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mercoledì 22 aprile 2009

Chiese inabitabili e architetti che non si esprimono più in linguaggio cristiano

Interessante articolo, trovato su Fides et Forma, sul disastro contemporaneo delle "nuove chiese". Fenomeno di degrado architettonico tipicamente - ma non solo - italiano. Ci si domanda come mai si sia giunti a disastrosi e costosissimi "templi" di cemento armato privi di ogni riferimento sacro condiviso. Forse bisognerebbe chiedere ai committenti: a che cosa pensate quanto dovete commissionare una chiesa? Se l'edificio fosse la manifestazione materiale della comunità che lo edifica e lo abita, ci sarebbe ormai poco da rallegrarsi dello stato della fede del popolo italiano. Fortunamente sappiamo invece che molte chiese futuristiche, freddamente pianificate e tragicamente realizzate, sono state il più delle volte "imposte" al popolo di Dio, la cui sensibilità andrebbe in tutt'altra direzione. C'è da chiedersi ancora se i razionalisti ecclesiali "al potere", molto spesso - ahimè- mitrati, siano davvero in consonanza con il popolo ad essi affidato... almeno per quanto riguarda l'estetica religiosa dobbiamo proprio dire un secco NO.

chiesa di Dio Padre Misericordioso - Roma

CHIESE COME HANGAR. I MOSTRI SACRI E VUOTIda Libero 18.04.09

di Caterina Maniaci

Pompose, troneggianti come cattedrali nel deserto, costosissime e praticamente vuote: sono le chiese costruite oggi, soprattutto in Italia. Quelle sorte nelle periferie, come la celeberrima chiesa di Dio Padre Misericordioso nel quartiere di Tor Tre Teste a Roma. Ma non solo in periferia: basti ricordare la nuova chiesa a San Giovanni Rotondo, dedicata a San Pio, progettata nientedimeno che da Renzo Piano. Eppure, quasi tutti i pellegrini, dopo un frettoloso passaggio, corrono a riempire il vecchio ma rassicurante santuario, a pochi metri di distanza.
Insomma, le nuove chiese non piacciono, assomigliano a piscine, hangar, cantine, auditorium, a tutto tranne che a chiese, si lamentano i fedeli, che perlopiù si sentono respinti dalla loro freddezza, dalla quasi totale mancanza di immagini, quasi fosse tornato una sorta di diktat iconoclastico, o di vezzo veteroprotestante. Ma intanto si continuano a costruire così. Allora che fare? Con quali criterio ripensare le chiese del nuovo millennio? Gli interrogativi ritornano in occasione di Koinè, la rassegna internazionale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto, che si apre oggi a Vicenza e si concluderà lunedì. Un’edizione importante, quella del 2009, perché coincide con i vent’anni di vita di questo appuntamento, ormai un vero punto di riferimento del settore. Nelle giornate di studio, un argomento in agenda è proprio la progettazione di nuove chiese e l’inventario dei beni culturali ecclesiastici.
Diciamolo francamente, c’è di che disperarsi per lo stato dell’arte. «La verità che è esistono tre “fazioni”, se così si possono definire, dentro la Conferenza episcopale italiana», spiega Ciro Lomonte, architetto, specializzato nell’architettura per il culto e nell’arte sacra, autore di saggi e pubblicazioni sul tema, «ossia i “modernisti”, o meglio i progressisti, i più diffusi nella Cei, che scelgono e promuovono a pieni voti i progetti più sensibili alle mode contemporanee, e individuano nella chiesa di Meier, in quella di Piano dedicata a Padre Pio, o quella di Gesù Redentore a Modena progettata da Mauro Galantino, modelli da seguire e divulgare». Modelli costosi e poco agevoli: la chiesa a Tor Tre Teste è costata più di 25 milioni di euro, è calda d’estate e fredda d’inverno, l’impianto di aerazione non si può usare perché si porterebbe via quasi tutto il bilancio parrocchiale.
«Poi ci sono i “tradizionalisti”», prosegue l’architetto Lomonte, «che però in Italia non hanno praticamente seguito, mentre sono molto diffusi e apprezzati negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove si sono costruite, e si continuano a costruire, chiese a imitazione del gotico, del rinascimentale, dello stile coloniale spagnolo, con effetti che talvolta sfiorano anche il ridicolo». Esiste anche una “terza via”, «una strada tutta da sperimentare, molto complessa, di cui io stesso sono un fautore, e che prevede il recupero della tradizione non come mera copia passiva, ma “rimeditata”, nell’attenzione alla dignità e alla bellezza oggettiva, grazie anche alla valorizzazione della nostra straordinaria passione artigianale». Ma se si potessero fare degli esempi positivi più recenti... «Bisogna tornare indietro di un bel po’, agli inizi del Novecento, ad Antonio Gaudí e alla sua Sagrada Familia, a Barcellona, o alle opere dello sloveno Jon Plecnik, più o meno dello stesso arco temporale». Niente di più vicino a noi? «Niente. E questo fa pensare. Nella Chiesa esiste una “minoranza” che continua a imporre un modello di edificio di culto ispirato ad una sorta di meditazione orientaleggiante, o ai templi massonici, con le statue e le immagini fuori posto, o del tutto assenti». Come assenti sempre più rischiano di essere i fedeli, dentro queste chiese.
chiesa di Padre Pio - San Giovanni Rotondo

3 commenti:

Anonimo ha detto...

La crisi dell'architettura sacra (in proporzioni così planetarie) è solo cattolica; altrove o non c'è o è irrilevante; perché?
Perché è la fede ad essere in crisi. Perché è la pastorale ad esssere in crisi.
Perché è il sacerdozio ad essere in crisi. E siccome i committenti delle chiese sono questi ultimi, le conseguenze sono inevitabili. Le reazioni a questa crisi paurosa sono purtroppo esagerate: si costruiscono altari "tridentini" o "barocchi", complice il rinnovato interesse per il rito antico. Ma un altare con una selva di gradini, bello esteticamente, non è molto "liturgico". E pensare che il pontificale del rito antico prevede che l'altare sia staccato dalla parete. Perché non si ricuperano gli elementi paleocristiani come il ciborio?

lycopodium ha detto...

Sono d'accordissimo con l'Anonimo: la presenza del ciborio/baldacchino è un vero e proprio punto nodale per una autentica ripresa dell'architettura liturgica; sarà paradossale ma di questa presenza si è fatto propugnatore, nei suoi libri, proprio l'altrove criticato Valenziano. L'arch. Lomonte svolge da anni una interessante disamina dell'impasse dell'architettura liturgica di oggi. Un esempio del dibattito che ha suscitato è qua:
http://regola.blogspot.com/2008/12/ciro-lomonte-commenta-roberto-gabetti.html

Fr. Benedict ha detto...

D'accordo. La crisi e' tipicamente cattolica. Chissa' se le cose migliorano??? Detto questo noto con interesse il blog australiano http://coo-eesfromthecloisternovices.blogspot.com che paragona il cattedrale di Parramatta costruito nel 2003 (purtroppo nella diocesi dove io abito) con la nuova cappella di St. Thomas Aquinas in California, del 2009!

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