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mercoledì 7 gennaio 2009

"Probabilmente Dio non c'è" dice la pubblicità...ma non esclude che ci sia!


Fantastica trovata delle associazioni atee inglesi (adesso imitate da quelle catalane e speriamo presto anche dall'UARR italiana, che invitiamo a non essere da meno delle sorelle europee): sugli autobus pubblici, a loro spese, stanno apparendo pubblicità che recitano più o meno così: "Probabilmente Dio non esiste, perciò smetti di preoccuparti e goditi la vita!". Un messaggio che ha fatto gridare allo scandalo benpensanti cristiani (protestanti) della bella Inghilterra (e ha scandalizzato a morte i religiosissimi e pii americani).
Però, anche tra i teologi, qualche persona intelligente c'è ancora (meno male). Tra questi il direttore dell'organizzazione anglicana THEOS, Paul Woolley che ha affermato ai giornali: "Questi annunci incoraggeranno la gente a prendere in considerazione la domanda più importante che dobbiamo affrontare nella nostra vita", e dopo l'intervista ha donato 50 sterline a supporto della campagna (troppo generoso). Anche la chiesa Metodista ringrazia i buoni atei.
La cosa più interessante, (e i giornali italiani non la riferiscono), è che non ci sono state finora minacce di fondamentalisti, anzi alcuni gruppi religiosi si sono rallegrati dell'iniziativa, perchè riporta nel dibattito pubblico inglese la questione di Dio, che per pudore e "political correctness" viene di solito evitata! Questo naturalmente ha fatto infuriare i poveri atei che finanziano cotanta campagna (e hanno raggranellato un insperato gruzzoletto).
Altra cosa che ha deluso molti degli atei che pagano questi poster è che l'annuncio non dichiara categoricamente che Dio non esiste (e voglio vedere come lo provavano!), questo, spiegano, in realtà andrebbe contro le linee guida della pubblicità ingannevole!!
Interessante, si danno la zappa sui piedi: devono mettere quel PROBABILMENTE davanti a DIO NON ESISTE, lasciando aperta una porta, anzi un portone enorme alla POSSIBILITA' - da loro stessi ammessa- dell'esistenza del buon DIO. E allora? Come la mettiamo? Se "per caso" questo Dio ci fosse e mi avessero convinto a non prenderlo sul serio, che fine faccio? Meglio non fidarsi di una pubblicità che non è neanche sicura delle sue affermazioni. 
Penso proprio che Pascal ne sarebbe deliziato, lui che scommetteva sulla probabilità dell'esistenza di Dio per condurre una vita onesta e virtuosa: tutt'al più - diceva - avrò speso bene i miei 70 o 80 anni e sarò ricordato come un buon uomo, e se mi va bene vedrò il paradiso. Ma se facendo al contrario, mi godessi 70 o 80 anni di vita terrena e poi perdessi la vita eterna, che razza di affare farei?




In Italiano: 

Per chi non conoscesse l'argomento di Pascal, che è esattamente della stessa stoffa del più recente autobus pubblicitario e lo schernisce con più di tre secoli e mezzo d'anticipo, lo riassumiamo qui sotto:
L'argomento della scommessa. Dobbiamo credere o non credere all'esistenza di Dio? Non abbiamo, ci ricorda Pascal, più strumenti razionali a favore dell'una che dell'altra alternativa, anzi proprio non disponiamo di alcuno strumento razionale o di alcuna "prova". Ne segue che la fede sarebbe qualcosa di immotivato, emotivo e passionale; ma anche, secondo Pascal, che il non aver fede sarebbe altrettanto immotivato, passionale ed emotivo. Eppure c'è ancora una strada che ci può trattenere da questa deriva, ed è appunto la strada della scommessa. Possiamo scommettere sull'esistenza di Dio, e se lo facciamo avremo tutto da guadagnare e ben poco da perdere. Se diremo croce non perderemo la testa, perché qui le poste in gioco sono completamente diverse. Infatti, ciò che a Pascal preme di mettere sul tavolo è il rapporto tra infinito e finito: la posta che rischiamo è una posta finita, limitata, e dunque quello che rischiamo di perdere, la perdita eventuale, è una perdita finita; mentre ciò su cui scommettiamo è un guadagno infinito, e dunque in ogni caso ci conviene scommettere (cioè credere) anche se la probabilità che abbiamo di vincere è piccola, e perfino infinitamente piccola, anche se una sola tra le infinite probabilità ci permettesse di vincere.

(Pier Aldo Rovatti, Il paiolo bucato. La nostra condizione paradossale, pp.201-209, Raffaello Cortina Editore 1998)

1 commento:

Ilaria ha detto...

Eh eh, stesse considerazioni che son venute in mente anche a me... infatti quando penso a questa cosa, sorrido: quel "probabilmente" porta quasi inevitabilmente a ribaltare l'intero messaggio... è proprio vero che "il diavolo fa le pentole ma non i coperchi"! ;-)))
Ciao :-)

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