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sabato 29 maggio 2010

La traduzione politicamente corretta: orazioni SS. Trinità

Brontolii festivi & traduzioni liturgiche....


Colletta
O Dio Padre, che hai mandato nel mondo il tuo Figlio, Parola di verità, e lo Spirito santificatore per rivelare agli uomini il mistero della tua vita, fa' che nella professione della vera fede riconosciamo la gloria della Trinità e adoriamo l'unico Dio in tre persone. Per il nostro Signore...

Deus Pater, qui, Verbum veritátis et Spíritum sanctificatiónis mittens in mundum, admirábile mystérium tuum homínibus declárasti, da nobis, in confessióne veræ fídei, ætérnæ glóriam Trinitátis agnóscere, et Unitátem adoráre in poténtia maiestátis. Per Dóminum.


Questa volta la traduzione della colletta in italiano sarebbe davvero perfetta, precisa nella traduzione, ma anche scorrevole nella lingua nostrana. Però! Però si arriva in fondo e ci si scontra con il politicamente corretto. Non è bene dire - come invece fa la Bibbia ad ogni passo e i Salmi in particolare - che Dio è "rivestito di potenza" e "di maestà". No! Troppo monarchico, meglio il democratico "tre persone"!! Ma questo fa saltare tutto il senso della frase e il suo logico e bilanciato richiamo del mistero celebrato: c'è la "gloria della Trinità" che già si riferisce alle tre persone (ovvio no?), e c'è l'Unità, "in potentia maiestatis" perchè è la sostanza divina, niente meno, ciò che rende Dio il Signore. Gloria e Potenza, poi, come sanno tutti quelli che hanno familiarità con la Bibbia sono correlati, e non c'entrano nulla con il trionfalismo, ma con il riconoscere a Dio le sue prerogative.
Purtroppo, evidentemente non per ignoranza linguistica, ma per spirito di contestazione sessantottesca, anche questa splendida preghiera ci arriva manipolata dai traduttori, che, come spessissimo accade nel Messale italiano, sostituiscono le idee che piacciono loro (debitamente approvate, certo), alle idee che dovrebbero semplicemente offrire al popolo in una lingua comprensibile.

Ma non parliamo poi del mezzo disastro della super oblata! Anzi ne parliamo:

Invochiamo il tuo nome, Signore, su questi doni che ti presentiamo: consacrali con la tua potenza e trasforma tutti noi in sacrificio perenne a te gradito. Per Cristo nostro Signore.

Sanctífica, quæsumus, Dómine Deus noster, per tui nóminis invocatiónem, hæc múnera nostræ servitútis, et per ea nosmetípsos tibi pérfice munus ætérnum. Per Christum.


Sorvoliamo sul fatto che, come al solito, in italiano a Dio si danno ordini (consacrali è imperativo presente) mentre in latino c'è almeno quel senso di umile richiesta, espresso con quaesumus, che mitiga l'imperativo (sanctifica) e che quasi mai viene tradotto. Invece la "potenza" sparita dalla colletta riappare qui dove non c'era, avete notato (sanctifica = consacrali con la tua potenza)?. Ma quello che qui disturba di più è che il traduttore ha rescisso il nesso tra l'invocazione del nome di Dio e la santificazione dei doni e il nesso tra il nostro diventare un sacrificio perenne e il sacrificio dei santi doni consacrati dall'invocazione del nome di Dio (Signore Dio nostro, Domine Deus noster).
Il latino dice infatti per ea: cioè "per loro mezzo"; per il fatto che partecipiamo ai santi doni, che sono il sacrificio di Cristo, diventiamo anche noi un dono eterno con lui. Si dà il caso che lo stesso concetto con le stesse parole sia espresso nella preghiera eucaristica III che spesso e volentieri viene pronunciata per consacrare i doni. Ecco cosa si dice nella II epiclesi: concede, ut qui Corpore et Sanguine Filii tui reficimur, Spiritu eius Sancto repleti, unum corpus et unus spiritus inveniamur in Christo. Ipse nos tibi perficiat munus aeternum. Una bella formula trinitaria, d'altra parte: si chiede al Padre, che quanti mangiamo del Corpo e Sangue di Cristo (per ea), siamo ripieni di Spirito Santo, ed "egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito".
La traduzione della preghiera sulle offerte giustappone invece due richieste, senza nesso causale, senza nesso strumentale: parla dei "doni che ti offriamo", ma sarebbe tradurre dire "doni del nostro servizio sacerdotale", inizia con la menzione della nostra attività "invochiamo il tuo nome" e non con l'azione divina "Sanctifica", mettendo simbolicamente l'azione umana davanti a quella divina.... "Ma sì, tanto la gente non ascolta", dirà più di un sacerdote lettore. E allora, dico io, che le diciamo a fare in Italiano 'ste preghiere? Se le capisce solo il Signore, tanto vale dirgliele in latino. Se invece le diciamo in italiano sarà mica perchè il "popolo" possa ricevere in totalità il profondo senso dogmatico in esse contenuto e non le rimaneggiature dei traduttori?

E concludiamo con la preghiera finale, ovviamente:

Signore Dio nostro, la comunione al tuo sacramento, e la professione della nostra fede in te, unico Dio in tre persone, ci sia pegno di salvezza dell'anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore.

Profíciat nobis ad salútem córporis et ánimæ, Dómine Deus noster, huius sacraménti suscéptio, et sempitérnæ sanctæ Trinitátis eiusdémque indivíduæ Unitátis conféssio. Per Christum.


Qui pare che i traduttori abbiano fatto un lavoro semplice e ordinato, senza invenzioni o fraintendimenti. Traducono addirittura Domine Deus noster con Signore Dio nostro, e non con Padre. MALE, perchè questa volta ci stava bene. A chi è rivolta, infatti questa preghiera? In italiano non è chiaro: "Signore Dio nostro" può essere il Padre o il Figlio (di solito è il Padre). Ma poi di parla del "tuo sacramento", allora è il Figlio, visto che la Comunione è il sacramento di Cristo (del suo Corpo e del suo Sangue). In latino, invece, si parlava di "ricezione di QUESTO sacramento" (susceptio huius sacramenti). Ma poi che fa la preghiera italiana? Saluta il Signore Dio nostro "unico Dio in tre persone"! Cosa alquanto stravagante, non perchè le preghiere non si debbano rivolgere alla Trinità, ma perchè aveva iniziato a rivolgersi ad una delle Divine Persone, e adesso passa a invocarla come triplice. Invece il latino, preciso e corretto, richiama, dopo "la ricezione di questo sacramento", la confessione di fede della Santa e sempiterna Trinità e della medesima individua Unità":
Proposta:
Signore Dio nostro, siano pegno della salvezza dell'anima e del corpo la comunione al Sacramento rivevuto, e la professione della nostra fede nella santa ed eterna Trinità, indivisibile Unità. Per Cristo nostro Signore.

1 commento:

Querculanus ha detto...

Puntuale, come al solito. Complimenti.

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