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mercoledì 11 marzo 2009

Chi ha paura della "libertà religiosa"?

Cristiani e buddisti contrari
alle norme anti conversione in Sri Lanka


Anuradhapura, 10. Profonda preoccupazione è stata espressa dai capi religiosi buddisti e cristiani in Sri Lanka per la legge anti conversione che sarà presto discussa e votata in Parlamento. La legge impedirà ai cristiani di svolgere opera di servizio sociale tra i membri di una popolazione a maggioranza buddista. 
Secondo i media locali, la legge prevede fino a sette anni di carcere e una multa di 500.000 rupie (oltre quattromila dollari statunitensi) a chi fa un dono o un'offerta di denaro contante o altro tipo di incentivo per convertire una persona. 
Attualmente, un comitato consultivo del Parlamento dello Sri Lanka sta esaminando il disegno di legge per verificare se ha ripercussioni negative sulle attività religiose o se vìola la costituzione. A presentare la bozza di legge è stato un partito di ispirazione buddista, lo Jathika Hela Urumaya. 
Nei giorni scorsi, il vescovo di Anuradhapura, monsignor Norbert Marshall Andradi, ha indetto un incontro, presso la sede del rappresentante del governo a livello distrettuale, con tutti i sacerdoti e i laici della diocesi, nonché i rappresentanti laici dei movimenti buddisti, i responsabili di organizzazioni non governative e funzionari di governo, per discutere del disegno di legge. L'incontro si è svolto ad Anuradhapura, città sacra ai buddisti. 
"Quando aiutiamo un mendicante - ha spiegato il pastore della Chiesa metodista, Tulin Colombage - non gli chiediamo a quale religione o credo appartiene adesso con questa legge aiutare qualcuno potrebbe diventare reato. Siamo profondamente preoccupati e ci opponiamo con veemenza a questa legge perché fare la carità potrebbe essere interpretato come un modo per convertire le persone". 
Dello stesso avviso anche il vescovo di Anuradhapura, che ha sottolineato come "carità e solidarietà costituiscano la parte essenziale del cristianesimo e uno dei principali precetti amare il nostro prossimo come noi stessi". 
I rappresentanti laici dei movimenti buddisti sono fermamente contrari al disegno di legge e hanno apprezzato le opere di carità e di solidarietà della Chiesa cattolica. 
"Già il nostro Paese - ha dichiarato Koholanwala Karunapala, leader dell'associazione buddista Rajarata - è gravato dai conflitti in corso tra la maggioranza cingalese e la minoranza dei gruppo tamil, adesso si aggiunge un ulteriore inasprimento nei confronti di cristiani e buddisti. In questo modo rischiamo di mettere benzina sul fuoco. Quello di cui abbiamo bisogno oggi è il dialogo e la cooperazione di tutte le componenti religiose ed etniche del Paese". 
Il disegno di legge anti conversione era già stato presentato in Parlamento nel 2005 provocando le ferme reazioni da parte della Chiesa cattolica e di quella evangelica.

(©L'Osservatore Romano - 11 marzo 2009)

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