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lunedì 26 ottobre 2009

Iniziano i colloqui con i Lefebvriani, ma a Lourdes il trionfalismo della FSSPX rovina il clima e non si cura dei sentimenti del Papa


Oggi iniziano i colloqui dottrinali tra la Santa Sede e la Fraternità di San Pio X, per far finalmente comprendere ai lefebvriani che la Chiesa Cattolica, ufficialmente, è la sola interprete autentica della lettera di ogni ogni Concilio Ecumenico, e chi non si sottomette al magistero del Sommo Pontefice non può fregiarsi dell'appellativo di "cattolico".
Ma proprio alla vigilia dei colloqui che cosa ci tocca vedere? Il vescovo lefebvriano Tissier de Mallerais che pontifica al trono nella Basilica san Pio X di Lourdes! Neanche fosse il vescovo diocesano! (qui la notizia) Non bastava il faldistorio? Sanno benissimo i Lefebvriani che questo gesto, che può sfuggire a chi frequenta solo il Novus Ordo può passare inosservato. Ma non è così. E' un gesto simbolico esplicito. Addirittura usa il pastorale, a riconoscersi una potestà che il Papa, finora gli nega esplicitamente. I simboli parlano: non era meglio fare sfoggio di umiltà in questa occasione?
Questo è correre troppo e non rispettare non solo i sentimenti del Pontefice, che è stato generoso - a sue spese - con i fratelli della FSSPX, ma anche non tener conto della lettera che il Papa ha mandato a tutti i vescovi dopo i "tumulti" scoppiati all'indomani della remissione delle scomuniche. Ve la cito perchè la memoria di molti è corta:
"Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali. Finché la Fraternità non ha una posizione canonica nella Chiesa, anche i suoi ministri non esercitano ministeri legittimi nella Chiesa. Bisogna quindi distinguere tra il livello disciplinare, che concerne le persone come tali, e il livello dottrinale in cui sono in questione il ministero e l’istituzione. Per precisarlo ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri – anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa."
Evidentemente il Vescovo di Tarbes e Lourdes non ha ricevuto la lettera (o non vuole far polemica con nessuno). Qui non si tratta di dare un altare ad un sacerdote di un'altra chiesa non in comunione con Roma, si tratta di sacerdoti cattolici finora sospesi "a divinis". Non so se sia chiara la differenza.
Veramente il cattivo gusto e la faciloneria di certi elementi non ha fine. Mi chiedo poi come il rettore di Lourdes abbia potuto dare il suo consenso ad un pontificale del genere! Se proprio si voleva, per santa carità esagerata, poteva bastare una cappellina, consci che si trattava comunque - ancora- di una messa illecita per il diritto canonico, sebbene celebrata da un vescovo su cui non pesava più il fardello della scomunica.
Ma ormai ognuno interpreta la legge canonica come vuole, e la Tradizione vale solo quando conviene. Che sconforto, che tristezza. Questo trionfalismo lefebvriano è proprio agli antipodi dell'umiltà che servirebbe in questo frangente. Speriamo proprio che i colloqui portino frutto. Ma ci sarà bisogno di tanto aiuto dal cielo.

8 commenti:

Francescana ha detto...

A me sembra che ultimamente tutti pensano di poter fare ciò piace all'interno della Chiesa...non c'e' più l'umiltà di chinare il capo e ubbidire...quale lezione avrebbe da impartire ancora oggi San Francesco...

Don Tiddi ha detto...

Davvero un colpo anti-tradizionale. Un vescovo che non è formalmente nel collegio episcopale, e quindi senza alcuna potestà di magistero e di giurisdizione, pontifica al Trono e sembra con l'avvallo dell'ordinario del luogo. Incredibile.
Leggete qui:
"È da sottolineare, ancora una volta, la centralità del trono nella liturgia romana pontificale: in tal senso il Caeremoniale episcoporum è rigorosissimo nel riservare al solo ordinario diocesano l'uso del trono che dovrà cedere solamente ad un cardinale, in ideale ossequio alla dignità principe dello stesso. Solo col decreto 4023 della Congregazione dei Riti del 9 maggio 1889, successivo quindi all'ultima editio typica del Caeremoniale, ancora in vigore nel 1962, si rimette alla facoltà degli ordinari di cedere il trono ad altro vescovo, purché non sia il suo coadiutore, ausiliare, né il vicario generale della sua diocesi, né un canonico del suo capitolo. Si veniva così a mitigare, parzialmente, la rigorosa disciplina fino ad allora vigente."
da: http://www.unavoce-ve.it/05-03-33.htm

Anonimo ha detto...

Ma stento a credere che il Vescovo di Lourdes abbia concesso l'uso del pastorale a mons. Tissier de Mallerais nel suo territorio. Non credo che si possano disprezzare così tanto i simboli liturgici da non rendersi conto di cosa significa tutto questo.
Vuol dire che certi vescovi cattolici ormai sono talmente liberali da non rendersi conto neanche delle proprie prerogative.
Mi viene da piangere.

Anonimo ha detto...

Secondo me siete fuori strada.
Quella della Basilica di San Pio X non è la Cattedra Episcopale del Vescovo di Tarbes-Lourdes, ma la sede del celebrante, di qualunque, celebrante, preseda la Messa in Basilica. Anche il mio Vescovo Diocesano ha celebrato sedendo su quella stessa sedia e senza chiedere il permesso a mons. Perrier, come qui è avvenuto.
Vi ricordo che l'anno passato, quando la FSSPX fece il suo annuale pellegrinaggio fu un sacerdote a presiede, con i quattro vescovi semplicemente assistenti in abito corale, in quanto rispettosi del fatto che la scomunica non era ancora rimessa, non era corretto celebrare.

Gianni ha detto...

All'anonimo delle 15.31: Non si sta parlando del luogo fisico "sede del celebrante", ma della forma pontificale.
Ho visto che anche su Rorate Caeli che ha messo in bella vista la notizia ci sono delle rimostranze per gli stessi motivi che troviamo nel post e nei commenti.

Anonimo ha detto...

Non se ne sarà probabilmente accorto nessuno...
detto questo, può darsi che il Vescovo di Tarbes e Lourdes l'avrà fatto credendo di far ossequio al papa, che ha aperto il tavolo di trattativa con i lefebvriani.
Insomma poi, non è l'unico...

Anonimo ha detto...

A me da fedele qualunque non avrebbe fatto piacere ascoltare un'omelia di un VESCOVO non in comunione con il Papa proprio in occasione di un pellegrinaggio a Lourdes, dove si cerca di ricaricare le pile della propria spiritualità in comunione con la Chiesa cattolica e non in dissidio con la stessa.
LDA

liturgia.it ha detto...

In liturgia i simboli significano la realtà e che realtà: non si può scherzare. Il referente è l'agire di Dio: non è semplice mancanza di rispetto territoriale o di prestigio. La verità è solo nell'obbedienza, qualunque essa sia se proviene dalla cattedra di Pietro: solo così si è in Cristo, obbediente fino alla morte e alla morte di croce.

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