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mercoledì 9 luglio 2008

Osservatore Romano sulla questione delle donne vescovo

Il sinodo di York in favore delle donne vescovo
Il cardinale Kasper sulle decisioni della Chiesa d'Inghilterra


di Roberto Sgaramella

Uno strappo alla tradizione apostolica di tutte le Chiese cristiane e un ostacolo all'unità. Così il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, si è espresso in un commento sulla decisione presa a York dal sinodo della Chiesa d'Inghilterra di consentire l'ordinazione di donne vescovo.
Il porporato afferma "di aver appreso con rincrescimento la notizia del voto della Chiesa di Inghilterra che apre la strada alla introduzione della legislazione che conduce all'ordinazione di donne all'episcopato".
Nella nota circa la recente decisione del sinodo di York, il porporato sottolinea che "la posizione cattolica in merito è stata espressa chiaramente da Papa Paolo vi e da Papa Giovanni Paolo ii. Una tale decisione significa uno strappo alla tradizione apostolica mantenuta da tutte le Chiese del primo millennio, ed è perciò un ulteriore ostacolo per la riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Inghilterra".
Per quanto riguarda le prospettive future del dialogo tra le due Chiese, il cardinale Kasper constata che "questa decisione avrà delle conseguenze per il dialogo, che finora aveva portato buoni frutti".
Il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani ricorda nella nota il suo intervento rivolto a tutti i vescovi della Chiesa di Inghilterra, su invito dell'arcivescovo di Canterbury, del 5 giugno 2006.
In quell'occasione il cardinale Kasper aveva posto all'assemblea dei vescovi anglicani il problema del futuro del dialogo ecumenico. Aveva dichiarato, tra l'altro, che "la Chiesa Cattolica non interromperà il dialogo perfino nel caso di una tale decisione", riferendosi alla possibilità di estendere l'ordinazione episcopale anche alle donne. Aveva inoltre aggiunto che "la qualità del dialogo verrà alterata da una tale decisione. Il dialogo ecumenico nel vero senso della parola ha come suo fine il ristabilimento della piana comunione della Chiesa. Questa è stata la presupposizione del nostro dialogo fino a ora. Questa presupposizione realisticamente potrebbe non più continuare conseguentemente alla introduzione della ordinazione delle donne all'incarico episcopale".
Secondo gli esperti di anglicanesimo e delle sue problematiche interne, il dialogo con i cattolici e la Chiesa di Roma incontrerà crescenti difficoltà anche per la evidente mancanza di unità ecclesiale all'interno della stessa Chiesa d'Inghilterra.
A giudizio di questi osservatori, la decisione presa al sinodo di York non è assolutamente inaspettata, poiché la maggioranza dei vescovi della Chiesa d'Inghilterra si era già precedentemente espressa a favore delle ordinazioni di donne-vescovo.
Ciò che invece ha sorpreso durante i tre giorni di dibattito del sinodo di York è stata l'indisponibilità della maggioranza favorevole a queste ordinazione a trovare una soluzione per quanti, in consistente minoranza, nella Chiesa d'Inghilterra non intendono riconoscere l'autorità delle donne-vescovo.

Il voto espresso a York dal sinodo della Chiesa d'Inghilterra - sottolineano ancora gli osservatori - non può avere ancora un valore regolamentare. Si tratta dunque di una decisione utile a determinare solo in seguito come ordinazioni delle donne all'ufficio dell'episcopato possano essere proposte e quale risposta è possibile dare a quanti non accettano il valore di tali ordinazioni.
Secondo questi esperti, potrebbero essere necessari ulteriori due o tre anni prima che una regolamentazione per l'ordinazione delle donne-vescovo possa essere approvata dalle prossime assemblee. Per arrivare alla prima ordinazione effettiva di una donna a vescovo della Chiesa di Inghilterra saranno probabilmente necessari non meno di cinque anni.
Comunque resta il fatto che il voto espresso dai vescovi della Chiesa di Inghilterra riuniti nei giorni precedenti a York ha manifestato una significativa maggioranza di vescovi favorevoli alle ordinazioni episcopali delle donne e invece contrari alla possibilità di prevedere una giurisdizione separata in Inghilterra per quei fedeli che dissentono verso le donne sacerdoti e vescovi.
Tutto questo potrebbe creare profonde crisi di coscienza per quei vescovi, quei pastori e per i fedeli che sono comunque contrari all'ordinazione delle donne.

Non si deve escludere, infatti, che un certo numero di queste persone travagliate da crisi religiose possano trovare la soluzione ai loro problemi spirituali con un'adesione alla Chiesa cattolica o ad altre confessioni cristiane.
Le attuali difficoltà di dialogo tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Inghilterra non devono però mai scoraggiare i cristiani a pregare Dio e ad agire per la piena unità.

(©L'Osservatore Romano - 9 luglio 2008)

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