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lunedì 28 giugno 2010

Meditazione sul canto d'ingresso della Solennità dei SS. Pietro e Paolo: Nunc scio vere



Introito per la Solennità dei Santi Pietro e Paolo:
(At 12,11) Nunc scio vere, quia misit Dóminus Angelum suum: et erípuit me de manu Heródis, et de omni exspectatióne plebis Iudæórum.
(Ps 138,1.2) Dómine, probásti me, et cognovísti me: tu cognovísti sessiónem meam, et resurrectiónem meam.
V. Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.
trad: Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva.

Il Messale Romano di Paolo VI, come spesso accade, sostituisce l'antifona che si trova nel Graduale (riformato) con un'altra. Non si sa con quale criterio, se non il fatto che le antifone del Messale si intendono per la Messa letta, cioè senza canti, e quindi vanno recitate, mentre nella messa in canto si devono utilizzare i testi del Graduale Romanum, che sono i veri canti del nostro rito. Fortunatamente la maggior parte dei canti del Graduale Romanum e le loro collocazioni sono rimasti indenni, e quindi li ritroviamo al loro posto tradizionale, almeno nei libri, in attesa di vederli "risuscitati" nel canto delle nostre chiese.
Veniamo dunque all'introito della messa del giorno dei santi Pietro e Paolo (solennità che ha pure una messa vigiliare). 
Il testo è tratto dall'ultimo versetto della prima lettura: Atti degli Apostoli 12,11, il riconoscimento dell'intervento di Dio che fa uscire l'apostolo dalla prigione.
Molto interessante leggere questa pericope nel momento attuale della Chiesa, in cui i suoi pastori (non solo in Belgio) sono perseguitati e in alcuni paesi si chiede addirittura un mandato di arresto nei confronti del Papa. E il tutto è gradito all'opinione pubblica giustizialista, che cerca sempre un capro espiatorio, come ai tempi di Erode. Ma l'intervento di Dio è libero, inaspettato e non-violento. Gli Atti degli apostoli ci mostrano la Chiesa che prega incessantemente per Pietro e per quanti sono in carcere ingiustamente. Non chiama gli avvocati, non combatte sui giornali. La Chiesa perseguitata prega e Dio interviene e libera i suoi dalle catene. Senza frastuoni e senza fanfare. Solo una volta passato il pericolo Pietro può dire: Adesso so che il Signore ha mandato il suo Angelo e mi ha liberato. Sosteniamo nella preghiera il nostro Pietro, papa Benedetto, e chiediamo al Signore di mandargli presto il suo Angelo a strapparlo dalle mani di quanti odiano la Chiesa. Però ricordiamo sempre la promessa del Signore, affinchè non perdiamo la pace e la serenità anche in mezzo alle bufere di questo mondo: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa (è il versetto dell'alleluia della festa odierna!)

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