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sabato 12 luglio 2008

L'ecumenismo è piccolo, non deve correre, altrimenti cade.

Il sinodo ortodosso romeno sistema con lungimiranza due casi di "corse ecumeniche in avanti".

Il Patriarca Daniel della Chiesa Ortodossa Romena all'apertura dei lavori del Santo Sinodo, svoltosi a Bucarest l'8 e 9 luglio scorsi ha dichiarato: "Il movimento ecumenico, cioè di ricostruzione dell'unità visibile dei cristiani nel mondo intero, accolto con entusiasmo ai suoi inizi, oggi è indebolito e spesso contestato a causa di alcune sue debolezze e fallimenti".
Si riferiva al dibattito infuocato suscitato dal "comportamento liturgico" non conforme ai canoni della Chiesa ortodossa di due membri del clero ortodosso in relazione alla chiesa greco-cattolica di Romania, per i quali molti preti, vescovi e associazioni ortodosse romene chiedevano la deposizione come "eretici". E invece sono stati perdonati dal Santo Sinodo, dopo aver chiesto regolarmente il perdono, senza altre conseguenze. Il risultato di questo processo canonico è davvero stupefacente nella sua mitezza, soprattutto nel caso del secondo vescovo, di cui andiamo a parlare.

Due gesti di "cosiddetta intercomunione". Nella vigilia della festa dell'Epifania di quest'anno, il vescovo ortodosso Sofronie Drincec di Oradea e il vescovo greco-cattolico Virgil Bercea di Oradea (nostro graditissimo ospite più volte alla Basilica del Santo) avevano celebrato insieme la cerimonia di benedizione dell'acqua, cosa che, a sentire il vescovo Virgil è stata fatta pianificazione accorta e con grande soddisfazione del popolo di entrambe le confessioni. Riporto qui sotto un video di quella manifestazione:



Qualche mese più tardi però, il 25 maggio, il metropolita ortodosso Nicolae Corneanu di Banat - molto conosciuto in Europa per il suo impegno ecumenico - si è avvicinato al sacramento dell'Eucaristia durante una messa greco-cattolica. E questo, effettivamente, è un po' troppo ardire, sia da un punto di vista cattolico, figuriamoci ortodosso! I gesti dei due gerarchi ortodossi hanno comunque ambedue sollevato una forte polemica nel mondo ortodosso, sono stati descritti dal Patriarca Daniel come gesti di "cosiddetta intercomunione" che, anche se compiuti "in un contesto di fraternità cristiana", "diminuiscono le differenze dogmatiche tra la Chiesa Ortodossa e la Chiesa Cattolica e indeboliscono l'unità di fede quale fondamento della ricostruzione della comunione tra le due Chiese". "La Santa Eucaristia non è un mezzo o una tappa verso l'unità cristiana ecclesiale - ha spiegato il patriarca - , bensì la manifestazione più intensa dell'unità della Chiesa, il suo coronamento".

Il Santo Sinodo quindi: "ha disapprovato i gesti non canonici dei due gerarchi e ha accolto il loro ripensamento e pentimento come primo segno della loro correzione". Inoltre, il Santo Sinodo ha deciso che non è permesso a nessun ortodosso fare la comunione in un'altra Chiesa cristiana e che nessun chierico ortodosso può celebrare sacramenti e benedizioni con ministri di altri culti. Dopodichè comunque, il Santo Sinodo da deciso di "perdonare" i due vescovi che si erano spinti troppo nel porre gesti di comunione che non sono ancora espressione di una realtà ritrovata a livello ecclesiale.

La chiesa cattolica si è espressa tramite don Francisc Dobos, portavoce dell'arcidiocesi cattolica di Bucarest, che ha affermato: "Consideriamo giusto che ogni Chiesa risolva i suoi problemi secondo i propri canoni e regolamenti. Nutriamo la convinzione che il dialogo tra le due Chiese progredisca nella direzione della comunione dallo stesso calice".

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Commento: Posto che i due gesti sono molto diversi, dal nostro punto di vista Occidentale, cioè la comunione eucaristica e la semplice benedizione dell'acqua, dobbiamo però pensare che in Oriente la benedizione delle acque della "Dodicesima notte", in occasione dell'Epifania, è qualcosa di più di un semplice sacramentale ed è vissuto come un gesto di un'importanza poco riducibile. Fatto sta che questo ci mostra quanto coraggio abbia avuto il Patriarca di Costantinopoli a presiedere la liturgia della Parola con il Papa di Roma nella festa dei SS. Pietro e Paolo, dando poi insieme a lui la benedezione. Da una parte sono gesti che fanno accendere la carità, ma spesso anche la perplessità di chi li può ritenere appunto semplici gesti che non sono portatori del loro pieno significato comunionale.
Per questo, ribadiamo anche dal punto di vista latino-cattolico, è sempre vietata la concelebrazione con gli ortodossi e il ricevere o dare reciprocamente l'eucaristia, se non per una grave necessità di fratelli laici dell'una o dell'altra chiesa o pericolo di morte senza sacramenti: è allora evidente che non siamo in presenza di gesti ecumenici premeditati, ma di necessità delle anime, verso cui ogni vero sacerdote di Cristo deve sentirsi obbligato, a qualunque chiesa particolare appartenga. La decisione attuale del Sinodo Romeno ci deve fare anche ripensare la nostra facile distribuzione dell'eucaristia a buoni cristiani ortodossi romeni (come badanti e operai) che frequentano le nostre chiese. Adesso, per amore di verità e di lealtà verso la loro chiesa d'origine dovremmo avvertirli che da parte dei loro Vescovi è considerato gravemente illecito e non-ortodosso ricevere da noi la SS. Eucaristia, un atto che comporta la perdita di comunione con la loro chiesa.
L'astenerci reciproco da gesti che fanno credere ad una unione di fede e di istituzione che ancora non c'è, ci farà sentire ancora di più il desiderio della vera e totale unione. E' un po' insomma come i rapporti prematrimoniali dei fidanzati: non è che non "facciano piacere", ma sono prematuri e non ancora leciti....

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