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lunedì 11 maggio 2009

Il dialogo interreligioso secondo Benedetto XVI: il dialogo della Verità e della ragione umana. Monumentale discorso

Un testo cesellato che farà storia, quello di Papa Benedetto all'incontro interreligioso di questo pomeriggio al Notre Dame of Jerusalem Center.
Peccato che un rappresentante musulmano, senza neanche essere invitato, abbia preso la parola dopo il Papa abbia provocato il primo incidente sulla via del dialogo, criticando pesantemente e inopportunamente Israele (senza peraltro che il Papa capisse nulla di ciò che stava avvenendo, perchè l'intervento in arabo non gli veniva tradotto). Secondo Padre Lombardi, un vero esempio del contrario del dialogo. E dire che lo stesso personaggio, Tayseer Tamimi, aveva fatto la stessa cosa durante la visita di Giovanni Paolo II (ma qualcuno controlla i presenti a questi incontri?)!
Potremmo dire una triste evenienza, o forse una conferma di quanto sia necessario mettere in pratica ciò che il Papa aveva appena raccomandato? C'è davvero un gran bisogno di basarsi sulla ricerca della Verità, per incontrarsi al di là delle differenze religiose, confessionali e culturali, altrimenti non c'è limite al conflitto. Solo la ragione, illuminata da Dio, può tenere insieme gli esseri umani.
Sembra quasi incredibile che il baluardo della Ragione universale - non solo Occidentale - sia oggi rappresentato dal Successore di Pietro, i cui antecessori erano considerati, qui da noi, i più oscurantisti nemici dell'illuminata ragione di un tempo moderno ormai tramontato.
Il relativismo lasciato in eredità dall'eclissi della verità smarrita dall'Occidente, però, si sbriciola sotto la logica realista e adamantina di Benedetto XVI. L'unico dialogo interreligioso serio e credibile è quello che ricerca una verità, unica, accessibile e conoscibile.
E' il trionfo della teologia, non quella degli abbracci indifferentisti e delle preghiere sincretiste, ma la fede che cerca una solida intelligenza, comprensibilità. Questa fede che cerca intelligenza anche se si scontra continuamente con problematiche nuove, date dalle differenti prospettive e dal franoso terreno della cultura in continuo movimento, non rinuncia e non rinuncerà mai al suo servizio all'incontro fra Uomo e Dio.
Penso proprio che, come il discorso natalizio del 2005 alla Curia Romana, rimane la pietra miliare ad intra del pensiero di Papa Benedetto, questo discorso diverrà il punto di paragone del pensiero ad extra del nostro, straordinario pontefice. A voi la lettura.

Discorso del Papa al "Notre Dame of Jerusalem Center"


Cari Fratelli Vescovi,
Distinti Capi Religiosi,
Cari Amici,

è motivo di grande gioia per me incontrarvi questa sera. Desidero ringraziare Sua Beatitudine il Patriarca Fouad Twal per le sue gentili parole di benvenuto espresse a nome di tutti i presenti. Ricambio i calorosi sentimenti espressi e cordialmente saluto tutti voi e i membri dei gruppi ed organizzazioni che rappresentate.

“ Il Signore disse ad Abramo, ‘ Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò’... Allora Abramo partì...e prese la moglie Saràh” con sé (Gn 12,1-5). L’irruzione della chiamata di Dio, che segna gli inizi della storia delle tradizioni della nostra fede, venne udita nel mezzo dell’ordinaria esistenza quotidiana dell’uomo. E la storia che ne conseguì fu plasmata, non nell’isolamento, ma attraverso l’incontro con la cultura Egiziana, Hittita, Sumera, Babilonese, Persiana e Greca.

La fede è sempre vissuta in una cultura. La storia della religione ci mostra che una comunità di credenti procede per gradi di fedeltà piena a Dio, prendendo dalla cultura che incontra e plasmandola.
Questa stessa dinamica si riscontra in singoli credenti delle tre grandi tradizioni monoteistiche: in sintonia con la voce di Dio, come Abramo, rispondiamo alla sua chiamata e partiamo cercando il compimento delle sue promesse, sforzandoci di obbedire alla sua volontà, tracciando un percorso nella nostra particolare cultura.

Oggi, circa quattro mila anni dopo Abramo, l’incontro di religioni con la cultura si realizza non semplicemente su un piano geografico. Certi aspetti della globalizzazione ed in particolare il mondo dell’internet hanno creato una vasta cultura virtuale il cui valore è tanto vario quanto le sue innumerevoli manifestazioni. Indubbiamente molto è stato realizzato per creare un senso di vicinanza e di unità all'interno dell’universale famiglia umana. Tuttavia, allo stesso tempo, l'uso illimitato di portali attraverso i quali le persone hanno facile accesso a indiscriminate fonti di informazioni può divenire facilmente uno strumento di crescente frammentazione: l’unità della conoscenza viene frantumata e le complesse abilità di critica, discernimento e discriminazione apprese dalle tradizioni accademiche ed etiche sono a volte aggirate o trascurate.

La domanda che poi sorge naturalmente è quale contributo porti la religione alle culture del mondo che contrasti la ricaduta di una così rapida globalizzazione. Mentre molti sono pronti a indicare le differenze tra le religioni facilmente rilevabili, come credenti o persone religiose noi siamo posti di fronte alla sfida di proclamare con chiarezza ciò che noi abbiamo in comune.

Il primo passo di Abramo nella fede, e i nostri passi verso o dalla sinagoga, la chiesa, la moschea o il tempio, percorrono il sentiero della nostra singola storia umana, spianando la strada, potremmo dire, verso l’eterna Gerusalemme (cfr Ap 21,23). Similmente ogni cultura con la sua specifica capacità di dare e ricevere dà espressione all'unica umana natura. Tuttavia, ciò che è proprio dell’individuo non è mai espresso pienamente attraverso la cultura di lui o di lei, ma piuttosto lo trascende nella costante ricerca di qualcosa al di là. Da questa prospettiva, cari Amici, noi vediamo la possibilità di una unità che non dipende dall’uniformità. Mentre le differenze che analizziamo nel dialogo inter-religioso possono a volte apparire come barriere, tuttavia esse non esigono di oscurare il senso comune di timore riverenziale e di rispetto per l'universale, per l'assoluto e per la verità che spinge le persone religiose innanzitutto a stabilire rapporti l’una con l’altra. E’ invece la partecipata convinzione che queste realtà trascendenti hanno la loro fonte nell’Onnipotente e ne portano tracce – quell’Onnipotente che i credenti innalzano l’uno di fronte all’altro, alle nostre organizzazioni, alla nostra società e al nostro mondo. In questo modo, non solo noi possiamo arricchire la cultura ma anche plasmarla: vite di religiosa fedeltà echeggiano l’irrompente presenza di Dio e formano così una cultura non definita dai limiti del tempo o del luogo ma fondamentalmente plasmate dai principi e dalle azioni che provengono dalla fede.

La fede religiosa presuppone la verità. Colui che crede è colui che cerca la verità e vive in base ad essa. Benché il mezzo attraverso il quale noi comprendiamo la scoperta e la comunicazione della verità differisca in parte da religione a religione, non dobbiamo essere scoraggiati nei nostri sforzi di rendere testimonianza al potere della verità.

Insieme possiamo proclamare che Dio esiste e che può essere conosciuto, che la terra è sua creazione, che noi siamo sue creature, e che egli chiama ogni uomo e donna ad uno stile di vita che rispetti il suo disegno per il mondo. Amici, se crediamo di avere un criterio di giudizio e di discernimento che è divino nella sua origine e destinato a tutta l’umanità, allora non possiamo stancarci di portare tale conoscenza ad influire sulla vita civile. La verità deve essere offerta a tutti; essa serve a tutti i membri della società. Essa getta luce sulla fondazione della moralità e dell’etica, e permea la ragione con la forza di andare oltre i suoi limiti per dare espressione alle nostre più profonde aspirazioni comuni. Lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o della pluralità culturale, la verità rende il consenso possibile e mantiene ragionevole, onesto e verificabile il pubblico dibattito e apre la strada alla pace.
Promuovendo la volontà di essere obbedienti alla verità, di fatto, allarga il nostro concetto di ragione e il suo ambito di applicazione e rende possibile il dialogo genuino delle culture e delle religioni di cui c’è oggi particolarmente bisogno.
Ciascuno di noi qui presenti sa, pure, comunque che la voce di Dio viene udita oggi meno chiaramente, e la ragione stessa in così numerose situazioni è divenuta sorda al divino. E, però, quel “vuoto” non è vuoto di silenzio. Al contrario, è il chiasso di pretese egoistiche, di vuote promesse e di false speranze, che così spesso invadono lo spazio stesso nel quale Dio ci cerca. Possiamo noi allora creare spazi, oasi di pace e di riflessione profonda, in cui si possa nuovamente udire la voce di Dio, in cui la sua verità può essere scoperta all’interno dell’universalità della ragione, in cui ogni individuo, senza distinzione di luogo dove abita, o di gruppo etnico, o di tinta politica, o di credenza religiosa, può essere rispettato come persona, come un essere umano, un proprio simile? In un’epoca di accesso immediato all’informazione e di tendenze sociali che generano una specie di monocultura, la riflessione profonda che contrasti l’allontanamento della presenza di Dio rafforzerà la ragione, stimolerà il genio creativo, faciliterà la valutazione critica delle consuetudini culturali e sosterrà il valore universale della credenza religiosa.

Cari amici, le istituzioni e i gruppi che voi rappresentate s’impegnano nel dialogo interreligioso e nella promozione di iniziative culturali in un vasto ambito di livelli. Dalle istituzioni accademiche – e qui voglio fare speciale menzione delle eccezionali conquiste dell’Università di Betlemme – ai gruppi di genitori in difficoltà, da iniziative mediante la musica e le arti all’esempio coraggioso di madri e padri ordinari, dai gruppi di dialogo alle organizzazioni caritative, voi quotidianamente dimostrate la vostra convinzione che il nostro dovere davanti a Dio non si esprime soltanto nel culto ma anche nell’amore e nella cura per la società, per la cultura, per il nostro mondo e per tutti coloro che vivono in questa terra. Qualcuno vorrebbe che noi crediamo che le nostre differenze sono necessariamente causa di divisione e pertanto al più da tollerarsi. Alcuni addirittura sostengono che le nostre voci devono semplicemente essere ridotte al silenzio. Ma noi sappiamo che le nostre differenze non devono mai essere mal rappresentate come un’inevitabile sorgente di frizione o di tensione sia tra noi stessi sia, più in largo, nella società. Al contrario, esse offrono una splendida opportunità per persone di diverse religioni di vivere insieme in profondo rispetto, stima e apprezzamento, incoraggiandosi reciprocamente nelle vie di Dio. Sospinti dall’Onnipotente e illuminati dalla sua verità, possiate voi continuare a camminare con coraggio, rispettando tutto ciò che ci differenzia e promuovendo tutto ciò che ci unisce come creature benedette dal desiderio di portare speranza alle nostre comunità e al mondo. Dio ci guidi su questa strada!

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana

1 commento:

Anonimo ha detto...

Si è molto preoccupati per l'intervento fuori programma dello sceicco Taysir Al-Tamimi durante l'incontro interreligioso al Centro Notre Dame di Gerusalemme. Personalmente ritengo che sia il minimo che potesse accadere. Come si può pretendere che non vengano fuori certe questioni in una realtà esplosiva come la Terra Santa? Tanto per cambiare, non sono affatto d'accordo con la dichiarazione di Padre Lombardi, che ha definito l'intervento una "negazione del dialogo". Chiedo: che cosa significa "dialogo"? Se dialogo significa dire solo ciò che l'altro si aspetta di sentire, lo trovo del tutto superfluo. Il bello del dialogo sta proprio nel fatto che ci costringe ad ascoltare ciò che è diverso da quel che noi pensiamo. Se poi qualcuno si alza e se ne va, vuol dire che non ha la coscienza cosí tranquilla...

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