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lunedì 12 novembre 2012

Concerto con musiche di Georg Ratzinger per suo fratello il Papa e discorso di Benedetto XVI su musica e canto liturgico

Vi posto un riassunto video, con qualche brano del concerto di ieri della Cappella Sistina, diretta da mons. Palombella, su musiche principalmente composte da mons. Georg Ratzinger, e offerto al Papa in occasione dell'anno della Fede.



Il concerto inizia con un attacco gregoriano e prosegue con le musiche degli autori contemporanei, principalmente il fratello del Papa (ma anche Colin Moby), ma inserisce anche un brano di Palestrina. Antico, rinascimentale e contemporaneo che stanno bene insieme, riconciliati dall'amore per la liturgia, da cui la Chiesa, maestra d'arte, sa trarre sempre cose vecchie e cose nuove.

A me, comunque sia, il coro della Cappella Sistina continua a non piacere, con quel modo pesante di cantare e le intonazioni non limpide e cristalline degli impareggiabili cori britannici.

Al termine del concerto, lo dice lo stesso Benedetto XVI, non è previsto un discorso. Ma il discorso in tema, il Papa l'aveva già fatto il giorno prima, alle corali ceciliane riunite a Roma. Vi riporto il discorso con sottolineature varie:

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO PROMOSSO DALL'ASSOCIAZIONE ITALIANA SANTA CECILIA

Aula Paolo VI - Sabato, 10 novembre 2012

Cari fratelli e sorelle!
....
Questo vostro convegno si colloca intenzionalmente nella ricorrenza del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. E con piacere ho visto che l’Associazione Santa Cecilia ha inteso così riproporre alla vostra attenzione l’insegnamento della Costituzione conciliare sulla liturgia, in particolare là dove – nel sesto capitolo – tratta della musica sacra [Il Papa sottintende: "e noi sappiamo cosa dice questo capitolo, non è vero?"]. In tale ricorrenza, come sapete bene, ho voluto per tutta la Chiesa uno speciale Anno della fede, al fine di promuovere l’approfondimento della fede in tutti i battezzati e il comune impegno per la nuova evangelizzazione. Perciò, incontrandovi, vorrei sottolineare brevemente come la musica sacra può, anzitutto, favorire la fede e, inoltre, cooperare alla nuova evangelizzazione [Il Papa non fa discorsi di estetica fine a se stessa: gli interessa la fede e la diffusione della fede. L'arte e la musica sacra sono al servizio della diffusione del messaggio evangelico. Non c'è dubbio allora che vadano affidati, per quanto possibili, a persone competenti o comunque a maestri che non sappiano solo suonare e cantare, ma riconoscano e vivano un servizio ministeriale al messaggio evangelico].

Circa la fede, viene spontaneo pensare alla vicenda personale di Sant’Agostino - uno dei grandi Padri della Chiesa, vissuto tra il IV e il V secolo dopo Cristo - alla cui conversione contribuì certamente e in modo rilevante l’ascolto del canto dei salmi e degli inni, nelle liturgie presiedute da Sant’Ambrogio. Se infatti sempre la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio – un ascolto naturalmente non solo dei sensi, ma che dai sensi passa alla mente ed al cuore – non c’è dubbio che la musica e soprattutto il canto possono conferire alla recita dei salmi e dei cantici biblici maggiore forza comunicativa. Tra i carismi di Sant’Ambrogio vi era proprio quello di una spiccata sensibilità e capacità musicale, ed egli, una volta ordinato Vescovo di Milano, mise questo dono al servizio della fede e dell’evangelizzazione. La testimonianza di Agostino, che in quel tempo era professore a Milano e cercava Dio, cercava la fede, al riguardo è molto significativa. Nel decimo libro delle Confessioni, della sua Autobiografia, egli scrive: «Quando mi tornano alla mente le lacrime che canti di chiesa mi strapparono ai primordi nella mia fede riconquistata, e alla commozione che ancor oggi suscita in me non il canto, ma le parole cantate, se cantate con voce limpida e la modulazione più conveniente, riconosco di nuovo la grande utilità di questa pratica» (33, 50). L’esperienza degli inni ambrosiani fu talmente forte, che Agostino li portò impressi nella memoria e li citò spesso nelle sue opere; anzi, scrisse un’opera proprio sulla musica, il De Musica. Egli afferma di non approvare, durante le liturgie cantate, la ricerca del mero piacere sensibile, ma riconosce che la musica e il canto ben fatti possono aiutare ad accogliere la Parola di Dio e a provare una salutare commozione [La sensibilità va mossa, ma non per il piacere musicale, nemmeno per attirare i giovani dando la musica che a loro - si pensa - piace. No: per prima cosa ci vuole una musica che si adatti alla Parola di Dio e sia al suo servizio come veicolo che giunga, attraverso le orecchie, al cuore]. Questa testimonianza di Sant’Agostino ci aiuta a comprendere il fatto che la Costituzione Sacrosanctum Concilium, in linea con la tradizione della Chiesa, insegna che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (n. 112). Perché «necessaria ed integrante»? Non certo per motivi puramente estetici, in un senso superficiale, ma perché coopera, proprio per la sua bellezza, a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra (cfr ibid.) [più chiaro di così]. Proprio per questo vorrei ringraziarvi per il prezioso servizio che prestate: la musica che eseguite non è un accessorio o solo un abbellimento esteriore della liturgia, ma è essa stessa liturgia. Voi aiutate l’intera Assemblea a lodare Dio, a far scendere nel profondo del cuore la sua Parola: con il canto voi pregate e fate pregare [sta parlando a corali che non aiutano a far cantare l'assemblea, ma che con il loro canto innalzano le anime dei membri della santa assemblea sacerdotale, in modo che -  come dice la Sacrosanctum Concilium - ognuno faccia tutto e solo ciò che gli compete], e partecipate al canto e alla preghiera della liturgia che abbraccia l’intera creazione nel glorificare il Creatore.

Il secondo aspetto che propongo alla vostra riflessione è il rapporto tra il canto sacro e la nuova evangelizzazione. La Costituzione conciliare sulla liturgia ricorda l’importanza della musica sacra nella missione ad gentes ed esorta a valorizzare le tradizioni musicali dei popoli (cfr n. 119). Ma anche proprio nei Paesi di antica evangelizzazione, come l’Italia, la musica sacra - con la sua grande tradizione che è propria, che è cultura nostra, occidentale - può avere e di fatto ha un compito rilevante, per favorire la riscoperta di Dio, un rinnovato accostamento al messaggio cristiano e ai misteri della fede. [Come dire: "in Africa è tradizione il tamburo e le danze, in Asia la gestualità rituale ritmata dal sitar, ma in Europa e in Italia perchè dobbiamo rinnegare la nostra secolare tradizione e prendere batteria e basso e motivetti pop? E' forse questa l'inculturazione rispettosa delle tradizioni musicali e delle forme adatte alla musica sacra?] Pensiamo alla celebre esperienza di Paul Claudel, poeta francese, che si convertì ascoltando il canto del Magnificat durante i Vespri di Natale nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi: «In quel momento – egli scrive – capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla». ..

E qui, cari amici, voi avete un ruolo importante: impegnatevi a migliorare la qualità del canto liturgico, senza aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa, che nel gregoriano e nella polifonia ha due delle espressioni più alte, come afferma lo stesso Vaticano II (cfr Sacrosanctum Concilium, 116) [Se il parroco fa tremare il coro perché gli dice che non deve fare canti in latino, il coro deve prendere questo discorso e farsi forza: non aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa!! Lo dice il CONCILIO VATICANO II!]. E vorrei sottolineare che la partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica sacra [partecipare attivamente non solo lo si fa con la bocca, ma anche con le orecchie! Pensate un po' quali calli pesta il Santo Padre! Non avete mai sentito il mantra: "ma se la gente non canta dove va a finire l'attiva partecipazione". Bene il mantra ha perso il suo effetto ipnotico]. Voi, che avete il dono del canto, potete far cantare il cuore di tante persone nelle celebrazioni liturgiche [cantare con il cuore è più importante che far cantare le labbra, anche se ovviamente non lo esclude. Volesse il cielo che le labbra si aprissero al canto spontaneamente e per amore di ciò che si canta e non a forza di richiami dal microfono....]

Cari amici, auguro che in Italia la musica liturgica tenda sempre più in alto, per lodare degnamente il Signore e per mostrare come la Chiesa sia il luogo in cui la bellezza è di casa. Grazie ancora a tutti per questo incontro! Grazie.

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