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martedì 6 luglio 2010

Nuove nomine di membri alla Congregazione per il Culto divino... chi sono i prescelti?

Tra i membri oggi nominati dal Papa alla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti (vedi qui) figurano:

a) Il Cardinale francese Jean-Pierre Ricard, molto aperto (per alcuni anche troppo) al dialogo con i tradizionalisti: in occasione del Giovedì Santo ha invitato a cena insieme ai suoi preti anche il Priore dei Lefebvriani di Bordeaux. Un gesto di squisita paternità episcopale.

b) Oswald Gracias, arcivescovo indiano di Bombay, di lui così parlava AsiaNews nel 2007, a proposito della sua accoglienza del Summorum Pontificum:
Secondo l’arcivescovo di Mumbai, mons. Oswald Gracias, “il motu proprio servirà per due importanti scopi”. “Come prima cosa – argomenta il presule, esperto di diritto canonico – rinnoverà e arricchirà la liturgia con il messale precedente al Concilio Vaticano II, un grande patrimonio per la storia della Chiesa; il motu proprio è segno che il Santo Padre vuole mettere a disposizione della Chiesa tutti i tesori della liturgia latina che per secoli ha nutrito la vita spirituale di tante generazioni di cattolici”. In secondo luogo, “è una riposta ai bisogni pastorali dei fedeli: a Mumabi, il card. Ivan Dias (predecessore di Gracias, ndr) ha mostrato molta sensibilità nel permettere la celebrazione della messa tridentina”. “L’unico problema che intravedo - aggiunge - è il fatto che molti dei nostri sacerdoti non conoscono il latino”. Un ostacolo, però, che ci si prefigge di superare con il tempo. “Nel seminario dell’arcidiocesi di Mumbai - dice ad AsiaNews mon. Gracias - il latino è stato reintrodotto come materia di studio, non a causa del motu proprio, ma perché è una conoscenza essenziale ed importante negli studi ecclesiastici”.
L’arcivescovo, infine, rende noto che informerà lui stesso “in prima persona il clero e i fedeli della diocesi sul motu proprio” e svolgerà “un’opera di sensibilizzazione pastorale per far capire ed applicare in modo corretto” il provvedimento del Papa.

c) Mons. Raymond Leo Burke, Arcivescovo emerito di Saint Louis, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, non ha bisogno di presentazioni.... Anche troppo addentro alla causa. Amicissimo delle fraternità del rito antico in comunione con Roma, non si sottrae spesso e volentieri a celebrare per loro le sacre ordinazioni.

d) Anche Mons. Angelo Amato, SDB, Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, e per anni segretario della Dottrina della Fede non è certo un modernista. Ha difeso più volte l'interpretazione del Vat. II in chiave di continuità, e non si è risparmiato neppure nel dibattito sulla preghiera per i Giudei del Venerdì Santo...

e) Julián López Martín, liturgista di professione, arcivescovo di Léon e presidente della Commissione episcopale spagnola per la Liturgia, è invece sulla sponda opposta al tradizionalismo. Ha brigato molto per far approvare la traduzione spagnola della terza edizione del Messale Romano di Paolo VI con ritocchi e versioni che non sono andate giù ai latinisti più integerrimi. Qui trovate il suo testo di insegnamento, in cui ribadisce che la lingua deve essere capita da tutti "coloro che partecipano alla comunicazione liturgica". Inchino "culturale" (non cultuale!) al latino, ma l'importante non è parlare con Dio, ma parlare tra noi...quindi lingue a volontà.

f) Michael Neary, Arcivescovo di Tuam (Irlanda) è un buon amico dell'associazione per la messa latina (Latin Mass Society), e ha addirittura fatto organizzare un corso (a giugno 2010) per insegnare ai preti della sua diocesi a celebrare secondo la forma straordinaria del rito romano.

Su Ioan Robu, Arcivescovo latino di Bucureşti, (Bucarest in Romania) e su Aloysius Maryadi Sutrisnaatmaka, Vescovo di Palangkaraya (Indonesia) non saprei proprio che dire, essendomi abbastanza sconosciuti. Se qualcuno vuole aggiungere nei commenti, è benvenuto.

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