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mercoledì 22 settembre 2010

Filippo Neri sbanca l'auditel: la fiction religiosa piace al pubblico e ripaga (chi la produce)

Lunedì e martedì sono andate in onda su Rai Uno due puntate del film per la TV della LUX VIDE su San Filippo Neri, che tra l'altro è l'ispiratore spirituale di John H. Newman nel seguire la via oratoriana.
Lunedì 20 settembre, il primo posto dell'Auditel è stato conquistato dalla miniserie “Preferisco il Paradiso”, per la regia di Giacomo Campiotti, con Gigi Proietti, Francesco Salvi e Roberto Citran, che racconta la vita e le opere di Filippo Neri, il sacerdote che dedicò la sua vita ai bambini e ai ragazzi fino alla fondazione dell’Oratorio. Sono stati a guardarlo 6.345.000 telespettatori, il 23,88% di share.
La seconda puntata, andata in onda ieri, 21 settembre, è andata ancora meglio: ha vinto di nuovo gli ascolti di prima serata con 7.165.000 telespettatori e il 27,37% di share.
Si conferma, se ce ne fosse bisogno, che l'agiografia in televisione va forte e continua ad attirare con facilità milioni di spettatori, incollandoli al video per riascoltare (o conoscere per la prima volta) le storie degli eroi cristiani, i santi.

Come al solito si possono trovare tanti difetti nelle riduzioni televisive delle vite dei Santi. In questo film, per esempio, c'è una esagerata (e non storicamente sostenibile) opposizione di un cardinale e perfino del Papa alle attività di Filippo. Certo, il "cattivo" serve sempre, nelle narrazioni filmiche, ma possibile che la gerarchia debba sempre essere rappresentata come retriva, reazionaria, sospettosa e poco illuminata?
Nonostante questa ed altre minori pecche, il prodotto è quantomai godibile e insieme fa pensare, proprio secondo l'indole di San Filippo, riflessiva e mistica, ma insieme popolare e ilare.
In particolare è sono da apprezzare alcune sottolineature: a) l'apostolato della confessione esercitato da San Filippo (e rimarcato in parecchie scene del Film); b) la sua propensione alla mistica (purtroppo rappresentata un po' goffamente sullo schermo); c) l'intuizione filippina di un oratorio in cui poveri e ricchi, plebei e nobili stessero insieme (e questo è davvero uno dei fili rossi della presente fiction).
Memorabile resterà senza dubbio la scena del racconto della parabola del Figliol prodigo applicata dal Gigi Proietti-Filippo ad uno dei suoi giovani sacerdoti non proprio contento del ritorno di un giovane scapestrato cresciuto all'Oratorio insieme a lui.

PS. La musica e i canti, di Mons. Frisina, non sono - purtroppo - lontanamente all'altezza dei capolavori di Branduardi che ornavano l'altro grande film dedicato alla figura dell'apostolo di Roma, cioè "State buoni, se potete" con Johnny Dorelli nei panni di Filippo.

2 commenti:

bedwere ha detto...

A me da fastidio che questi film abbiano sempre una certa connotazione ideologica per cui il santo deve apparire come un precursore di una certa Chiesa, "nuova e buona", nata negli anni 60 del secolo scorso, e ben distinta da quella "vecchia e cattiva" precedente. Preferisco guardare i film religiosi del comunista ed agnostico Roberto Rosselini ( Francesco giullare di Dio, Agostino d'Ippona, il Messia, Atti degli Apostoli), che hanno molto piu` rispetto per la storia e le persone, che le sciroppose favole della Lux Vide.

Anonimo ha detto...

A me dà fastidio Frisina

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