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giovedì 14 novembre 2013

Il "rinnovamento" auspicato da Papa Bergoglio? E' già nel programma di Papa Montini


Rileggendo per dovere d'insegnante l'enciclica di Paolo VI Ecclesiam suam, che nel 2014 compirà il suo bravo cinquantesimo anniversario, non ho potuto fare a meno di notare le fortissime consonanze tra le priorità delineate da Papa Montini a proposito del "Rinnovamento" della Chiesa, con quelle che Papa Francesco va sviluppando in questi mesi.
C'è davvero tutto nella seconda parte dell'Enciclica che in calce vi riporto:
a) la fedeltà alla Chiesa che non va "sostituita" con una nuova Chiesa, come una Mamma è sempre la Mamma (n. 46) e di essa ci si riconosce figli devoti. 
b) Il senso da dare alla parola "riforma" che non significa affatto "cambiamento" di dottrina, né ipotetico "ritorno" a ideali chiese primitive, ma piuttosto ritrovata (e sempre da ritrovare) fedeltà al progetto originario di Cristo nel dispiegarsi del tempo, "rimessa in forma" della Chiesa (n 48-49).
c) La necessità di respingere la mentalità mondana (Paolo VI parlava di profana) che cerca sempre di insinuarsi tra i cristiani (n. 50): essi devono essere nel mondo, ma non del mondo e non possono scendere a patti con esso (dialogare con il diavolo - come dice efficacemente l'attuale pontefice - ).
d) Lo spirito di obbedienza alle regole della Chiesa: non da contestare o cambiare perché sono ardue e faticose, ma da vivere come la via stretta che sola porta alla vera vita (nn. 53-54)
e) Lo spirito di povertà messo anch'esso in crisi dalla "mentalità moderna" del mondo, che non l'accetta e rischia di farlo emarginare anche nella Chiesa (nn. 55-56)
f) L'impulso pratico della carità (n. 58) e perfino la devozione filiale a Maria (n. 59), sono punti del programma di Paolo VI che Francesco mostra con semplicità e coerenza.

Questi sono i punti che qualificano ciò che allora si chiamava, con locuzione di Giovanni XXIII "aggiornamento", cioè rinnovamento nella continuità, secondo il progetto di Dio, non i desideri o le opinioni degli uomini.
L'ermeneutica della riforma nella continuità (con il volere di Cristo e il dettato evangelico, prima ancora che con la tradizione) non è stata inventata nel 2005 (anche se Benedetto XVI l'ha fatta risplendere).

LETTERA ENCICLICA  DEL SOMMO PONTEFICE  PAOLO PP. VI

PER QUALI VIE LA CHIESA CATTOLICA DEBBA  OGGI ADEMPIRE IL SUO MANDATO

II. IL RINNOVAMENTO
43. Poi, Noi siamo presi dal desiderio che la Chiesa di Dio sia quale Cristo la vuole: una, santa, tutta rivolta verso la perfezione alla quale egli l'ha chiamata ed abilitata. Perfetta nella sua concezione ideale, nel pensiero divino, la Chiesa deve tendere alla perfezione nella sua espressione reale, nella sua esistenza terrestre. È questo il grande problema morale che sovrasta alla vita della Chiesa, la misura, la stimola, la accusa, la sostiene, la riempie di gemiti e di preghiere, di pentimenti e di speranze, di sforzo e di fiducia, di responsabilità e di meriti. È un problema inerente alle realtà teologiche da cui dipende la vita umana; non si può concepire il giudizio su l'uomo stesso, sulla sua natura, sulla sua originaria perfezione e sulle rovinose conseguenze del peccato originale, sulla capacità dell'uomo al bene e sull'aiuto di cui ha bisogno per desiderarlo e per compierlo, sul senso della vita presente e delle sue finalità, sui valori di cui l'uomo ha desiderio o disponibilità, sul criterio di perfezione e di santità e sui mezzi ed i modi per dare alla vita il suo grado più alto di bellezza e di pienezza, senza riferirsi all'insegnamento dottrinale di Cristo e del conseguente magistero ecclesiastico. L'ansia di conoscere le vie del Signore è e dev'essere continua nella Chiesa, e la discussione, sempre tanto feconda e varia, che sulle questioni relative alla perfezione si va alimentando, di secolo in secolo, in seno alla Chiesa, Noi vorremmo che riprendesse l'interesse sovrano ch'essa merita avere, e non tanto per elaborare nuove teorie, quanto per generare nuove energie, rivolte appunto a quella santità che Cristo c'insegnò e che, con il suo esempio, la sua parola, la sua grazia, la sua scuola, sorretta, dalla tradizione ecclesiastica, fortificata dalla sua azione comunitaria, illustrati dalle singolari figure dei santi, rende a noi possibile conoscere, desiderare ed anche conseguire.

Perfettibilità dei cristiani
44. Questo studio di perfezionamento religioso e morale è stimolato anche esteriormente dalle condizioni in cui la Chiesa svolge la sua vita. Non può essa rimanere immobile e indifferente davanti ai mutamenti del mondo circostante. Per mille vie questo influisce e mette condizioni sul comportamento pratico della Chiesa. Essa, come ognuno sa, non è separata dal mondo; ma vive in esso. Perciò i membri della Chiesa ne subiscono l'influsso, ne respirano la cultura, ne accettano le leggi, ne assorbono i costumi. Questo immanente contatto della Chiesa con la società temporale genera per essa una continua situazione problematica, oggi laboriosissima. Da un lato la vita cristiana, quale la Chiesa difende e promuove, deve continuamente e strenuamente guardarsi da quanto può illuderla, profanarla, soffocarla, quasi cercasse di immunizzarsi dal contagio dell'errore, e del male; dall'altro lato la vita cristiana deve non solo adattarsi alle forme di pensiero e di costume, che l'ambiente temporale le offre e le impone, quando siano compatibili con le esigenze essenziali del suo programma religioso e morale, ma deve cercare di avvicinarle, di purificarle, di nobilitarle, di vivificarle, di santificarle: altro compito questo che impone alla Chiesa un perenne esame di vigilanza morale, che il nostro tempo reclama con particolare urgenza e con singolare gravità.
45. Anche a questo riguardo la celebrazione del Concilio è provvidenziale. Il carattere pastorale ch'esso si propone di assumere, gli scopi pratici di aggiornamento della disciplina canonica, il desiderio di rendere quanto più agevole sia possibile, in armonia col carattere soprannaturale che le è proprio, la pratica della vita cristiana conferiscono a questo Concilio un merito particolare fin da questo momento, che ancora precede la maggior parte delle deliberazioni, che da esso aspettiamo. Esso infatti risveglia, sia nei Pastori sia nei Fedeli, il desiderio di conservare e di accrescere nella vita cristiana il suo carattere di soprannaturale autenticità, e ricorda a tutti il dovere d'imprimere tale carattere positivamente e fortemente nella propria condotta, educa i fiacchi ad essere buoni, i buoni ad essere migliori, i migliori ad essere generosi, i generosi a farsi santi. Apre alla santità nuove espressioni, sveglia l'amore a diventare geniale, provoca nuovi slanci di virtù e di eroismo cristiano.

In quale senso intendere la riforma
46. Naturalmente spetterà al Concilio suggerire quali siano le riforme da introdurre nella legislazione della Chiesa, e le Commissioni post-conciliari, quella specialmente istituita per la revisione del Codice di Diritto Canonico, da noi fin d'ora designata, procureranno di formulare in termini concreti le deliberazioni del Sinodo ecumenico. A voi, perciò, Venerabili Fratelli, spetterà indicarci quali provvedimenti saranno da prendere per mondare e ringiovanire il volto della santa Chiesa. Ma sia ancora una volta manifestato il nostro proposito di favorire tale riforma: quante volte nei secoli scorsi questo proposito è associato alla storia dei Concili; ebbene lo sia una volta di più, e questa volta non già per togliere dalla Chiesa determinate eresie e generali disordini, che, per grazia di Dio, non sono nel suo seno, ma per infondere nuovo spirituale vigore nel Corpo Mistico di Cristo, in quanto società visibile, purificandolo da difetti di molti suoi membri e stimolandolo a nuove virtù.
47. Affinché ciò possa avvenire, mediante il divino aiuto, sia a Noi consentito qui a voi presentare alcune previe considerazioni atte ad agevolare l'opera del rinnovamento, a infonderle il coraggio di cui essa ha bisogno - non senza qualche sacrificio infatti essa può compiersi -, e a tracciarle alcune linee, secondo le quali sembra possa meglio realizzarsi.
48. Dovremo innanzi tutto ricordare alcuni criteri che ci avvertono con quali indirizzi questa riforma deve essere promossa. Essa non può riguardare né la concezione essenziale, né le strutture fondamentali della Chiesa cattolica. La parola riforma sarebbe male usata se in tale senso fosse da noi impiegata. Non possiamo accusare d'infedeltà questa nostra diletta e santa Chiesa di Dio, alla quale reputiamo somma grazia appartenere e dalla quale sentiamo salire al nostro spirito la testimonianza che siamo figli di Dio!(28) Oh, non è orgoglio, non è presunzione, non è ostinazione, non è follia, ma luminosa certezza, ma gioiosa convinzione la nostra, d'essere costituiti membra vive e genuine del Corpo di Cristo, d'essere autentici eredi dei Vangelo di Cristo, d'essere rettamente continuatori degli Apostoli, d'avere in noi, nel grande patrimonio di verità e di costumi che caratterizzano la Chiesa cattolica, quale oggi è, l'eredità intatta e viva della tradizione originaria apostolica. Se questo forma il nostro vanto, o meglio il motivo per cui dobbiamo sempre rendere grazie a Dio,(29) costituisce altresì la nostra responsabilità davanti a Dio stesso, al quale dobbiamo rendere conto di tanto beneficio; davanti alla Chiesa, a cui dobbiamo infondere con la certezza il desiderio, il proposito di conservare il tesoro - il deposito di cui parla san Paolo(30) -, e davanti ai fratelli tuttora da noi separati e al mondo intero, perché tutti abbiano a condividere con noi il dono di Dio.
49. Così che, su questo punto, se si può parlare di riforma, non si deve intendere cambiamento, ma piuttosto conferma nell'impegno di mantenere alla Chiesa la fisionomia che Cristo le impresse, anzi di volerla sempre riportare alla sua forma perfetta, rispondente da un lato al suo primigenio disegno, riconosciuta dall'altro coerente ed approvata nel doveroso sviluppo che, come albero dal seme, da quel disegno ha dato alla Chiesa la sua legittima forma storica e concreta. Non ci illuda il criterio di ridurre l'edificio della Chiesa, diventato largo e maestoso per la gloria di Dio, come un suo tempio magnifico, alle sue iniziali e minime proporzioni, quasi che quelle siano solo le vere, solo le buone; né ci incanti il desiderio di rinnovare la struttura della Chiesa per via carismatica, quasi che nuova e vera fosse quell'espressione ecclesiastica che nascesse da idee particolari, fervorose senza dubbio e talvolta persuase di godere di divina ispirazione, introducendo così arbitrari sogni di artificiosi rinnovamenti nel disegno costitutivo della Chiesa. La Chiesa quale è dobbiamo servire ed amare, con senso intelligente della storia, e con umile ricerca della volontà di Dio, che assiste e guida la Chiesa anche quando permette che la debolezza umana ne offuschi alquanto la purezza di linee e la bellezza d'azione. Questa purezza e questa bellezza noi andiamo cercando e vogliamo promuovere.

Danni e pericoli della concezione profana della vita
50. È necessario confermare in noi tali convinzioni per evitare un altro pericolo, che il desiderio di riforma potrebbe generare non tanto in noi Pastori, cui trattiene un vigile senso di responsabilità, quanto nell'opinione di molti fedeli che pensano dover consistere principalmente la riforma della Chiesa nell'adattamento dei suoi sentimenti e dei suoi costumi a quelli mondani. Il fascino della vita profana oggi è potentissimo. Il conformismo sembra a molti fatale e sapiente. Chi non è ben radicato nella fede e nella pratica della legge ecclesiastica pensa facilmente essere venuto il momento di adattarsi alla concezione profana della vita, come se questa fosse la migliore, fosse quella che un cristiano può e deve far propria. Questo fenomeno di adattamento si pronuncia tanto nel campo filosofico (quanto può la moda anche nel regno del pensiero, che dovrebbe essere autonomo e libero, e solo avido e docile davanti alla verità e all'autorità di provati maestri!), quanto nel campo pratico, dove diventa sempre più incerto e difficile segnare la linea della rettitudine morale, e della retta condotta pratica.
51. Il naturalismo minaccia di vanificare la concezione originale del cristianesimo; il relativismo, che tutto giustifica e tutto qualifica di pari valore, attenta al carattere assoluto dei principi cristiani; l'abitudine di togliere ogni sforzo, ogni incomodo dalla pratica consueta della vita accusa d'inutilità fastidiosa la disciplina e l'ascesi cristiana; anzi talvolta il desiderio apostolico d'avvicinare ambienti profani o di farsi accogliere dagli animi moderni, da quelli giovani specialmente, si traduce in una rinuncia alle forme proprie della vita cristiana e a quello stile stesso di contegno, che deve dare a tale premura di accostamento e di influsso educativo il suo senso ed il suo vigore. Non è forse vero che spesso il giovane Clero, ovvero anche qualche zelante Religioso guidato dalla buona intenzione di penetrare nelle masse popolari o in ceti particolari cerca di confondersi con essi invece di distinguersi, rinunciando con inutile mimetismo all'efficacia genuina del suo apostolato? Il grande principio, enunciato da Cristo, si ripresenta nella sua attualità e nella sua difficoltà: essere nel mondo, ma non del mondo; e buon per noi se la sua altissima e opportunissima preghiera sarà da lui,sempre vivo per intercedere a nostro favore,(31) ancor oggi proferita davanti al Padre celeste:Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno.(32)

Non immobilità, ma « aggiornamento »
52. Ciò non vuol dire che debba essere nostra intenzione credere che la perfezione sia l'immobilità delle forme, di cui la Chiesa s'è, lungo i secoli, rivestita; e neppure ch'essa consista nel rendersi refrattari agli avvicinamenti ed accostamenti alle forme oggi comuni e accettabili del costume e dell'indole del nostro tempo. La parola, resa ormai famosa, del Nostro venerato PredecessoreGiovanni XXIII di felice memoria, la parola «aggiornamento» sarà da Noi sempre tenuta presente come indirizzo programmatico; lo abbiamo confermato quale criterio direttivo del Concilio Ecumenico, e lo verremo ricordando quasi uno stimolo alla sempre rinascente vitalità della Chiesa, alla sua sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi, e alla sua sempre giovane agilità di tutto provare e di far proprio ciò ch'è buono,(33) sempre e dappertutto.

Obbedienza, energie morali, sacrificio
53. Ma sia ancora una volta ripetuto a nostro comune ammonimento e profitto: non tanto cambiando le sue leggi esteriori la Chiesa ritroverà la sua rinascente giovinezza, quanto mettendo interiormente il suo spirito in attitudine di obbedire a Cristo, e perciò di osservare quelle leggi che la Chiesa nell'intento di seguire la via di Cristo prescrive a se stessa: qui sta il segreto del suo rinnovamento, qui la sua « metanoia », qui il suo esercizio di perfezione. Se l'osservanza della norma ecclesiastica potrà essere resa più facile per la semplificazione di qualche precetto e per la fiducia accordata alla libertà del cristiano d'oggi, reso più edotto dei suoi doveri e più maturo e più saggio nella scelta dei modi con cui adempirli, la norma tuttavia rimane nella sua essenziale esigenza: la vita cristiana, quale la Chiesa viene interpretando e codificando in sapienti disposizioni, esigerà sempre fedeltà, impegno, mortificazione e sacrificio; sarà sempre segnata dalla via stretta, di cui nostro Signore ci parla;(34) domanderà a noi cristiani moderni non minori, anzi forse maggiori energie morali che non ai cristiani di ieri, una prontezza all'obbedienza, oggi non meno che in passato doverosa e forse più difficile, certo più meritoria perché guidata più da motivi soprannaturali che naturali. Non la conformità allo spirito del mondo, non l'immunità dalle discipline d'una ragionevole ascetica, non l'indifferenza verso i liberi costumi del nostro tempo, non l'emancipazione dall'autorità di prudenti e legittimi superiori, non l'apatia verso le forme contraddittorie del pensiero moderno possono dare vigore alla Chiesa, possono renderla idonea a ricevere l'influsso dei doni dello Spirito Santo, possono darle l'autenticità della sua sequela a Cristo Signore, possono conferirle l'ansia della carità verso i fratelli e la capacità di comunicare il suo messaggio di salvezza, ma la sua attitudine a vivere secondo la grazia divina, la sua fedeltà al Vangelo del Signore, la sua coesione gerarchica e comunitaria. Non molle e vile è il cristiano, ma forte e fedele.
54. Oh! Noi sappiamo quanto il discorso diventerebbe lungo, se volessimo tracciare anche solo nelle sue linee principali il programma moderno della vita cristiana; né intendiamo ora addentrarci in tale impresa. Voi, del resto, sapete quali siano i bisogni morali del nostro tempo, e voi non cesserete di richiamare i fedeli alla comprensione della dignità, della purezza, dell'austerità della vita cristiana, come non ometterete di denunciare, come meglio è possibile, anche pubblicamente, i pericoli morali ed i vizi di cui soffre l'età nostra. Noi tutti ricordiamo le solenni esortazioni che la Sacra Scrittura grida verso di noi: Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza e che non puoi sopportare i malvagi,(35) tutti cercheremo d'essere Pastori vigilanti ed operosi. Il Concilio Ecumenico deve dare a noi stessi nuovi e salutari ordinamenti; e tutti certamente dobbiamo disporre fin d'ora i nostri animi ad ascoltarli e ad eseguirli.

Lo spirito di povertà
55. Ma Noi non vogliamo rinunciare a due accenni particolari che Ci sembrano riguardare bisogni e doveri principali, e che possono offrire tema di riflessione per gli orientamenti generali del buon rinnovamento della vita ecclesiastica.
56. Accenniamo dapprima allo spirito di povertà. Pensiamo che esso sia così proclamato nel santo Vangelo, che sia così insito nel disegno della nostra destinazione al regno di Dio, che sia messo così in pericolo dalla valutazione dei beni nella mentalità moderna, che sia così necessario per farci comprendere tante nostre debolezze e rovine nel tempo passato e per farci altresì comprendere quale debba essere il nostro tenore di vita e quale il metodo migliore per annunciare alle anime la religione di Cristo, e che sia infine così difficile praticarlo a dovere, che osiamo farne menzione esplicita in questo Nostro messaggio, non già perché Noi abbiamo in mente di emanare speciali provvedimenti canonici a questo riguardo, quanto piuttosto per chiedere a voi, Venerabili Fratelli, il conforto del vostro consenso, del vostro consiglio e del vostro esempio. Noi attendiamo che voi, quale voce autorevole che interpreta gli impulsi migliori, onde palpita lo Spirito di Cristo nella santa Chiesa, diciate come debbano Pastori e fedeli alla povertà educare oggi il linguaggio e la condotta: Abbiate in voi lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù, ci ammonisce l'Apostolo;(36) e come insieme dobbiamo proporre alla vita ecclesiastica quei criteri direttivi che devono fondare la nostra fiducia più su l'aiuto di Dio e sui beni dello spirito, che non su i mezzi temporali; che devono a noi stessi ricordare, e al mondo insegnare, il primato di tali beni su quelli economici, e che di questi tanto dobbiamo limitare e subordinare il possesso e l'uso quanto è utile al conveniente esercizio della nostra missione apostolica.
57. La brevità di questo accenno alla eccellenza e all'obbligo dello spirito di povertà, che caratterizza il Vangelo di Cristo, non Ci esonera dal ricordare che tale spirito non Ci preclude la comprensione e l'impiego, a Noi consentito, del fatto economico, reso gigantesco e fondamentale nello sviluppo della moderna civiltà, specialmente in ogni suo riflesso umano e sociale. Pensiamo anzi che l'interiore liberazione, prodotta dallo spirito della povertà evangelica, ci renda più sensibili e più idonei a comprendere i fenomeni umani collegati con i fattori economici, sia nel dare alla ricchezza e al progresso di cui può essere generatrice il giusto e spesso severo apprezzamento che le si addice, sia nel dare alla indigenza l'interessamento più sollecito e generoso, sia infine nel desiderare che i beni economici non siano fonte di lotte, di egoismi, di orgoglio fra gli uomini, ma siano rivolti, per vie di giustizia e di equità, al bene comune, e perciò sempre più provvidamente distribuiti. Tutto quanto si riferisce a questi beni economici, inferiori a quelli spirituali ed eterni, ma necessari alla vita presente, trova l'alunno del Vangelo capace di valutazione sapiente e di cooperazione umanissima: la scienza, la tecnica e specialmente il lavoro umano si fanno per noi oggetto di vivissimo interesse; e il pane che ne risulta diventa sacro per la mensa e per l'altare. Gli insegnamenti sociali della Chiesa non lasciano dubbio su questo tema; e Ci piace avere questa occasione per riaffermare in proposito la Nostra coerente adesione a tali salutari dottrine.

L'ora della carità
58. L'altro accenno che vogliamo fare è allo spirito di carità. Ma non è già questo tema radicato nei vostri animi? Non segna forse la carità il punto focale dell'economia religiosa dell'Antico e del Nuovo Testamento? Non sono alla carità rivolti i passi dell'esperienza spirituale della Chiesa? Non è forse la carità la scoperta sempre più luminosa e più gaudiosa che la teologia da un lato, la pietà dall'altro vanno facendo nella incessante meditazione dei tesori scritturali e sacramentali, di cui la Chiesa è l'erede, la custode, la maestra e la dispensatrice? Noi pensiamo, con i Nostri Predecessori, con la corona di Santi che l'età nostra ha dato alla Chiesa celeste e terrestre, e con l'istinto devoto del popolo fedele, che la carità debba oggi assumere il posto che le compete, il primo, il sommo, nella scala dei valori religiosi e morali, non solo nella teorica estimazione, ma altresì nella pratica attuazione della vita cristiana. Ciò sia detto della carità verso Dio, che la sua Carità riversò sopra di noi, come della carità che di riflesso noi dobbiamo effondere verso il nostro prossimo, vale a dire il genere umano. La carità tutto spiega. La carità tutto ispira. La carità tutto rende possibile. La carità tutto rinnova. La carità tollera tutto, crede tutto, spera tutto, tutto sopporta.(37) Chi di noi ignora queste cose? E se le sappiamo, non è forse questa l'ora della carità?

Culto a Maria
59. Questo ideale di umile e profonda pienezza cristiana richiama il Nostro pensiero a Maria Santissima, come colei che perfettamente e meravigliosamente in sé lo riflette, anzi l'ha in terra vissuto ed ora in cielo ne gode il fulgore e la beatitudine. È felicemente in fiore il culto alla Madonna oggi nella Chiesa; e Noi in questa occasione volentieri vi rivolgiamo lo spirito per ammirare nella Vergine Santissima, Madre di Cristo, e perciò Madre di Dio e Madre nostra, il modello della perfezione cristiana, lo specchio delle virtù sincere, la meraviglia della vera umanità. Pensiamo che il culto a Maria sia fonte di insegnamenti evangelici: nel Nostro pellegrinaggio in Terra Santa, da Lei, la beatissima, la dolcissima, l'umilissima, l'immacolata creatura, a cui toccò il privilegio di offrire al Verbo di Dio la carne umana nella sua primigenia e innocente bellezza, abbiamo voluto assumere l'insegnamento dell'autenticità cristiana, e a Lei ancora rivolgiamo lo sguardo implorante, come ad amorosa maestra di vita, mentre ragioniamo con voi, Venerabili Fratelli, della rigenerazione spirituale e morale della vita della Santa Chiesa.

1 commento:

Giorgio ha detto...

Carissimo Padre,
è interessante notare, con molta amarezza, che sono passati cinquant'anni da quando si è iniziato a parlare di "rinnovamento" e siamo ancora qui a combatterci "tradizionalisti" e "progressisti" per una vera interpretazione del Concilio Vaticano II... Impressionante...

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