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venerdì 31 dicembre 2010

Si possono usare traduzioni "private" delle preghiere eucaristiche?

Mi viene chiesto da un lettore se è possibile utilizzare nella celebrazione della santa Messa una traduzione "personalizzata" della III preghiera eucaristica. Nella domanda veniva anche accluso il testo di tale preghiera, che  non riporto.

La risposta, ovviamente, è MAI e POI MAI e POI MAI!

Non capisco nemmeno come possa sorgere il pensiero, in qualche sacerdote o negli zelanti parrocchiani, di voler usare nel culto pubblico traduzioni private, che spesso si discostano non solo dall'originale latino (interpretato liberamente), ma pure dall'ortodossia cattolica. Anche se sono belle e ispirate parole, la risposta rimane negativa.

Non tocca ai fedeli laici, e neppure ai presbiteri, o addirittura al singolo vescovo, elaborare per l'uso corrente traduzioni di preghiere eucaristiche - o peggio ancora inventarle di sana pianta -. Non è qui nemmeno in discussione se tali traduzioni siano migliori o più aderenti all'originale (e quella inviatami non lo è). Il punto è un altro. A monte. Parlo della necessità di aderire totalmente e non mutare nemmeno una parola della santa liturgia, la quale non è a disposizione della "comunità celebrante", ma è la voce della Chiesa Universale che risuona nella Chiesa particolare. L'unità e il rispetto del rito e delle preci sono da tutelare in ogni modo.
Pertanto, ribadisco, che non è assolutamente permesso cambiare di propria iniziativa le traduzioni dei testi della liturgia, tanto meno quelli delle preghiere eucaristiche. E non è nemmeno il caso di chiedere una autorizzazione specifica agli organi della Santa Sede per una traduzione "alternativa" della III preghiera eucaristica da parte di una parrocchia. E' risaputo, infatti, che la stessa Conferenza Episcopale Italiana sta esaminando la nuova traduzione dell'intero Messale, e ne chiederà - a tempo debito - la recognitio.

Consiglio, in proposito, a chi avesse ancora dubbi, l'attenta lettura dell'Istruzione Redemptionis Sacramentum (2004), che dice a riguardo:

[27.] La Sede Apostolica ha notificato fin dal 1970 la cessazione di tutti gli esperimenti relativi alla celebrazione della santa Messa ed ha ribadito tale cessazione nel 1988. Pertanto, i singoli Vescovi e le loro Conferenze non hanno alcuna facoltà di permettere gli esperimenti riguardo ai testi e ad altro che non sia prescritto nei libri liturgici.

e, poco oltre, viene precisato con parole durissime:

[59.] Si ponga fine al riprovevole uso con il quale i Sacerdoti, i Diaconi o anche i fedeli mutano e alterano a proprio arbitrio qua e là i testi della sacra Liturgia da essi pronunciati. Così facendo, infatti, rendono instabile la celebrazione della sacra Liturgia e non di rado ne alterano il senso autentico.

Per quanto riguarda le traduzioni:

[112.] La Messa si celebra o in lingua latina o in altra lingua, purché si faccia ricorso a testi liturgici approvati a norma del diritto.

Con quanto scritto non intendo affatto scoraggiare i giovani lettori, versati nella lingua latina, dal cimentarsi in traduzioni "private" delle preghiere eucaristiche del Missale Romanum di Paolo VI. Quest'esercizio, anzi, soprattutto per i seminaristi, è quanto mai raccomandabile: al fine di capire bene cosa dobbiamo intendere quando pronunciamo o ascoltiamo, in lingua corrente, le preghiere della Messa. Ma guai ad utilizzare testi personalizzati, con preteso "fin di bene", durante la celebrazione! 

Pace e Bene e buon Anno Nuovo.

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