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sabato 24 gennaio 2009

Dire: "lefebvriano" non è più un'offesa, ma la festa non è ancora completa

Dal decreto che rimette la scomunica ai vescovi lefebvriani:
"Si auspica che questo passo sia seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione con la Chiesa di tutta la Fraternità San Pio X, testimoniando così vera fedeltà e  vero riconoscimento del Magistero e dell'autorità del Papa con la prova dell'unità visibile.
In base alle facoltà espressamente concessemi dal Santo Padre Benedetto XVI, in virtù del presente Decreto, rimetto ai Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta la censura di scomunica latae sententiae dichiarata da questa Congregazione il 1° luglio 1988, mentre dichiaro privo di effetti giuridici, a partire dall'odierna data, il Decreto a quel tempo emanato"
Roma, dalla Congregazione per i Vescovi, 21 gennaio 2009.
Card. Giovanni Battista Re
Prefetto della Congregazione per i Vescovi

Da oggi, dunque, dare del "lefebvriano" a qualcuno un po' tradizionalista è come dare del "francescano" a chi piace vestire un po' trasandato: non è più un'offesa, ma al massimo una costatazione!
Dopo la derubricazione di "tridentino", fino a qualche anno fa una "parolaccia" inutilizzabile se non per offendere (e adesso è invece una marca di paramenti sacri stupendi), adesso tocca agli ex-scismatici lefebvriani dar prova di voler tornare davvero nel circuito di casa cattolica.
Coronamento più bello di una settima di preghiera per l'unità dei cristiani non poteva esserci. Ditemi se non c'è da commuoversi? Al di là delle posizioni ideologiche, a parte il progressismo o il tradizionalismo, il fatto che 4 vescovi, centinaia di preti e centinaia di migliaia di cristiani che li seguono, vengano riconciliati dalla Santa Madre Chiesa non può che dare a TUTTI un senso di gratitudine verso Dio e verso la magnanimità dell'umile lavoratore della vigna del Signore. E invece c'è chi la pensa come GOLIAS, e urla contro il papa, proclama la fine dell'applicazione del Concilio e contro il revizionismo intergrista di ritorno. Peccato: almeno aspettiamo i frutti di questa riconciliazione. Se saranno frutti buoni e dolci come quelli portati dai Redentoristi transalpini, ci sarebbe solo da rallegrarsi.

E' vero, d'altronde, che il percorso di ritorno non è finito. Il comunicato della Santa Sede dice esplicitamente: Il Santo Padre è stato ispirato in questa decisione dall’auspicio che si giunga al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione. C'è da chiarire parecchio le posizioni teologiche dei vescovi e dell'intera fraternità e la sua posizione giuridica nella Chiesa (non dimentichiamo che la sospensione dei preti non è ancora stata rimessa, nè la piena comunione raggiunta. Anche agli ortodossi era stata rimessa la scomunica da Paolo VI....ma ancora non concelebrano con il papa.). 

La lettera che il Superiore Generale della Fraternità, (qui originale francese) mons. Fellay, ha indirizzato a tutti i membri, in realtà, lascia molto a desiderare su questi punti, sia per i contenuti che nel tono. E anche il comunicato stampa. A me, sincercamente, non piace proprio il tono arrogante con cui Fellay continua a dire, praticamente, che era ora che il papa si decidesse a fare questo gesto, che egli descrive "unilaterale" e come parla della chiesa, quasi che senza di loro ormai stesse per affondare. Farebbero meglio a ricordare che con o senza di loro, comunque, a Pietro è stato promesso: "non prevalebunt". Si rilassino ora e imparino ad accettare anche il legittimo approfondimento della Tradizione.
E speriamo che con il tempo calino la cresta.
Ma per queste cose c'è, appunto, tempo e la misericordia della Chiesa guarirà anche questo modo acido di parlare (adesso necessario per convincere i più riottosi della fraternità stessa a seguire i capi sulla via di Roma).
Non c'è dubbio, invece, che questo passo sia un grande colpo finale del card. Dario Castrillon Hoyos, che entrerà nella storia come il porporato che "ricucì lo scisma di Lefebvre".
Lavoro paziente, certosino, umile e con tanti attacchi subiti da destra e da sinistra. Dobbiamo dire grazie di cuore a Ecclesia Dei, al suo presidente, al vice e tutti quelli che vi hanno collaborato.
Adesso possono dire: "MISSIONE COMPIUTA", hanno portato a casa dei fratelli. E la chiesa ha una ruga di meno oggi, è un po' più giovane e più bella.
Sul suo volto la luce di Cristo risplende con più vigore e la tunica inconsutile di nostro Signore, ha uno strappo in meno: per ora ricucito, ma per grazia di Dio speriamo un giorno di non vederne nemmeno il rattoppo!
Peccato che la festa sia rovinata dalla polemica di quelle parole insulse di uno dei 4 vescovi, e di chi, forse, fino all'ultimo, ha tentato di utilizzarle per rovinare, appunto, la festa della riconciliazione.


In italiano potete vedere: www.sanpiox.it (il sito ufficiale della fraternità di San PioX in Italia)

5 commenti:

Giulio ha detto...

Preghiamo perché tutto si risolva felicemente e che si possa assistere a riconciliazioni ancora maggiori, per cui tanto ha offerto S.Leopoldo.

Grazie per il tono riflessivo e pacato di questo suo diario.

Giulio ha detto...

Preghiamo perché tutto si risolva felicemente e che si possa assistere a riconciliazioni ancora maggiori, per cui tanto ha offerto S.Leopoldo.

Grazie per il tono riflessivo e pacato di questo suo diario.

Messainlatino.it ha detto...

In generale, non siete mica così trasandati nel vestire, voi francescani.

Ricercata semplicità, si potrebbe dire...

fr. A.R. ha detto...

Il riferimento del post, forse, era inconsapevolmente rivolto a me :-P

Bosina ha detto...

Io, quando mi si dà della lefebvriana, ne vado orgogliosa.
Questo da sempre, e non solo dall'altroieri, beninteso.
Non trovo assolutamente così stupefacenti le parole di Fellay, specie se si considera che ha messo al primo posto la Madonna.
Mi chiedo se siano state lette bene.

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