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sabato 12 marzo 2011

Sant'Antonio sulle tentazioni di Cristo e dei Cristiani (Prima Domenica di Quaresima)

Ecco una parte dei paragrafi 24-26 del sermone di sant'Antonio per la Prima Domenica di Quaresima, dove interpreta le tentazioni di Gesù nel deserto e fa delle opportune applicazioni ai cristiani (e soprattutto ai sacerdoti): applicazioni che paiono essere sempre di grande attualità. Leggere e meditare.

Come il diavolo tentò il Signore di gola nel deserto, di vanagloria nel tempio e di avidità sul monte, così fa anche con noi ogni giorno: ci tenta di gola nel deserto del digiuno, di vanagloria nel tempio dell'orazione e dell'ufficiatura, e di tante forme di avidità sul monte delle nostre cariche.
Mentre digiuniamo ci tenta di gola, con la quale pecchiamo in cinque modi, come è detto nel seguente versetto di san Gregorio: Troppo presto, lautamente, troppo, voracemente, con raffinatezza...
Parimenti il diavolo ci tenta di vanagloria nel tempio. Infatti mentre siamo in preghiera, mentre recitiamo l'ufficio divino e siamo occupati nella predicazione, siamo assaliti dal diavolo con i dardi della vanagloria e, purtroppo, molto spesso feriti. Ci sono infatti alcuni che vogliono esser visti mentre pregano e fanno genuflessioni e mandano sospiri. E ci sono altri che quando cantano in coro modulano la voce e gorgheggiano, e desiderano essere ascoltati. E ci sono altri ancora che, quando predicano, e tuonano con la voce, e moltiplicano le citazioni, le commentano a modo loro e si attorcigliano, bramano esser lodati. Tutti questi mercenari, credetemi, «hanno già ricevuto la loro ricompensa» (Mt 6,2)....
Inoltre sul monte delle nostre cariche, della nostra transitoria dignità, siamo tentati a commettere molti peccati di avidità. Non c'è solo l'avidità del denaro ma anche quella dell'esser ritenuti i primi (non tantum est avaritia pecuniae sed etiam excellentiae). Gli avidi più hanno e più bramano di avere, e coloro che sono posti in alto, quanto più salgono tanto più si forzano di salire, e così avviene che crollino con una caduta molto più rovinosa...
Dice Salomone in proposito: «Il fuoco non dice mai: basta!» (Pro 30,16). Il fuoco, cioè l'avarizia del denaro e della eminenza, non dice mai: basta! Ma cosa dice? «Dammi, dammi!» (Pro 30,15). O Signore Gesù, togli, togli (aufer, aufer) questi due «dammi, dammi» (affer, affer) dai prelati della tua chiesa, che si pavoneggiano sul monte delle dignità ecclesiastiche e sperperano il tuo patrimonio, da te conquistato con gli schiaffi, con i flagelli, con gli sputi, con la croce, con i chiodi, con l'aceto, con il fiele e la lancia.
                                                                                    (Sant'Antonio di Padova)


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