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venerdì 20 febbraio 2015

Per l'omelia buona non bastano contenuti buoni. Ciò di cui il direttorio non tratta...

Il prof. Adriano Zanacchi ha pubblicato un libro dal titolo "Salviamo l'omelia", frutto della sua competenza come comunicatore e docente di comunicazione (è emerito della Facoltà di Comunicazioni della Pontificia Università Salesiana di Roma), per aiutare i sacerdoti a migliorare le proprie competenze come omileti e i fedeli laici a prepararsi all'omelia della Messa (che cosa aspettarsi). Radio Vaticana ha registrato un breve colloquio con l'autore, che potete riascoltare in questa pagina, visto che l'omelia è in questi giorni di grande attualità.
Il Direttorio omiletico, da pochi giorni diffuso dal Vaticano, si occupa, come si può vedere anche da uno sguardo al sommario, solo dei contenuti teologici dell'omelia e di come le parole del ministro devono interagire con la Parola di Dio. Ma, nota il prof. Zanacchi, c'è tutto il campo della costruzione del discorso, della tecnica per porgerlo e per recapitare il messaggio al destinatario che è da approfondire e da non dare per scontato. Non basta avere un grande messaggio importante per essere sicuri che, automaticamente, il proprio discorrere su di esso sarà interessante e accolto bene.


Ecco la descrizione del libro di Adriano Zanacchi - che trovate qui da ordinare -

Il volume raccoglie l'eco delle lamentazioni che da tempo si riversano sull'omelia, comprese quelle ai più alti livelli, ma intende collocarsi su un piano pratico e realistico. L'autore è un semplice fedele che ha ascoltato migliaia di prediche in grandi cattedrali, in chiese cittadine, in piccole pievi di campagna e ha messo a frutto la sua esperienza di «ascoltatore» e di studioso dei problemi della comunicazione. La riflessione si suddivide in tre parti. La prima individua le «piaghe» della predicazione e cerca di comprenderne le cause; la seconda è dedicata ai testi ufficiali della Chiesa e si propone di delineare l'identità dell'omelia e la sua funzione; la terza, infine, si interroga sulla possibilità di predicare meglio, richiamandosi ai suggerimenti del public speaking e, più in generale, agli studi sulla comunicazione. Vengono posti in evidenza i pericoli dell'improvvisazione e della mancata costruzione del discorso, si denuncia una diffusa presunzione comunicativa e si individuano gli elementi indispensabili per la formulazione di una proposta omiletica concreta che aiuti la riflessione sul valore della liturgia.

1 commento:

Ben ha detto...

Il fedele si vuole specchiare nella santità di chi predica. Per predicare bene bisogna essere santi. Lo so che è una cosa che fa tremare i polsi, e che sembra terribilmente ingiusta (è come se a me, genitore, mi dicessero che per essere un buon genitore bisogna essere santi). Ma è così che funziona (anche per i genitori, non solo per i preti!).

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