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martedì 27 dicembre 2011

Una lettera anche troppo chiara del Card. Ranjith sul suo pensiero in materia liturgica. Farà discutere e infiammerà il dibattito

E' stata resa pubblica da New Liturgical Movement una lettera di pochi mesi fa, indirizzata dal Card. Malcom Ranjith di Colombo ai partecipanti alla recente assemblea generale a Roma di "Una Voce", organizzazione internazionale per la salvaguardia e diffusione della Messa in Latino. Il tenore e la chiarezza di questa missiva sono alquanto folgoranti: non lascia dubbi interpretativi, insomma. Il cardinale è ben conosciuto per la sua limpidezza nell'esprimersi e il suo aperto e sincero sostegno per le scelte di Papa Benedetto. Qui egli spiega ulteriormente il suo pensiero sulla Riforma della Riforma e sul programma di ricostruzione liturgica in cui gli pare necessario integrare la conoscenza e la pratica della "forma extraordinaria".
Presento una traduzione "al volo", senza pretesa di precisione né commenti. Chi lo vuole può leggere più sotto il testo originale e postare le proprie opinioni:
"Desidero esprimere, prima di tutto, la mia gratitudine a tutti voi per lo zelo e l'entusiasmo con cui promuovete la causa del ripristino (restauro) delle vere tradizioni liturgiche della Chiesa.
    Come ben sapete, è la liturgia che dà incremento alla fede e alla sua pratica, in maniera eroica, nella vita. La liturgia è  il mezzo con cui vengono sollevati gli esseri umani fino al livello del trascendente e dell'eterno: luogo di un incontro profondo tra Dio e l'uomo 
    La liturgia per questo motivo non può mai essere qualcosa che l'uomo crea. Perché se noi esercitiamo il culto a nostro piacimento e fissiamo noi stessi le regole, allora corriamo il rischio di ricreare il vitello d'oro di Aronne. Dovremmo insistere di continuo sulla liturgia come partecipazione a ciò che Dio stesso compie, altrimenti rischiamo di cadere nell'idolatria. I simboli liturgici ci aiutano a superare ciò che è umano verso ciò che è divino. E' mia ferma convinzione che, in questo ambito, il Vetus Ordo rappresenta in larga misura e nel modo più pieno quella chiamata mistica e trascendente ad un incontro con Dio nella liturgia. E' quindi giunto per noi il momento non solo di rinnovare attraverso radicali modifiche il contenuto della liturgia nuova, ma anche di incoraggiare sempre più un ritorno del Vetus Ordo, come via per un vero rinnovamento della Chiesa,  cosa questa che i Padri, radunati nel Concilio Vaticano II, desideravano. L'attenta lettura della Costituzione conciliare sulla sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, dimostra che i cambiamenti introdotti in seguito, in maniera affrettata, nella Liturgia, non sono mai stati nella mente dei Padri del Concilio. Pertanto è arrivato  per noi il momento di essere coraggiosi nell'operare per una vera riforma della riforma e anche per un ritorno alla vera liturgia della Chiesa, che si era sviluppata nella sua storia bimillenaria in un flusso ininterrotto. Auguro e prego che questo possa realizzarsi. Che Dio benedica i vostri sforzi con il successo" . 
+ cardinal Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo - 24/8/2011


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