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martedì 21 ottobre 2008

Spunti per la predica del 2 novembre: una storia.

Vi traduco una bellissima storia (trovata su questo blog) che mi piacerebbe tanto se i confratelli sacerdoti che leggono il blog volessero usare nella loro omelia per il 2 novembre: quest’anno la commemorazione di tutti i defunti cade di Domenica. Sarà un’occasione d’oro per parlare con semplicità a tutti della vita oltre la vita:  

C’era un ragazzino che aveva un pessimo carattere. Suo padre un giorno gli diede un sacchetto di chiodi e gli dice: “Ogni volta che perdi la pazienza e ti arrabbi devi piantare un chiodo sul retro della staccionata. Il primo giorno il ragazzo aveva piantato 37 chiodi nella staccionata. Ma nelle poche settimane successive, mentre imparava a controllare i suoi scoppi d’ira, il numero di chiodi piantati diminuiva gradualmente di giorno in giorno. Scoprì così che era meglio trattenere l’ira che piantare tanti chiodi nella staccionata.

Venne poi il giorno in cui il ragazzo non perse la calma proprio per niente. Lo andò a dire a suo padre, e lui gli propose di tirar via un chiodo, per ogni giorno in cui era capace di non arrabbiarsi. I giorni passarono e il nostro amico potè finalmente andare a dire a suo padre: “non c’è più neanche un chiodo!”

Il padre prese il figlio per mano e lo porto alla staccionata. Là gli disse: “Hai fatto un buon lavoro, figliolo, ma guarda a tutti quei buchi nel legno dello steccato. Non sarà mai più come prima. Quanto dici qualcosa con rabbia, le tue parole lasciano una ferita, proprio come questi buchi qua. Tu puoi infilare un coltello in un uomo e tirarlo fuori. Ma non importa quante volte gli chiedi scusa: la ferita rimarrà sempre lì. Una ferita inflitta con le parole può essere tanto grave quanto una ferita fisica”

Con questa similitudine possiamo tentare di illustrare l’idea di “Purgatorio”. Dio – è vero – perdona i nostri peccati appena glielo chiediamo, perché è misericordioso con noi, poveri peccatori. Ma dal momento che è anche un Dio giusto, richiede a noi di purificarci, di “riparaci” sistemando tutti i “buchi” o le “ferite” che abbiamo causato in tutta la nostra esistenza. Il Purgatorio è – per dirla semplicemente - quello stato in cui le nostre anime si trovano dopo la morte, per lasciarsi purificare con il fuoco dell’amore di Dio dagli effetti dei peccati commessi, cosicché quando ci presenteremo faccia a faccia con Dio, possiamo essere bianchi e immacolati come la neve! Personalmente non vorrei presentarmi a lui in nessun’altra maniera.

La nostra preghiera e la nostra partecipazione di solidarietà con chi è già in questo stato affretta la chiusura di tutti i buchi e le ferite. E’ come se un fratellino del nostro amico in questa storia lo aiutasse a stuccarre e ridipingere lo steccato….

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