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domenica 11 luglio 2010

L'emarginazione degli anglocattolici rappresenta la sconfitta del latitudinarismo della Chiesa d'Inghilterra

Gli arcivescovi J. Sentamu di York e R. Williams di Canterbury

Il voto di ieri al Sinodo Generale della Chiesa d'Inghilterra rappresenta un momento cruciale della storia della chiesa anglicana, che la rivela definitivamente per quello che è: una chiesa protestante in paludamenti ricamati (leggere Thompson). Inoltre le spezza il "valore" mitico tanto gelosamente custodito fino ad oggi, cioè l'essere una "broad" church, una chiesa larga, che fa spazio ad ogni posizione dottrinale. Questo non è più vero. La chiesa d'Inghilterra ha scelto a maggioranza e si è schierata per il ministero femminile completo e parificato in tutto a quello maschile. Chi non è d'accordo o si adegua o se ne va. Il voto del "parlamento" ecclesiale ha infatti escluso sia la possibilità di creare delle diocesi aggiuntive, quasi riserve indiane, per i fedeli e il clero impossibilitati ad accettare il ministero femminile, sia l'obiezione di coscienza di vescovi che si rifiutino di ordinare donne vescovo o prete (e per i maschi, in conseguenza, di essere ordinati da donne), sia l'obiezione di coscienza dei consigli parrocchiali nell'accettare l'episcopato femminile o un clero (maschile o femminile) ordinato da una vescovessa.
Vittoria dei liberali su tutta la linea, complice l'intransigenza della camera del clero, che ha votato contro anche le proposte più miti degli Arcivescovi di Canterbury e York che cercavano di minimizzare le future perdite. E hanno subito una scottante sconfitta personale, comunque la si voglia mettere.
La lettura della legislazione proposta (emendamenti 112 e 113) faceva comunque rizzare i capelli a qualunque  cristiano non abituato ai salti mortali del latitudinarismo anglicano. Questi emendamenti cercavano di tenere insieme due posizioni inconciliabili, cioè quella di chi ammette l'episcopato femminile e di chi addirittura lo considera nullo e invalido. Come si fa ad appartenere alla stessa chiesa, anche con amministrazioni separate, se poi non si riconosce il ministero episcopale o pastorale della parrocchia confinante? E che comunione poteva esserci fra vescovi che non vogliono partecipare all'ordinazione delle loro consorelle, visto che proprio l'imposizione delle mani sul candidato all'episcopato (e la successiva concelebrazione) è sempre stato il simbolo e segno dell'unità di una chiesa?
Quindi, anche se può far male agli anglocattolici, il voto di ieri è un voto di verità, che libera dai compromessi ridicoli che finora hanno tenuto perchè non c'erano vescovesse, ma solo parroche, e quindi la fonte del ministero, l'episcopato maschile, era ancora accettabile da tutti gli anglicani. Ma questo è finito. E chi non l'accetta deve ora decidere cosa fare. O preferire la comodità anglicana e rimanere nella propria casa nonostante posizioni teologiche inaccettabili, ma comunque poi ci si abitua a tutto, oppure migrare verso altre confessioni: le candidate principali saranno l'ortodossia e il cattolicesimo.
Papa Benedetto nei mesi scorsi ha già organizzato la struttura di salvataggio per gli anglicani di ritorno: si tratta degli Ordinariati previsti da Anglicanorum Coetibus.
E' giunta l'ora di farli partire. E quest'ora coinciderà con la visita del Papa in Inghilterra e la beatificazione del grande esempio per gli anglicani delusi dalla loro chiesa e in cerca di verità: John Henry card. Newman.


Per chi legge l'inglese o vuole ascoltare il dibattito del Sinodo: ci si può collegare a questa pagina che riporta discussioni in audio e risultati delle votazioni.

Inoltre a questa pagina troverete l'incredibile normativa proposta per far quadrare il cerchio, cioè ammettere l'ormai inevitabile ministero episcopale femminile e insieme far contenti i dissidenti.

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