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martedì 19 ottobre 2010

Il colore liturgico per i funerali e la Commemorazione dei defunti è ancora il nero. Chi dice il contrario è "fuori strada"

Per l'approssimarsi del 2 Novembre, un appello accorato in favore del colore liturgico nero.

Scriveva (il profetico) Pio XII di venerata memoria nella sua enciclica "Mediator Dei" sulla Sacra Liturgia (1947) a proposito delle innovazioni temerarie che sentiva turbinare intorno a sè già al suo tempo, con il pretesto del presunto "ritorno all'antico":

È certamente cosa saggia e lodevolissima risalire con la mente e con l'anima alle fonti della sacra Liturgia, perché il suo studio, riportandosi alle origini, aiuta non poco a comprendere il significato delle feste e a indagare con maggiore profondità e accuratezza il senso delle cerimonie; ma non è certamente cosa altrettanto saggia e lodevole ridurre tutto e in ogni modo all'antico. Così, per fare un esempio, è fuori strada chi vuole restituire all'altare l'antica forma di mensa; chi vuole eliminare dai paramenti liturgici il colore nero; chi vuole escludere dai templi le immagini e le statue sacre; chi vuole cancellare nella raffigurazione del Redentore crocifisso i dolori acerrimi da Lui sofferti; chi ripudia e riprova il canto polifonico anche quando è conforme alle norme emanate dalla Santa Sede.
     
Queste parole, pur valide e confermate tuttora per la messa di Paolo VI dall'Ordinamento Generale del Messale Romano al num. 346 sono rese  - come spesso succede per le tante "opzioni" dell'odierna liturgia latina - "aggirabili" da un "oppure": insidiosa alternativa che permette di far diventare norma l'opzionale e far sparire la norma. 
Infatti il numero 346 dell'Ordinamento in vigore afferma con forza: "Riguardo al colore delle sacre vesti, si mantenga l’uso tradizionale". L'uso tradizionale, in Italia, fino agli anni '70 era (e sarebbe ancora), per i funerali e la commemorazione dei defunti, il nero.
Quindi, secondo il capoverso e) Il colore nero si può usare, dove è prassi consueta, nelle Messe per i defunti. Peccato che in tutto l'orbe latino sarebbe prassi consueta questo colore, a parte il Giappone che godeva già di un'eccezione, perchè il colore del lutto è laggiù il bianco e non nero. Purtroppo, prima, il paragrafo d) aveva introdotto già fatto scattare l'opzione: d) Il colore viola si usa nel tempo di Avvento e di Quaresima. Si può usare negli Uffici e nelle Messe per i defunti
Si può fare così oppure colà. La regola sarebbe il nero, ma visto che lo vogliamo eliminare e non possiamo, si son detti gli estensori della riforma, facciamo una bella opzione, poi screditiamo quello che si è sempre fatto e ritenuto ovvio e così introduciamo dovunque la seconda scelta.
E con questo "oppure", anche a causa del neo-cristiano-falso-povero uso di risparmiare sulle casule e paramenti, il nero è andato scomparendo: tanto si può usare il viola. La stessa fine ha fatto il rosaceo, che per sole due domeniche all'anno, non ha proprio la minima possibilità di sopravvivere ai tagli del budget in sacrestia!

Così è velocemente sparito un colore, il nero, che faceva parte integrante del linguaggio religioso della morte e del lutto. E' rimasto tenacemente fino ad oggi come colore socialmente atteso per il funerale (vestito dai convenuti), ma è sparito dai presbiteri e dai presbitéri. E questo per motivazioni ideologiche del tipo: "è lugubre, fa pensare alla morte, ma noi celebriamo la risurrezione, mica la morte!". Allora - se proprio fosse vera questa la motivazione - si abbia il coraggio di passare direttamente al bianco, come fanno negli Stati Uniti, dove tutti i cattolici ormai sono sepolti con il colore dei Santi e dei Beati confessori. Il viola invece dice piuttosto "penitenza". Il viola dice "attesa" (Avvento): oramai, per il caro trapassato, è tardi per attendere, non aspetta più nulla, l'incontro è già in atto.
Il viola - infine - nell'unione di blu e rosso parla dell'unione fra divino e umano: ma nel defunto noi vediamo invece la separazione dell'anima dal corpo, lo spirito torna al creatore e il corpo alla terra.
Il viola, dunque, non possiede le proprietà simboliche per significare principalmente la morte, nè la speranza della risurrezione, che risplende per contrasto con la morte. Tuttavia, pur di eliminare il nero (come già presagiva Pio XII parlando di andare "fuori strada") è stato comunque introdotto il colore viola per le celebrazioni funebri. 

Se invece si ha la fortuna di possedere nell'armadio della propria chiesa qualche pianeta funebre di un tempo, si vedrà con sorpresa che i paramenti neri hanno una proprietà speciale. Sono sempre ricamati o intessuti di argento o d'oro.
Proprio per motivi simbolici. Stanno a dire, con il linguaggio del colore che si usa solo per le occasioni funebri:  tutto sembra nero, come la morte, la fine, la mancanza di vita, ma - invece - si intravvede sul nero la luce (oro e argento) che viene dalla speranza, anzi dalla certezza della fede nel Signore Risorto. E' lui la luce che illumina e anzi risalta meglio sullo sfondo oscuro della presente situazione di morte, lutto e distacco.
Antropologicamente rispettosi della serietà della morte e insieme teologicamente annuncianti l'irrompere della luce eterna che viene dal Risorto: questo sono i paramenti neri, mai aboliti da nessuno, ma semplicemente nascosti dall'ignoranza del clero e dal credere alle "leggende sacrestane" messe in giro da chi forse, nonostante la risurrezione, ha ancora troppo timore di guardare in faccia la morte e il suo colore.


7 commenti:

Alfonso ha detto...

Eppure il rosaceo è ancora usato, anche se si usa solo due domeniche l'anno. Questo conferma che l'abbandono del nero non ha alcuna motivazione di ordine pratico (si puo usare il viola)ma è, sia pure inconsapevolmente, una scelta antiliturgica ed anticattolica dettata dallo spirito del post-concilio.

Anonimo ha detto...

In un seminario del nord est d'Italia quache anno fa il vice rettore doveva fare una messa di suffragio per un seminarista morto nella cappella del seminario- Davanti ai giovani sbottà dicendo: "Dai!! Non utilizzeremo mica i paramenti viola!!!".
Fecero la messa di suffragio con paramenti in parte verdi, in parte bianchi.
Questo è lo spirito liturgico che si veicola ancora oggi...

DonStefano ha detto...

...con certi parroci,poi, 'è a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e proibito usare il nero'...stò postcattoliberalvaticanideologisti della riforma liturgica dovranno prima o poi estinguersi,spero.A quarant'anni d'età non posso ancora indossare una pianeta nera!Mah!

Anonimo ha detto...

Dopo le premesse del nuovo rito delle esequie della CEI che specificano che i colori esequiali sono il viola per le esequie degli adulti e il bianco perquelle dei bambini, si può ancora usare il nero in Italia ?

Francesco ha detto...

Se si vuole recuperare l'uso del nero nelle liturgie esequiali, secondo me bisogna puntare non sul nero in se stesso, ma sulle decorazioni dorate che sempre accompagnano i paramenti neri. L'oro infatti risplende sul nero molto ma molto meglio che sugli altri colori liturgici, e questo risplendere dell'oro sul nero è una bellissima metafora della fede nella Risurrezione che illumina il dolore per il lutto.

Marco Pagliarusco ha detto...

Il nero nella mia parrocchia non lo ho mai visto.
Neanche al funerale del parroco.
Ciò non va affatto bene.
(P.S. Non so se i motivi potrebbero essere la mancanza della casula nera)

Marco Pagliarusco ha detto...

Sono d' accordo con Alfonso

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