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martedì 17 gennaio 2012

Benedizione degli animali in onore di sant'Antonio Abate: anche in Piazza san Pietro!

L'arciprete della Basilica Vaticana, il Card. Angelo Comastri, ha presieduto questa mattina la tradizionale benedizione degli animali da fattoria nel giorno del loro patrono, sant'Antonio Abate, o sant'Antonio del porcello. Piazza San Pietro sembra un'aia, o se preferite, l'arca di Noè:



Vi riporto la formula dal Rituale Romanum:


BENEDICTIO EQUORUM ALIORUMVE ANIMALIUM

V. Adiutórium nostrum in nómine Dómini.
R. Qui fecit caelum et terram.
V. Dóminus vobiscum.
R. Et cum spíritu tuo.

Orémus
Deus, refúgium nostrum, et virtus: adésto piis Ecclesiæ tuæ précibus,
Auctor ipse pietátis, et præsta; ut, quod fidéliter pétimus, efficáciter
consequámur. Per Christum Dóminum nostrum. R. Amen.

Orémus
Omnípotens sempitérne Deus, qui gloriosum beátum Antónium, váriis
tentatiónibus probátum, inter mundi hujus túrbines illæsum abíre fecísti: concéde
fámulis tuis; ut et præcláro ipsíus proficiámus exémplo, et a præséntis vitæ
perículis ejus méritis et intercessióne liberémur. Per Christum Dóminum nostrum.
R. Amen.

Orémus
Bene + dictionem tuam, Dómine, hæc animália accípiant: qua córpore
salvéntur, et ab omni malo per intercessiónem beáti Antónii liberéntur.
Per Christum Dóminum nostrum. R. Amen.


Et aspergantur aqua benedicta.


Vi riporto anche la benedizione-che-evita-di-benedire, tratta dal Nuovo Benedizionale, in cui si cerca quanto possibile di evitare di benedire direttamente le cose e perfino gli animali, (la teologia che ci sta dietro è: bisogna benedire Dio che ci offre i suoi doni, non bisogna benedire i doni. Evidentemente questa interpretazione della benedizione, tipicamente giudaica e laicale, pur assunta da sempre tra i cristiani, non è però quella intesa dalla Chiesa latina quando desidera "benedire qualcosa". La Chiesa infatti conosce e usa da sempre anche la benedizione di Dio sulle cose, sulle persone, e azioni, (seguendo la prassi biblica sacerdotale-aronitica), benedizione che appunto solo i sacerdoti (e - oggi -  in alcuni casi i diaconi) possono conferire.


PREGHIERA DI BENEDIZIONE

1073. Il ministro, con le braccia allargate se sacerdote o diacono con le mani giunte se laico, pronuncia la preghiera di benedizione.

O Dio, fonte di ogni bene,
che negli animali ci hai dato un segno della tua provvidenza
e un aiuto nella fatica quotidiana,
[per intercessione di san N.]
fa' che sappiamo servirci saggiamente di essi,
riconoscendo la dignità e il limite
della nostra condizione umana.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.

1074. Oppure:

O Dio, che tutto hai disposto con meravigliosa sapienza
e all'uomo fatto a tua immagine
hai conferito il dominio su tutte le creature,
stendi la tua mano
perché questi animali ci siano di aiuto
e sollievo nelle nostre necessità,
e fa' che in un armonioso rapporto con la creazione,
impariamo a servire e amare te sopra ogni cosa.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.

1075. Quindi il ministro, se lo ritiene opportuno, asperge persone e animali con l'acqua benedetta, dicendo queste parole o altre simili:

Ravviva in noi, o Padre, nel segno di quest'acqua benedetta l'adesione a Cristo, primizia della creazione nuova e fonte di ogni benedizione.

4 commenti:

cesare ha detto...

Ma come pensa che si possa giustificare questa contraddizione sostanziale tra una benedizione nuovo e vecchio tipo? E la loro compresenza nella liturgia e nella chiesa? A me pare il simbolo del caos profondo in cui vive la chiesa in cui si fanno cose opposte e contraddittorie in molti ambiti. Una tragedia recitata da cattivi commedianti.

Anonimo ha detto...

Mi sembra che il problema derivi dal fatto che nel secondo tipo di benedizione il "benedicente" è l'uomo, non Dio. Da questo punto di vista è chiaro che l'uomo deve lodare il Creatore e non le creature (anche San Francesco, nel Cantico delle creature, loda il Signore "per" le creature, non le creature stesse).
Ma la benedizione vera e propria non è altro che un atto in cui l'uomo riporta/invoca sulla creatura la benedizione da parte di Dio: bene-dizione che altro non è che la sussistenza (diciamo) di quella Parola creatrice di Dio senza la quale tutti saremmo ridotti al nulla. In questo senso è sacrosanto e doveroso - vera "opus Dei" demandata all'uomo! - benedire uomini, animali e cose che appartengono alla natura e all'ingegno umano.

Nella preghiera riportata non sfugge neanche una certa coloritura moralistica: una benedizione, invece, non è di per sé un richiamo morale all'uomo, ma un atto di preghiera rivolto a Dio.

frate francesco ha detto...

Caro, fr. AR,
grazie della spiegazione sulle "teologie" della benedizione!

Purtroppo è molto diffuso una sorta di pudore tra i sacerdoti (di ogni grado) nel benedire le cose ad uso dell'uomo... i motivi sembrano essere i più vari. Non più di un anno fa ho sentito un vescovo - che celebrando un brevissimo rito di benedizione di un nuovo organo - si è premurato di chiarire (cito per come lo ricordo): "Invochiamo su questo nuovo strumento per la musica liturgica la benedizione. Non che un organo sia 'capace' di ricevere la benedizione di Dio, ma piuttosto essa discenda su coloro che ne ascolteranno la musica e godranno del suo accompagnamento nel canto".
Personalmente questa "exscusatio non petita" mi lasciò molto perplesso e mi fece sentire l'esigenza di chiarire meglio la teologia (e quindi la pratica) della benedizione.

Se ci fosse il margine per un ulteriore approfondimento sarebbe graditissimo!
Grazie ancora!

Anonimo ha detto...

La secolarizzazione - del cui clima il Benedizionale è esempio "mirabile" - si è caratterizzata anche per un distacco dell'uomo dal resto del mondo animale e vegetale (creature) che ha portato alla reificazione di questo stesso mondo e a un approccio con esso puramente strumentale. L'imbarazzo del Vescovo, di cui sopra, è l'imbarazzo tipico del cosiddetto "uomo adulto", tecnologico, razionale, con la mente ormai sgombra da "superstizioni e credenze" tipiche dell'età infantile. In una mente così sgombra si può correre il rischi però di non trovarci niente o, quantomeno, niente di sacro. Noi, creature fra le creature, chiamati a benedire Dio insieme a tutte le altre creature e a chiedere per esse la Benedizione di Dio. E' così semplice. Condivido anche l'analisi di anonimo.
Don Patrizio

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