuete o peggio da dimenticare:

Epistola di Sua Santità Paolo VI
Al reverendo padre Costantino Koser, Vicario Generale dell’Ordine dei Frati Minori,
nel volgere del 750 anno dalla “Indulgenza della Porziuncola”,
concessa a san Francesco da papa Onorio III

Diletto figlio, salute e apostolica benedizione.

La sacrosanta chiesa della Porziuncola, che il Beato Francesco di Assisi «amò al di sopra di ogni altro luogo del mondo» (1), diviene famosa di giorno in giorno in tutto il mondo, soprattutto perché ivi il serafico Padre disse e fece mirabilmente molte cose e particolarmente perché in verità essa è stata arricchita da una speciale indulgenza, la quale per questa ragione è detta “indulgenza della Porziuncola”, concessa a coloro che devotamente, da moltissimi secoli, visitano tale chiesa.

Ci è gradito in questi giorni, nei quali si celebra il settecentocinquantesimo anno dalla concessione della medesima indulgenza, concessa, come si tramanda, da Onorio III allo stesso san Francesco, e che molti Nostri predecessori confermarono nel corso dei secoli, esortare i fedeli che come fecero anche i loro antenati, si dirigono verso la Porziuncola, splendente di singolare vetustà, affinché ivi essi si riconcilino con Dio più prontamente e in maniera più perfetta, onde «chi avrà pregato con cuore devoto, quello che avrà chiesto lo otterrà» (2).

Dunque ripetiamo quelle parole che recentemente abbiamo pronunciato con sollicitudine in un atto pastorale: «ci è lecito accedere al Regno di Cristo soltanto per metanoia, cioè il cambiamento profondo di tutto l’essere, per mezzo della quale l’essere umano stesso pensa, giudica e inizia a mettere in ordine la propria vita colpito da quella santità e da quella carità di Dio che sono state manifestate in maniera miracolosa nel Figlio e sono state pienamente offerte a noi» (3).

In verità agli stessi fedeli, che spinti dallo spirito di penitenza si adoperano per raggiungere questa metanoia, poiché dopo il peccato aspirano a quella santità con la quale dapprima sono stati rivestiti di Cristo nel battesimo, la Chiesa va incontro, anche concedendo indulgenze, quasi con materno affetto e con l’aiuto sostiene i propri figli deboli ed infermi.

L’indulgenza non è dunque una via più facile con la quale possiamo evitare la necessaria penitenza dei peccati, ma essa è piuttosto un sostegno, che i singoli fedeli, con umiltà, per nulla inconsapevoli della propria debolezza, trovano nel mistico corpo di Cristo, che tutto «si affatica per la loro conversione con la carità, con l’esempio, e con le preghiere» (4).

Lo stesso San Francesco ci ha lasciato un famosissimo modello di animo conscio di tale penitenza e di umana debolezza, nel quale vediamo essersi egregiamente manifestato «l’uomo nuovo, che è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, in giustizia e in santità di verità» (5). Egli infatti non solo offre l’esempio della sua efficacissima conversione a Dio e della sua vita veramente penitente, ma nella Regola comanda anche di ammonire gli uomini «affinché tutti perseveriamo nella vera fede e nella penitenza, poiché non è possibile essere salvati in altro modo» (6); e perciò nell’interpretazione della preghiera domenicale, così egli implora il Padre, che è nei cieli: «E rimetti a noi i nostri debiti; per la tua ineffabile misericordia, per la virtù della passione del tuo diletto Figlio e Signore nostro Gesù Cristo e per i meriti e l’intercessione della Beatissima Maria Vergine e di tutti i tuoi eletti» (7).

A buon diritto è lecito ritenere vere queste esortazioni di San Francesco e che quella meravigliosa carità, per la quale egli fu spinto a chiedere l’indulgenza della Porziuncola per tutti i fedeli, sia nata dal desiderio di condividere con altri la dolcezza d’animo, di cui egli stesso aveva fatto esperienza dopo aver chiesto perdono a Dio dei peccati commessi. Ciò è certamente quello di cui narra con parole soavissime lo straordinario scrittore della vita del serafico uomo, frate Tommaso da Celano: «Un giorno, pieno di ammirazione per la misericordia del Signore in tutti i benefici a lui elargiti desiderava conoscere dal Signore che cosa sarebbe stato della sua vita e di quella dei suoi frati. A questo scopo si ritirò, come spesso faceva, in un luogo adatto per la preghiera. Vi rimase a lungo invocando con timore e tremore il Dominatore di tutta la terra, ripensando con amarezza gli anni passati malamente e ripetendo: “O Dio, sii propizio a me peccatore!”. A poco a poco si sentì inondare nell'intimo del cuore di ineffabile letizia e immensa dolcezza. Cominciò come a uscire da sé: l'angoscia e le tenebre, che gli si erano addensate nell'animo per timore del peccato, scomparvero, ed ebbe la certezza di essere perdonato di tutte le sue colpe e di vivere nello stato di grazia» (8).

Il primo frutto della penitenza infatti è il riconoscimento dei nostri peccati: «Se vuoi che egli perdoni, tu confessa. Il tuo peccato ti abbia come giudice, non come patrono» (9).

Accusandoci dunque dei nostri misfatti davanti alla Chiesa, alla quale Gesù Cristo ha consegnato le chiavi del regno dei cieli (19), riceviamo la remissione della colpa e la pena, tuttavia non deve essere ritardato a ragione di ciò il percorso con cui ritorniamo a Dio. Dobbiamo prendere il giogo di Cristo e portare la sua croce o cercarla per mezzo del castigo volontario; con le buone opere e soprattutto con i frutti della fraterna carità è opportuno che dimostriamo di essere sinceramente convertiti nella casa del Padre e che siamo più fermamente e con una certa nuova condizione inseriti nel corpo di Cristo, che è la Chiesa.

Il fedele penitente, che ha compiuto questo rinnovamento di animo, come sopra dicemmo, non lo fa singolarmente, infatti «è per così dire purificato con alcune opere di tutto il popolo, è lavato con le lacrime della moltitudine, colui che è redento dal peccato con le preghiere e le lacrime della moltitudine, ed è purificato nell’uomo interiore. Cristo donò alla sua Chiesa, affinché uno sia riconciliato per mezzo di tutti, a colei che meritò la venuta del Signore, affinché per mezzo di uno tutti siano redenti» (11). L’indulgenza, che è elargita dalla Chiesa ai penitenti, è la manifestazione di quella mirabile comunione dei Santi, che nell’unico vincolo della carità di Cristo unisce la Beatissima Vergine Maria e l’insieme dei fedeli trionfanti nei cieli o in attesa nel Purgatorio o in cammino sulla terra. E infatti con l’indulgenza, che viene data per autorità della Chiesa, viene diminuita o certamente abolita la pena, a causa della quale l’uomo viene in certo modo ostacolato nell’ottenere una più stretta congiunzione con Dio; per la qual cosa il fedele oggi penitente trova aiuto in questa speciale forma di carità, per spogliarsi dell’uomo vecchio e rivestirsi del nuovo, «che viene rinnovato nel riconoscimento secondo l’immagine di Colui che lo ha creato» (12).

Considerando tali cose con l’animo desideriamo che il settecentocinquantesimo anniversario dal giorno dell’istituzione di quella indulgenza sia celebrato, che la Porziuncola sia veramente luogo sacro per conseguire il pieno perdono e la consolidata pace con Dio.

Sappiamo bene, che nel corso di tutti i secoli, è giunta senza interruzione alla chiesa della Porziuncola una gran quantità di pellegrini, i quali si arrischiavano in lunghi e faticosi cammini, affinché, come nell’abbraccio della Regina degli Angeli, a cui la chiesa e la basilica della Porziuncola è stata dedicata, potessero godere nella quiete dell’animo dopo la remissione dei peccati e potessero rinnovare per se stessi la divina grazia. E Noi non ignoriamo che anche in questi giorni quotidianamente, e specialmente nel giorno della solenne dedicazione del medesimo sacello, nel quale giorno è possibile lucrare l’indulgenza della Porziuncola in qualsiasi chiesa dell’Ordine francescano, alla Porziuncola accedono moltissimi pellegrini, certamente non spinti dalla curiosità o dal divertimento, ma soltanto pronti per chiedere a Dio il perdono dei peccati, per poter usufruire in futuro della familiare consuetudine col Padre celeste. Certamente costoro facendo il pellegrinaggio in qualche modo presagiscono che la vita dell’uomo è un grande pellegrinaggio, che con un lungo e difficile cammino ci conduce verso Dio.

Sicuramente è da augurarsi che i pellegrinaggi, di singoli o di molti, che al giorno d’oggi, grazie all’abbondanza di mezzi di trasporto, sono divenuti più frequenti, non perdano la naturale disposizione alla pietà ed alla penitenza, ma che ci sia un appropriato, vero zelo della religione.

Dio faccia in modo con abitudine durevole che il promesso pellegrinaggio alla chiesa della Porziuncola, pellegrinaggio che lo stesso Nostro immediato predecessore Giovanni XXII intraprese con animo pio, non cessi minimamente, e che anzi piuttosto cresca in continuazione la moltitudine dei fedeli, i quali qui accorrano a Cristo Signore misericordiosissimo e alla sua Madre, che presso di lui è validissima mediatrice.

Desiderando che ciò avvenga secondo i nostri voti, a te, o diletto figlio, a tutta la famiglia francescana e a tutti coloro che si raduneranno per celebrare solennemente la memoria di questo anniversario nel sacrario della Porziuncola, impartiamo volentieri la benedizione apostolica nel Signore.

Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 14 del mese di Luglio, anno 1966, anno quarto del nostro pontificato.

PAULUS PP. VI

NOTE:

(1) S. Bonavent. Legenda maior, c. II, n.8.
(2) 1 Cel. n. 106.
(3) Const. Apost. Paenitemini, A. A. S. LVIII (1966), p. 179.
(4) Const. Lumen Gentium, c. 2, n.11.
(5) Eph. 4, 24.
(6) Regulae I, c. 23.
(7) Laudes, Opusc. S Franc., Quaracchi 1949, p. 121.
(8) 1 Cel. n. 26.
(9) S. August., Serm. 20, 2; PL. 38, 139.
(10) Cfr. Matth. 16, 19.
(11) S. Ambros. De paenitentia, I, 15, 80; PL. 16, 469.
(12) Col. 3, 18.


Traduzione italiana della dott. Annarita De Prosperis del testo latino pubblicato in Acta Apostolicae Sedis, LVIII (1966), n. 9, pp. 631-634.

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