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lunedì 23 febbraio 2009

Qualcuno, gentilmente, scomunichi padre Peter Kennedy

Cose inconcepibili stanno avvenendo in una parrocchia australiana di Brisbane (vedi post precedente). Il parroco di St. Mary, Peter Kennedy, settantenne, che ha completamente sovvertito anche le più basilari norme della fede cattolica, continua a resistere strenuamente all'ultimatum di rimozione che scadeva il 21 febbraio (leggi il decreto). Sono passati due giorni e non succede niente. Il povero arcivesvo Jhon Bathersby pare quasi lasciato solo e sembra quasi spaventato dall'opinione pubblica: il decreto da lui emesso si limita a rimuovere dall'ufficio di amministratore parrocchiale il buon vecchio prete! A parte i giornali australiani che saltellano di gioia per la confusione e il conflitto montante, nessuno pare farsi ufficialmente sentire. Capisco che Roma voglia giustamente non intromettersi in questioni di competenza della Chiesa locale. Ma possibile che la Congregazione della Dottrina della Fede, che per molto meno ha inquisito fior fior di docenti di teologia, non commini una scomunica fulminante a chi continua a disprezzare la formula cattolica del battesimo, benedire matrimoni omosessuali, leggere di tutto a messa a parte la bibbia, celebrare allegramente qualunque cosa tranne il sacrificio di Cristo (il quale non è neanche considerato Dio, dal buon parroco e dai suoi seguaci), mettere una statua di Buddha in chiesa (prontamente distrutta a martellate da un intransigente parrocchiano "ultraconservatore)?? E dopo tutto questo marasma, non mi risulta neppure, ma spero di sbagliarmi, che Peter Kennedy sia mai stato sospeso "a divinis", nonostante le assurdità che celebra e che predica.

Allora: qui c'è veramente qualcosa che è completamente deragliato.
Io non sono, sinceramente, tenero contro le disobbedienze dei lefebvriani. Ma un conto è un comportamenteo scismatico, anche grave come l'ordinare vescovi illecitamente, un'altro è l'eresia a tutto tondo manifestata spudoratamente da questo prete nostalgico dei bei tempi andati ('68) e ormai fondatore di un'altra religione. Dice di voler resistere, perchè senza di lui la sua comunità non ha speranza di continuare (e ti credo!). Dice che verrebbe riassorbita nella normalità cattolica, che tenta di livellare tutto e tutti (o tenta solo di tenere un collegamento con Gesù Cristo...ma questo a p. Peter sfugge). Il "presidente eucaristico" della comunità di St Mary, forte di 1500 supporters, vuole resistere anche alla forza pubblica, se fosse necessario. Auguri! Proprio un comportamento cristiano, per amore della verità. Non c'è che dire. Comunione presbiterale con il proprio vescovo, di cui si è "necessario collaboratore". 

Ormai siamo al congregazionalismo più spinto. Anzi, oltre. Qui siamo veramente fuori non del cattolicesimo, ma del cristianesimo. I parrocchiani rimasti (tutti i cattolici evidentemente sono già fuggiti da anni), dicono che si trovano bene, che c'è un nutrimento spirituale e umano in questo modo inclusivo di condurre la chiesa, dando visibilità e primo piano alle donne, agli aborigeni ecc. ecc. Ci si trova bene, psicologicamente uniti e accolti. Ma poi, che esista Dio o meno, è affare privato, non ci si deve intromettere. Tantomeno si deve giudicare cosa crede l'uno e cosa crede l'altro, è contro la privacy di ciascuno con il suo spirito interiore. E' osceno cercare di "imporre l'ortodossia" in cui i vescovi (poveretti antiquati) continuano a voler costringere quanti vogliono sentirsi "cattolici ma liberi". Pensieri di questo tenore continuano, ahimè, a propagarsi. 

L'eresia è invece una cosa seria. Chi cambia il messaggio di Cristo e mette i propri pensieri, idee o ideologie al posto di Dio, soprattutto se è incaricato di condurre altri a Cristo, è in realtà un agente della distruzione della base unica del cristianesimo. Per questo esistono i vescovi, il cui compito è mantenere i fratelli nel messaggio originale, consegnato loro nell'ininterrotta tradizione apostolica. 
Per questo esiste il Papa, che deve confermare nella fede i suoi fratelli (non nella scienza, non nella politica, o in qualche altra cosa).
Se la chiesa è una comunità di fede, a cui si aderisce in base ad un credo e ad un'alleanza condivisa liberamente e accettata, perchè - mi domando- qualcuno vuol continuare a dirsi cattolico nominalmente, infischiandosene di tutto quello che l'essere cattolico sostanzialmente significa e richiede? Basta il benessere psico-fisico-sociologico per riconoscere che una chiesa è nella verità?

Approfondimenti in inglese:

1 commento:

Anonimo ha detto...

Almeno le sue Messe saranno sicuramente invalide.

Antonio

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