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martedì 12 giugno 2012

Val più la pratica che la grammatica: imparare il latino anche in chiesa....

Riprendo dal Blog di padre Augé questo bell'articolo di Luciano Canfora, apparso ieri sul Corriere, in difesa dell'apprendimento del Latino. E aggiungo una proposta: perché non mostrare a tutti che il latino studiato a scuola aiuta a comprendere più profondamente anche la Messa romana (antica o moderna che sia)? Basterebbe prevedere qualche celebrazione della Messa (lo ripeto: antica o moderna) nella sua lingua originale: questo invoglierebbe anche tanti seminaristi e giovani religiosi a ripassare e tenere allenato il loro latinuccio. D'altra parte il proverbio dice il vero: val più la pratica che la grammatica, anche per le lingue.

Difendere l'Insegnamento del Latino non è una Battaglia di Retroguardia
Sembra di retroguardia la «battaglia del latino». E invece non lo è affatto: tutti i rami del sapere hanno pari dignità. Solo i parvenus pensano che scienze cosiddette dure più lingua inglese bastino a formare cittadini consapevoli e ceti dirigenti capaci di pensare. Potremmo osservare che nella lontana Cina è appena terminata la stampa dell' edizione bilingue (latino e cinese) del Corpus iuris giustinianeo.
La Cina infatti, volendosi dotare di un apparato giuridico moderno e organicamente strutturato, ha preferito il diritto romano al «Common Law» anglosassone. Solo agli ignoranti notizie di questo genere non fanno impressione. Il balbettío che anni addietro inneggiava alle «tre i» non porta lontano: semmai abbrutisce.
Archivi e biblioteche d' Europa (e degli Usa in quanto approdo di ingenti materiali bibliografici di pregio trasmigrati nel tempo, in varie guise, dall' Europa) pullulano di testi, manoscritti e a stampa, in latino e anche in greco o bilingui. Un bel problema per bibliotecari e archivisti. Chi, tra qualche decennio, saprà decifrare almeno il frontespizio di una cinquecentina o di una secentina o intendere il contenuto di un documento della cancelleria papale, la volta che latino e greco saranno scomparsi dal corso di studi?
Il 12-14 aprile scorsi si è svolto a Torino un importante convegno promosso dal Miur e dal Liceo Internazionale di Ivrea (diretto da Ugo Cardinale) sullo stato di salute delle lingue classiche nelle scuole d' Europa. Gli atti appariranno presto presso il Mulino. Hanno parlato autorevoli docenti di Spagna, Francia, Belgio, Germania, Inghilterra, Finlandia, Russia, Grecia, Ungheria e Italia. È risultato che l' unico Paese dove il curriculum liceale comporta, non ridotto a capricciosa opzione, lo studio di latino e greco è l' Italia.
Da noi però già qualcuno vuol buttare fuori il latino dal liceo scientifico: una vera volgarità, degna delle menti che partorirono, per l' università, l' infame tre + due, ormai riconosciuto da tutti come una tragica buffonata. Ben vengano dunque gli appelli francesi di cui ha detto ieri Avvenire.
Possono giovare a noi: difficilmente produrranno un ripristino, in Francia o altrove, della completezza formativa di cui la conoscenza delle lingue e civiltà antiche è parte necessaria. 
Canfora Luciano


1 commento:

giovanni vianini ha detto...

che bello avere una cantoria come la Vostra, la vocalità si libera nella lode, il canto sfocia solenne dal cuore, ....e hai voglia di pregare, sono commosso, bravi, Grazie per il vostro impegno, esemplare.
giovanni vianini, SCHOLA CANTORUM, Milano

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