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lunedì 5 gennaio 2009

I testi e le traduzioni della Messa dell'Epifania.

Cari confratelli sacerdoti, prepariamoci alla messa di domani, per interiorizzare quello che dovremo dire. Cari fratelli e sorelle in Cristo, prepariamoci alla messa di domani per interiorizzare quello che verrà detto a Dio a nome nostro!

Collecta
Deus, qui hodiérna die Unigénitum tuum géntibus stella duce revelásti, concéde propítius, ut, qui iam te ex fide cognóvimus, usque ad contemplándam spéciem tuæ celsitúdinis perducámur. Per Dóminum.

Trad. CEI
O Dio, che in questo giorno, con la guida della stella, hai rivelato alle genti il tuo unico Figlio, conduci benigno anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede, a contemplare la grandezza della tua gloria.

La colletta dell'Epifania è una preghiera dell'VIII sec. e da allora parte della Messa di questo giorno (nota p. Z: è sopravvissuta anche nel Novus Ordo!). La traduzione della CEI mi pare assolutamente fedele al testo latino (una rarità di cui gioire). Il messale del '65 traduceva in maniera un po' diversa e forse più forte nel suo rimando escatologico l'ultima riga: usque ad contemplándam spéciem tuæ celsitúdinis = fino alla chiara visione della tua grandezza.

Super oblata
Ecclésiæ tuæ, quæsumus, Dómine, dona propítius intuére, quibus non iam aurum, thus et myrrha profértur, sed quod eísdem munéribus declarátur, immolátur et súmitur, Iesus Christus. Qui vivit et regnat in sæcula sæculórum.


Tr. CEI
Guarda, o Padre, i doni della tua Chiesa, che ti offre non oro, incenso e mirra, ma colui che in questi santi doni è significato, immolato e ricevuto: Gesù Cristo nostro Signore, Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Anche questa orazione è del Sacramentario Gregoriano, ed è felicemente tradotta nel Messale attuale italiano. Nel '65 però, giustamente, i doni non erano "santi", ma semplicemente "questi medesimi doni" e, meno chiaramente anche se più letteralmente, il "quod" era tradotto "quello che" e non "colui che", assai più appropriato in Italiano, visto che si riferisce a "Gesù Cristo". In modo stilisticamente e comunicativamente superbo, il santo nome di Gesù appare alla fine della preghiera, quasi un'epifania (dice p. Z.), una manifestazione del divino che appare nei doni del pane e del vino consacrati.

Praefatio
Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus: Quia ipsum in Christo salútis nostræ mystérium hódie ad lumen géntium revelásti, et, cum in substántia nostræ mortalitátis appáruit, nova nos immortalitátis eius glória reparásti. Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Dominatiónibus, cumque omni milítia cæléstis exércitus, hymnum glóriæ tuæ cánimus, sine fine dicéntes:

Trad. CEI
E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.
Oggi in Cristo luce del mondo tu hai rivelato ai popoli il mistero della salvezza,
(Oggi in Cristo hai rivelato alla luce delle genti il mistero della nostra salvezza)
e in lui apparso nella nostra carne mortale ci hai rinnovati con la gloria nell’immortalità divina.
E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli, ai Troni e alle Dominazioni e alla moltitudine dei Cori celesti, cantiamo con voce incessante l’inno della tua gloria:

Ho evidenziato all'interno della traduzione la riga che tradurrei letteralmente. Per il resto, anche qui, il lavoro di resa in italiano è quanto mai accurato.

Post communionem
Cælésti lúmine, quæsumus, Dómine, semper et ubíque nos præveni, ut mystérium, cuius nos partícipes esse voluísti, et puro cernámus intúitu, et digno percipiámus afféctu. Per Christum.

Trad. CEI
La tua luce, o Dio, ci accompagni sempre e in ogni luogo, perché contempliamo con purezza di fede e gustiamo con fervente amore il mistero di cui ci hai fatti partecipi. Per Cristo nostro Signore.

Trad. LETTERALE
Concedi, o Dio, che la luce celeste (la luce della stella?) sia sempre e in ogni luogo davanti a noi, perché il mistero di cui hai voluto renderci partecipi lo possiamo riconoscere con un'intelligenza purificata e possiamo percepirlo con l'affetto (del cuore).

L'antica preghiera finale non ce l'ha fatta stavolta ed è caduta. Ma non possiamo certo affermare che sia una grave perdita. Anzi! Diceva così: Praesta, quaesumus, omnipotens Deus: ut quae solemni celebramus officio, purificatae mentis intellegentia consequamur. Un'orazione generica "Concedi, o Dio onnipotente, che con interiore purezza di spirito possiamo comprendere ciò che nella solennità del rito celebriamo"
L'orazione attuale, che apparteneva nel rito antico alla commemorazione del Battesimo del Signore (13 gennaio), chiede a Dio di renderci in grado di penetrare il mistero divino attraverso le due ali dell'umana natura: la ragione (intuitu, ciò che vede dentro) e l'affettività (affectu, i sentimenti del cuore). Questo lo si può fare se ogni situazione, nel buio del mondo, è illuminata dalla luce che viene dal cielo, la grazia "preveniente" che mai ci lascia.
Una splendida richiesta, dunque, da aggiustare un tantino nella traduzione, al fine di mettere in evidenza l'andamento della domanda, che non parla esplicitamente di "fede", come la traduzione del Messale, pur chiedendone in realtà gli effetti globali sulla mente e nel cuore dei fedeli.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'articolo. Le sarei grato se mi dia qualche informazione sull'icona, affreso o dipinto, che compare in alto all'articolo. Dipinti con dei volti che sembrano Parlare. Anticipatamente la ringrazio della sua cortesia.
Cordiali saluti.

Don Marco ha detto...

Una bella analisi dei testi liturgici della messa dell'epifania! Un lavoro di benedettino fatto da . . . un francescano!

fr. A.R. ha detto...

Per Anonimo: purtroppo non conosco l'autore della bella immagine a cui ti riferisci. Comunque mi sembra un dipinto in stile preraffaellita del XIX sec.

fr. A.R. ha detto...

Ho scoperto che l'immagine di apertura è l'adorazione dei magi dipinta nel 1915 da John McKirdy Duncan, pittore simbolista scozzese.

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