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sabato 5 settembre 2009

I nostalgici degli anni '60: c'era una volta la "messa beat"



Ad ascoltarli oggi i canti della "Messa beat" fanno un effetto strano. Sembra di sentire la colonna sonora dei film di Gianni Morandi: irrimediabilmente legati ad un'epoca ormai passata. Sonorità simpatiche e giovanili in anni perduti nel ricordo. Confrontate con la musica techno dei giovani d'oggi fanno sorridere per la loro innocente semplicità e accattivante linea ritmica e melodica.
Peccato originale è comunque il testo. Il libero cambiamento delle parole dell'ordinario della Messa, come si vede dagli esempi qui sotto, è iniziato anche prima del cosiddetto "Novus Ordo" che nel 1965 era ancora in gestazione!
Per quanto simpatiche queste musiche hanno però un altro difetto: oggi come ieri non hanno nessun riferimento alla dimensione spirituale, atemporale ed eterna che deve respirare chi si avvicina ai santi Misteri. Tutto ha un suono assolutamente terreno, secolare, potremmo dire contingente. Per questo la "Messa Beat" è rimasta nel cuore e nelle orecchie di una precisa generazione, ma non è riuscita a scavalcare il tempo. E' la musica dei nonni, per i ragazzi di oggi. Non è più la "loro" musica.
E se c'è chi - preti e laici - sente una certa nostalgia per queste "messe dei giovani", lo fa perchè ha tra i 55 e i 60 anni, e ricorda la sua gioventù.
Come gli amici di Prato che, domani, celebreranno il quarantennale (!!) della "messa Beat" nella loro parrocchia di Prato. Trovate tutta la storia in questo articolo de La Nazione che qui vi accenno:

Quando la messa diventò beat. M. Brigida Langellotti
UNA CHITARRA, una batteria, una tastiera e un basso. Il ritmo echeggierà in un’atmosfera spirituale e sacra e darà vita all’esclusiva messa ‘beat’. Preghiere accompagnate da sonorità elettriche; Padre Nostro, Gloria, Credo tradotti in canti e nella musica degli anni Sessanta. Domenica a Cafaggio - Prato - dopo 40 anni, torna la messa beat con i musicisti di allora. Con qualche anno in più, senza il look tipico di quel periodo, degli anni di contestazioni e cambiamenti. Ma con la stessa voglia di innovare e ricreare la ‘messa dei giovani’.

L’esperienza del 1969 rivivrà, con gli stessi protagonisti: Marco Becagli voce, Andrea Spagnesi batteria, Roberto Bettazzi chitarra, Giuseppe Campanale tastiere, con l’aggiunta di Riccardo Petrelli al basso che sostituisce Filippo Policelli recentemente scomparso. Era il 1969, l’uomo sbarcava sulla Luna, per i piccoli veniva istuituita la scuola materna di stato e i Rolling Stones perdevano il loro celebre componente Brian Jones... (
Continua)






5 commenti:

Anonimo ha detto...

Ringraziando il Cielo non ho assistito a una. Scusate, ma si balla pure? E se no, come si fa? Io non ce l’avrei fatta! Di sicuro dopo qualche minuto avrei dimenticato di essere nel luogo e motivo per il quale ero entrata.

Anonimo ha detto...

Musiche degli anni '60, quando gli ideali erano forti... Sì, oggi si stropiccia il naso, ma non dimentichiamo il bene che queste musiche hanno portato a loro modo. Perchè mica tutto è brutto? Un qualcosa di bello ci sarà stato o no?

Anonimo ha detto...

Certamente la messa beat è paricolarmente cara ai 56-60enni, ma non è affatto morta e sepolta, dopo 40 anni resiste e bene! Ovviamente non ni riferisco tanto alla Mess dei Giovani di Marcello Giombini, quanto piuttosto a tutto il rinnovamento del repertorio che segì negli anni '60 e '70 (oltre a Giombini: Machetta, Rossi, Bonfitto, Sequeri ecc.).
Date un'occhiata su you tube ...
Quanto alla dimensione trascendente o meno, terrena o meno dei singoli canti o canzoni che dir si voglia, è tutta questione di gusti e sensibilità personali e nessuno può arrogarsi il diritto di imporre i propri agli altri.
Personalmente in chiesa sento cantare con maggior fervore canti di Giombini e Machetta, mentre spesso i canti più tradizionali sono cantati con triste, stanca e desolata rassegnazione.
S. Rinaldi

Anonimo ha detto...

Il problema è proprio questo: qui stiamo parlando di musica liturgica. E siamo sicuri che la musica liturgica debba essere una questione "de gustibus"?

Pam Ferrari ha detto...

Rock masses started it back in 1966 with La Messa dei Giovani. It was not initiated by young people themselves. Three young bands were invited by the church to play in the first rock mass in Rome on 27th April 1966.

The music was composed by respected composer Marcello Giombini. The lyricists were Professor Tommaso Federici, one of the Mass lyricists of the Pontifical Liturgical Institute and Father Charles Gasbarri, editor of the Vatican newspaper L’Osservatore Romano.

Organiser, Father Sinaldi, came up with the concept in response to the Vatican II’s recognition that the church needed to be more appealing to young people. At the conclusion of the performance Father sinaldi stated: "Of course we must not judge the intentions, but the results. If this music is artistic, fine. That’s what counts. On the other hand the music is defined as religious, but not sacred or liturgical."

Following an outcry in the church and the media the church then turned its back on the fine young musicians resulting in the destruction of their careers.

The truth that has taken over 40 years to come out is told in a book called Angel with Drumsticks in which one of the band members of Angel and the Brains tells the full story.

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