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venerdì 28 maggio 2010

Omelia sulla Santissima Trinità: consigli per afferrare il vento con le mani.

   Come mai nelle omelie si sente parlare tanto di DIO, ma poco della Santissima Trinità? Perché questa non si presta facilmente alla razionalizzazione e alla ideologia moralista che vanno per la maggiore sui pulpiti (soprattutto italiani, c’è da dire). Dice un’autore russo: «La Trinità è la croce sulla quale viene inchiodata la nostra mente». Chi vuole penetrare il mistero con la sola ragione, finisce per non aver più nulla da dire nella predicazione.
Bisogna ricorrere al simbolo, che è come il guanto che la casalinga usa per estrarre dal forno la torta: provate a farne a meno e poi vediamo se riuscite nell’impresa, che con il guanto si rivela piuttosto semplice. Così è il parlare della Trinità.


 Esistono però vari tipi di simboli.
I simboli statici della Trinità sono belli e suggestivi, ma ritengo che nella predicazione ci sia più bisogno di metafore della Trinità in azione, per aiutare a comprendere – pur sempre per mezzo dell’analogia che non può esaurire la realtà divina - almeno alcune scintille della stessa verità che ci è stata rivelata nella storia della salvezza.
Un esempio di simbolo statico, molto caro agli irlandesi (perché viene fatto risalire a San Patrizio loro patrono) è quello del trifoglio: un’unica pianta con tre identiche foglioline che la compongono. E’ un rimando all’espressione del dogma: un unico Dio in tre persone uguali e distinte. Quando vedo il trifoglio come cristiano ho un’immagine botanica della Trinità. Questo è un simbolo che funziona bene per la vista, meno per l’udito.
Infatti la similitudine del trifoglio non mi spiega le relazioni tra le persone divine, e che senso ha la loro uguaglianza nella distinzione. Ecco allora un’altra metafora dalla natura che può aiutarci: Dio Padre è il sole che splende nel cielo con tale forza e splendore che non può essere guardato direttamente (cf. 1Tm 6,15-16).  Il Figlio è la luce del sole che scende dal cielo sulla terra per illuminarla, rendendo possibile vivere e vedere la realtà del mondo (cf Gv 1,4-6; 2 Cor 4,6; Eb1,3).  Lo Spirito Santo è l’invisibile ma ben percepibile calore del sole, l’energia proveniente dalla luce solare, che vivifica e sostiene ogni essere. 
Un’altra metafora dalla radice biblica (Isaia) e patristica (sant’Ireneo) è quella che dipinge il Figlio e lo Spirito Santo come le due braccia di Dio Padre.
Dio Padre fa tutto attraverso le sue braccia e le sue mani: per mezzo del Figlio e dello Spirito ha creato il mondo, ha salvato Israele dall’Egitto portandolo tra le braccia (Is 63,9) e ha mostrato ai popoli con i miracoli la “potenza del suo braccio”. Le braccia del padre misericordioso rimangono sempre aperte per accogliere il figlio prodigo che torna nell’abbraccio della Trinità santa….
Dunque, ricapitolando, sono utili le metafore che ci aiutano a cogliere l’azione dell’unico di Di come trinità di persone, soprattutto quelle già collaudate dall’uso dei Padri o dalla lettura tipologica della Scrittura.


Ma ci sono anche delle metafore “pericolose”, che possono indurre a opinioni errate, non ortodosse. Il pericolo principale, soprattutto per noi occidentali latini, è il modalismo, quella visione, cioè, che interpreta la Trinità come un triplice modo di essere e di apparire dell’unico Dio. Per tale motivo è da evitare, per esempio, l’illustrazione per cui Dio è trino allo stesso modo dell’elemento chimico acqua, che sempre come H2O può trovarsi allo stato liquido, solido o gassoso. Ma in realtà l’acqua non si trova contemporaneamente in questi stati, e neppure necessariamente (mentre lo sono le tre persone divine!).
Il pericolo opposto al modalismo, il triteismo (cioè il pensare alle 3 persone come a 3 dèi) non è in realtà oggi così diffuso. Qui non aiutano certe immagini popolari della Trinità come il Vecchio con la barba, il giovane seduto accanto a lui e la colomba che vola tra loro. Quest’immagine abbastanza recente può essere rettamente decodificata da chi prima conosce la realtà dogmatica, altrimenti rischia di essere una rappresentazione troppo pesantemente mitologica (stile antichi dèi Greci...). Tra l’altro rappresentare il Padre in forma umana non è una gran buona idea, non solo per l’Antico, ma anche per il Nuovo Testamento. Al massimo, più corretta è la rappresentazione antica di tre figure perfettamente identiche e nello stesso atteggiamento, come vediamo nell’immagine che raffigura l’antica icona del Santuario della Trinità di Vallepietra: sembrano “tre Gesù”, e non è un caso, visto che San Giovanni fa dire a Cristo: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 10,15). Ma anche qui stiamo tornando alle immagini per gli occhi e non per le orecchie.


Per mettere, infine, l’accento sulle relazioni delle tre Persone, relazioni che costituiscono il proprium di ciascuna nel possesso comune della sostanza divina, si può usare con attenzione la metafora della famiglia. Anche questa ha un fondamento biblico: Gn 1,27: Dio crea l’uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò, e subito (cf. Gn 1,28) affida alla prima coppia il compito di generare.
Il matrimonio, dalla cui relazione d’amore nasce un figlio, è perciò una significativa metafora delle relazioni d’amore intratrinitarie – sebbene nella distensione del tempo e non nella concentrazione dell’eternità – una metafora che riflette e partecipa in questo caso realmente, ontologicamente, all’essere immagine del Dio trinitario, in cui l’amore del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre costituiscono la persona dello Spirito Santo. Rispettando il principio metaforico, che non sopporta la vivisezione allegorica, e la corrispondenza di ogni punto dell’immagine, possiamo ben prendere anche la famiglia come punto di partenza per l’omelia della prossima solennità.

2 commenti:

fav ha detto...

grazie per il testo.
mi ha fatto ricordare questo si B.Forte:

la famiglia ha un legame profondo con la Trinità. Tutti i colori di Dio vengono a riflettersi in essa. Lo aveva intuito una bambina, che la catechista aveva invitato a riflettere così: “Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio. Come spiegheresti questo?” La piccola, fattasi tutta seria, rispose dopo qualche istante: “Dio sarà il nome di famiglia”. La teologa in erba aveva percepito qualcosa di grande: la comunione dei Tre che sono Uno si riflette e vive nella comunità familiare. Certo, anche la differenza è grande: le tre Persone in Dio sono Uno, mentre nella famiglia il legame d’amore non renderà mai perfettamente uno chi la compone. Tuttavia, si è famiglia quando si tende con tutte le forze ad essere uno nell’amore, non nonostante, ma proprio grazie alle diversità, analogamente a come avviene nell’amore eterno.
da I COLORI DELL’AMORE: IL MATRIMONIO E LA BELLEZZA DI DIO.
buona festa

Mauro ha detto...

grazie fav, bellissimo testo!

Vorrei ricordare qui l'angelus del papa nella Solennità della Santissima Trinità dell'anno scorso. Mi impressiono' molto.

"...
Dio è tutto e solo amore, amore purissimo, infinito ed eterno. Non vive in una splendida solitudine, ma è piuttosto fonte inesauribile di vita che incessantemente si dona e si comunica. Lo possiamo in qualche misura intuire osservando sia il macro-universo: la nostra terra, i pianeti, le stelle, le galassie; sia il micro-universo: le cellule, gli atomi, le particelle elementari. In tutto ciò che esiste è in un certo senso impresso il "nome" della Santissima Trinità, perché tutto l'essere, fino alle ultime particelle, è essere in relazione, e così traspare il Dio-relazione, traspare ultimamente l'Amore creatore.
...
La prova più forte che siamo fatti ad immagine della Trinità è questa: solo l'amore ci rende felici, perché viviamo in relazione, e viviamo per amare e per essere amati. Usando un'analogia suggerita dalla biologia, diremmo che l'essere umano porta nel proprio "genoma" la traccia profonda della Trinità, di Dio-Amore."

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