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venerdì 22 ottobre 2010

Imprecisioni e luoghi comuni sui poveri cardinali

Elenchiamo e smentiamo qualcuna delle "frasi fatte" che rimbalzano, copiate, da un articolo all'altro a proposito dei cardinali e del collegio che essi compongono:

1) In cima a tutte il descrivere il collegio cardinalizio come "il club più esclusivo del mondo", davvero irritante. Ma come? Ci sono ben 202 cardinali, anche se solo poco più di 120 sono elettori, tutti sono cardinali. Molto più esclusivo, tanto per dirne una, è il Nobilissimo ordine della Giarettiera, che annovera solo 24 nobili membri effettivi per volta, più una decina di cavalieri della famiglia reale e qualche regnante straniero. Se volete un'altro club esclusivo più democratico: il Senato degli Stati Uniti, che ha appena 100 membri (e provvisti di un discreto potere). Negli USA è questo consesso ad essere definito il "Club più esclusivo del mondo". Potete continuare la lista a piacere. Ci sono molti altri "più esclusivi" club e società sulla faccia della terra, dove si rincorrono i poteri di questo mondo. Il collegio dei cardinali è un'altra cosa, cerchiamo di non abbassare tutto a logiche di potere e di ripartizione dello stesso.

2) Altra frase ricorrente : "Ci sono troppi italiani." Gli italiani sono sempre stati in gran numero nel consiglio del vescovo di Roma. In ogni periodo della Chiesa, da quando esistono i cardinali, gli italiani sono stati sovrabbondantemente presenti. Ed è ovvio il perchè. Il Papa è vescovo di Roma e metropolita d'Italia e per questo è sommo Pontefice della Chiesa Universale. La Chiesa di Roma è una chiesa locale ed è la Chiesa di Roma che presiede nella carità a tutte le altre Chiese. Non è per nulla strano, quindi, che molti italiani siano più direttamente al servizio della Chiesa di Roma. I cardinali italiani appena annunciati, infatti, sono praticamente tutti a capo di dicasteri della Curia romana, non sono vescovi diocesani (a parte uno). Il punto, allora, è semmai perchè il Papa tedesco mette tanti italiani in certi dicasteri. Risposta: chiedetelo a Bertone....
Piuttosto dovremmo chiederci come mai i Francesi siano diventati così pochi. Una chiesa che non riesce più a fornire personalità di spicco? Colpa del papa Germanico che non gradisce i vicini al di là del Reno?

3) Altra inferenza: "L'arcivescovo di Firenze Betori non è stato fatto cardinale perchè il suo predecessore, il card. Antonelli, emerito di Firenze, è ancora tra i cardinali votanti". Quindi, dicono i giornalisti, Betori dovrà "saltare un turno". E io vi dico: se il criterio dell'unico cardinale votante per sede verrà rispettato anche in futuro, altro che un turno dovrà saltare! Il card. Antonelli ha appena 74 anni, sono più vecchi di lui (e ancora in sella) sia Tettamanzi che Bertone, tanto per dare un'idea. Hai voglia cardinali che si fanno in 6 anni! E poi questa storia dell'emerito non mi convince per quanto concerne Firenze. Il card. Antonelli è stato trasferito in curia, non è emerito per età, ma solo per titolo episcopale. Se comunque questo fosse davvero il problema, la soluzione per affrettare la porpora per Betori ci sarebbe: se l'Eminentissimo Antonelli dovesse essere annoverato tra i cardinali vescovi (ora è nell'ordine dei cardinali presbiteri), assumendo il titolo di una chiesa suburbicaria, liberebbe il posto di Firenze. Addirittura il divino Magister si sbaglia quando dice che si è fatta un'eccezione per Bagnasco, visto che Bertone è ancora elettore: Bertone, in quanto segretario di Stato doveva diventare cardinale vescovo. Non è più, perciò, arcivescovo emerito di Genova, ma Vescovo titolare di Frascati (semmai il problema è che le sedi suburbicarie sono attualmente occupate da longevi cardinali in pensione e i loro successori nell'ufficio rimangono nell'ordine presbiterale). Quindi tutto secondo la regola.
Sono più incline a pensare che Firenze ormai venga considerata aver perso i requisiti per essere una sede automaticamente cardinalizia. Come altre città italiane, sia chiaro.

5 commenti:

caorleduomo ha detto...

Non capisco però il discorso del cardinale vescovo: a differenza dei vescovi non cardinali, i quali hanno il titolo di una chiesa, i cardinali hanno un titolo legato ad una chiesa romana, siano essi diaconi, presbiteri o vescovi; quindi anche se perdono la loro sede vescovile "di ruolo", per così dire, mantengono il titolo della chiesa di Roma che gli è stato affidato in Concistoro. Per questo il caso Betori effettivamente stupisce, perché Antonelli non ha il titolo di Firenze come emerito, ma, essendo cardinale, ha il titolo di Sant'Andrea delle Fratte. Non capisco perché il discorso dovrebbe essere diverso per l'ordine dei vescovi...

Anonimo ha detto...

Da quanto posso capire ci sono cardinali diaconi e cardinali preti i quali essendo praticamente tutti vescovi devono avere per il diritto una sede vescovile (o residenziale o titolare). Quindi, per es. l'arcivescovo residenziale di Milano, è cardinale prete della basilica dei santi Ambrogio e Carlo a via del Corso a Roma, il Patriarca Angelo di Venezia è cardinale presbitero dei SS. Apostoli. Come vescovi sono però titolari della loro sede residenziale.
I cardinali delle principali congregazioni della curia romana e della segreteria di stato e il vicario di Roma, anche se erano vescovi residenziali, vengono elevati alle sedi titolari suburbicarie, diventando così "cardinali dell'ordine dei vescovi". Le sedi suburbicarie però sono solo 7 di cui quella di Ostia viene cumulata con un'altra da parte del Decano del Collegio (attualmente è detenuta dal card. Sodano, che è anche vescovo titolare di Albano). Finchè il cardinale titolare precedente è in vita continua a tenere il suo posto vescovile occupato. E quindi il successore nell'ufficio se viene spostato da una diocesi, rimane legato, come vescovo, al titolo di "emerito" della chiesa di cui era vescovo, finchè non si libera un posto da cardinale vescovo, e il Papa emette un decreto con cui cambia il titolo del cardinale, passandolo all'ordine superiore.
Gianni

caorleduomo ha detto...

Non sapevo questa regola...in effetti non avevo mai fatto caso al fatto che quando dei cardinali che erano vescovi di una certa diocesi passavano a presidenti di Congregazioni o altro al primo posto che si liberava di cardinale vescovo venivano innalzati...però pensando a un paio di casi effettivamente mi pare sia così, grazie.

Anonimo ha detto...

Secondo me avete scritto qualche imprecisione.
Gli Arcivescovi titolari una volta elevati cardinali perdono la sede titolare arcivescovile (cfr. la sede di Nepte http://www.catholic-hierarchy.org/diocese/d2n37.html assegnata ad un altro Vescovo appena mons. Ruini divenne cardinale). Quindi a un cardinale che abbia ricevuto l'ordinazione episcopale, non occorre una sede episcopale, se però è emerito di una sede residenziale mantiene anche il titolo di emerito, ad esempio Martini a Milano o Biffi a Bologna. Ci sarebbe da capire se lo mantiene anche un cardinale trasferito da una sede residenziale a un incarico curiale, come Bertone o Antonelli, oppure tra un mese Burke, Koch o Sarah.
È vero però che se un cardinale dovesse ricevere l'ordinazione episcopale dopo aver ricevuto la porpora (caso improbabile oggi) dovrebbe essere eletto a una sede titolare che poi lascerebbe ricevuta l'ordinazione (cfr. il cardinale Ottaviani nel 1962 http://www.catholic-hierarchy.org/bishop/bottaa.html).

Altra questione: il cardinale titolare della diocesi suburbicaria e il vescovo ordinario della stessa non coincidono più da molti anni, l'essere cardinale vescovo si tratta di un "titolo" come lo sono le diaconie o i titoli delle chiese di Roma, quindi non mi convince che il cardinale promosso all'ordine dei vescovi lasci libero il posto tra i preti al suo successore.
Non c'è uno e un solo posto tra i preti, che so, per l'Arcivescovo di Torino e fin che non si libera non può subentrare il successore.
La "Regola" di aspettare che il predecessore non sia più elettore non è una regola, ma solo un critererio, come un altro, che pare possa essere a volte usato dal Papa per contenere il numero dei cardinali elettori nei 120. E poi non nemmeno obbligatorio che un cardinale arcivescovo residenziale debba entrare nel'ordine dei preti, o che i curiali siano obbligatoriamente diaconi anche se normalmente è così. Anzi dopo 10 anni (e questa è una regola) di permanenza nell'ordine dei diaconi si può chiedere di passare a quello dei preti.

fr. A.R. ha detto...

Non ho reso l'idea: intendevo dire che i cardinali che portano (ma lo portano davvero?) il titolo di emeriti di una diocesi e sono in Curia (vedi Antonelli) se vengono fatti cardinali vescovi, di sicuro cambiano titolo episcopale, facendo sì che non ci sia più l'emerito della diocesi. Succede anche con le sedi territoriali: Tettamanzi che va da Genova a Milano cambia titolo, non rimane emerito di Genova, ovviamente.
Il punto è: ma un cardinale trasferito in Curia è davvero da considerare emerito alla stregua di un vescovo diocesano e cardinale "pensionato"? Per me è solo un pio velo steso su Firenze, il cui arcivescovo non è evidentemente abbastanza gradito a sua Santità, che non lesina porpore allo Sri Lanka e a vescovi emeriti africani con gran libertà.

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