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martedì 15 gennaio 2013

Intervista a Mons. Marini con messaggi per le liturgie parrocchiali.

Interessante l'intervista che don Finotti ha fatto a mons. Guido Marini, cerimoniere del Papa, a proposito dei riti natalizi testé portati a termine da Sua Santità. 

Faccio qualche rilievo. Mi pare che mons. Cerimoniere approfitti dell'opportunità non solo per rispondere alle domande, ma anche (e soprattutto direi) per mandare chiari messaggi da "mettere in pratica" nelle liturgie delle diocesi e delle parrocchie, prendendo spunto ed esempio dalle messe papali.
Vediamo tre di questi "messaggini subliminali" per nulla nascosti, ma elegantissimamente ammaniti. Ve li traduco in linguaggio popolare, terra terra, così tutti possono capire:

a) Fuori la Kalenda dalla Santa Messa di Mezzanotte. Pur essendo un bellissimo testo - e tanto pubblicizzato anche su questo blog - dice bene Mons. Marini: non si può inserire nella santa Messa quello che pare e piace. Il canto della Kalenda, o annuncio del Natale, è parte dell'Ufficio e viene tratto dal Martirologio Romano. Deve rimanere al suo posto, ossia al termine della Veglia che solitamente, in tutte le chiese, precede la Messa della Notte e ne costituisce come il preludio.

b) Via il "Gloria di Lourdes" e affini dalla liturgia. Il canto del Gloria, che risplende a Natale (e Pasqua) dopo le settimane di preparazione in cui non lo si canta, è un inno e in forma innica (cioè tutto di seguito come è scritto) dev'essere cantato. Non è un salmo responsoriale o una canzone con ritornello. Quindi sono da eliminare dall'uso liturgico (anche se molto belli... non si sta discutendo di questo) i canti del Gloria (Giombini (!) oltre che Lourdes...) che inseriscono ritornelli nel corpo dell'inno di lode. Infatti ribadisce Marisni, il Gloria "non dovrebbe essere mai eseguito nella forma responsoriale".

c) Sì alla pietà popolare ma da distinguere nettamente dalla liturgia. No alle commistioni emozional-liturgiche!
Facendo riferimento alla visita del Papa al presepio dopo la Messa della Notte, Mons. Marini ne approfitta per fare una sintesi del rapporto fra pietà popolare e liturgia. Assolutamente non si deve disprezzare una per far emergere l'altra, ma nemmeno si devono mescolare. Ognuna delle espressioni della devozione e del culto cristiano ha il suo posto e la sua ragion d'essere. La liturgia annuncia e celebra il mistero della Fede nella sua integralità e integrità, la devozione popolare contempla con il sentimento e con gli slanci del cuore: mentre - per es. - i testi della liturgia non devono essere cambiati dai singoli perché esprimono l'oggettività del dato di Fede, invece le espressioni della pietà popolare devono adattarsi ai luoghi e all'indole del popolo, perché esprimono la soggettività della risposta della devozione. 
Ognuna nel suo ambito - liturgia e pietà popolare - sono entrambe da coltivare e da far fiorire: ma non da mischiare per fare una liturgia più partecipata o una devozione più biblico-liturgica (spesso però razionalizzata, inaridita e fredda). Questo non vuol dire che non si debba vigilare sulle esagerazioni devozionali come anche si deve sempre lottare contro gli abusi liturgici (ma questo è un altro discorso...).

3 commenti:

Renzo T. ha detto...

Spiace dirlo, ma ... quante volte, sia come organista, sia come direttore di coro, l'ho detto al mio parroco e ai francescani (minori) di un importante santuario trevigiano nel quale facevo servizio, che quel "Gloria di Lourdes", data la sua struttura responsoriale, snaturava quella innica del Gloria in excelsis Deo. Parole al vento... Tempo perso... Decenni di tempo perso...Inutile parlare di liturgia con chi ha "una sua liturgia in testa", con chi, a suo tempo, non è stato adeguatamente formato in seminario.
Amaramente devo riconoscere che hanno "vinto" loro,infatti, dopo quarant'anni di servizio, condizionato e condannato ad "animare" liturgie sempre più sciatte, per il bene della mia anima, ho lasciato tutto e...sono andato altrove.

Marco ha detto...

Il Gloria di Giombini non ha ritornello, pero'.

Roberto ha detto...

Dopo queste parole di mons. Marini, fa specie che tra i primi canti del famoso "Repertorio nazionale" della CEI compaia proprio il "GLORIA IN EXCELSIS DEO" di P. Lècot. Tenendo conto che il repertorio nazionale è stato pubblicato al fine di "diffondere, mediante le scelte operate, alcuni criteri di individuazione e selezione dei canti, che aiutino a scegliere in modo più attento a livello locale" (premessa repertorio nazionale n.2), possiamo leggere queste parole di mons. Marini quanto meno come una critica al modo di giudicare la musica sacra da parte dell'ufficio liturgico nazionale? Per non parlare, poi, degli altri soggetti che decidono sulla liturgia, dato che il repertorio "è stato sottoposto all'approvazione dell'Assemblea Generale dei Vescovi italiani e ha ottenuto il 20 maggio 2008 la recognitio della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti".

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