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sabato 11 giugno 2011

Processioni & meterologia: ovvero come evitare alle statue dei santi il temporale. (latin edition)

Si avvicina pericolosamente il 13 giugno, giorno della Festa del Santo Padovano. Il tempo, stando alle previsioni ormai piuttosto precise, non sarà dei migliori, ma nemmeno dei peggiori - come l'anno scorso! Ecco qui, ora per ora, il grafico. La processione a Padova esce dopo le 18:00.


Il tempo non è nelle nostre mani: nè quello scandido dall'orologio, nè quello che riguarda i fenomeni atmosferici.
Però possiamo pregare, consigliando a Sant'Antonio di non far bagnare la sua statua!

La seguente orazione è antichissima, già presente nel sacramentario Gelasiano ed è particolarmente adatta per quanti prediligono la Forma Straordinaria del rito Romano

Ad poscendam serenitatem (per chiedere il bel tempo)
Oremus
Ad te nos, Domine, clamantes exaudi: et aëris serenitatem nobis tribue supplicantibus ; ut, qui iuste pro peccatis nostris affligimur, misericordia tua praeveniente, clementiam sentiamus. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum, qui vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum.

Per quanti seguono invece la Forma Ordinaria presentiamo quest'altra preghiera, tratta dal Messale di Paolo VI. Questa orazione era già nell'edizione del 1975. Nel messale preconciliare si trova come postcommunio della messa per cacciare le tempeste, è stata poi "promossa" a colletta per chiedere il bel tempo:
Ad petendam serenitatem
Oremus
Omnípotens sempitérne Deus, qui nos et castigándo sanas et ignoscéndo consérvas, præsta supplícibus tuis, ut optáta áeris serenitáte lætémur, et pietátis tuæ donis ad glóriam nóminis tui salutémque nostram semper utámur. Per Dóminum nostrum...

Trad. lett.: O Dio onnipotente ed eterno, che ci risani con il castigo e con il perdono ci conservi, dai ascolto a noi che ti supplichiamo, affinché possiamo rallegrarci del tempo sereno che desideriamo, e usare sempre i doni della tua bontà a gloria del tuo nome e per la nostra salvezza...

E quello che vi riporto qui sotto è il tradimento ufficiale, pardon: la traduzione ufficiale, che ci ammanisce il messale italiano. Si tratta di una completa invenzione-interpretazione:

Dio onnipotente ed eterno, che in ogni evento, triste o lieto, metti alla prova la nostra fede e ci incoraggi alla speranza, ridona a noi, con la serenità del cielo, un segno della tua paterna bontà, perché, nella tranquillità e nella gioia, possiamo lavorare al benessere delle nostre famiglie a gloria del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Vedete che il testo del messale di Paolo VI, quello originale, non la traduzione che di solito si usa, è molto più tradizionale - anche troppo (non ha paura di parlare del castigo...) - rispetto a come lo si comprende se lo si legge e interpreta senza partire dal latino. Per questo, cari seminaristi, studiate la lingua di Roma o non avrete mai accesso alle fonti autentiche della vostra spiritualità!

3 commenti:

infinitoquotidiano ha detto...

Quando leggo di queste cose sulle traduzioni (ma anche su altre questioni, principalmente liturgiche) mi domando: perchè tutto ciò è stato permesso? Perchè, seppur di fronte ad una traduzione errata (per non dire altro) si è continuato a celebrare usando quel Messale, finendo, così, per legittimarlo? Chi è che doveva evitare che ciò accadesse? Perchè non si è corretto l'errore? Possibile che non si riesca a fare niente in merito?

Antonino ha detto...

Tutto in nome dell'"adattamento", delle "equivalenze dinamiche", tante teorie per non presentare il contenuto delle preghiere: non sono errori, sono "sistemazioni" pienamente volute, e da alcuni liturgisti e teologi giustificate appieno.

infinitoquotidiano ha detto...

Ma l'autorità sulla liturgia di chi è? Dei liturgisti e dei teologi o di qualcun altro?

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