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giovedì 27 ottobre 2016

Cosa dice davvero l'Istruzione "Ad resurgendum" sul problema della cremazione?


Si sono letti tanti titoli "rivoluzionari" e altre emerite stupidaggini sulla seria Istruzione “Ad resurgendum cum Christo” pubblicata il 25 ottobre 2016 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il problema affrontato è il dilagare della cremazione dei defunti e il non rispetto dei loro resti. 
Cosa dice dunque la Chiesa a proposito? Tutto è ammesso? Tanto l'importante è solo l'anima? Nemmeno per idea! Possiamo anche dire che nell'Istruzione troviamo delle precisazioni che restringono le aperture un po' esagerate dell'attuale rituale italiano per le esequie (vedi qui). Controlliamo:

1. Non c'è un "sì" alla pratica della CREMAZIONE, questa pratica rimane TOLLERATA (dopo si dice soltanto "non vietata" qualora si diano certe condizioni). Così infatti recita il primo paragrafo dell'Istruzione:
"Per risuscitare con Cristo, bisogna morire con Cristo, bisogna «andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore» (2 Cor 5,8). Con l’Istruzione Piam et constantem del 5 luglio 1963, l’allora Sant’Uffizio ha stabilito che «sia fedelmente mantenuta la consuetudine di seppellire i cadaveri dei fedeli», aggiungendo però che la cremazione non è «di per sé contraria alla religione cristiana» e che non siano più negati i sacramenti e le esequie a coloro che abbiano chiesto di farsi cremare, a condizione che tale scelta non sia voluta «come negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa». Questo cambiamento della disciplina ecclesiastica è stato poi recepito nel Codice di Diritto Canonico (1983) e nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (1990)".
Si prosegue dicendo con chiarezza che il documento, approvato dal Papa, serve a sostenere le ragioni della sepoltura dei corpi, sia di ordine dottrinale che pastorale:  "la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ritenuto opportuno la pubblicazione di una nuova Istruzione, allo scopo di ribadire le ragioni dottrinali e pastorali per la preferenza della sepoltura dei corpi". 
E si parla della cremazione, dando norme restrittive, perché su questo "si sono diffuse nuove idee in contrasto con la fede della Chiesa".

2. I Cristiani credono nella risurrezione dei corpi. Cristo è stato sepolto dopo la morte ed è risuscitato, e questo è il destino ultimo di ciascuno: "Anche ai nostri giorni la Chiesa è chiamata ad annunciare la fede nella risurrezione: «La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani: credendo in essa siamo tali»".


3. Con abbondanza di citazioni si ridadisce: "Seguendo l’antichissima tradizione cristiana, la Chiesa raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro (Cf. CIC, can. 1176, § 3; can. 1205; CCEO, can. 876, § 3; can. 868)". 
Visto che vogliamo assomigliare a Cristo "in vita e in morte" e Cristo è stato sepolto, allora: "l’inumazione è innanzitutto la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale".
 Ci sono poi motivi di precauzione dottrinale, che portano a difendere anche nei simboli la prassi delll'inumazione, per cui la Chiesa, che combatte derive panteistiche o gnostiche e dualiste: 
"Non può permettere, quindi, atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta sia come l’annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la Madre natura o con l’universo, sia come una tappa nel processo della re–incarnazione, sia come la liberazione definitiva della “prigione” del corpo".
Non siamo nell'anno della Misericordia? Non ricorda il Papa ad ogni piè sospinto le "opere di misericordia"? Ecco che l'Istruzione ricorda, con aggancio biblico, che:
"Il giusto Tobia viene lodato per i meriti acquisiti davanti a Dio per aver seppellito i morti, e la Chiesa considera la sepoltura dei morti come un’opera di misericordia corporale".
Si sottolinea poi il fatto che la sepoltura nei cimiteri alimenta il contatto e la comunione tra i vivi e i defunti, "nonché la venerazione dei martiri e dei santi". Questo è un punto importante: se i defunti sono "santi" cioè vanno in paradiso, perché distruggere quelle che sono allora "sante reliquie"? La festa del 1° novembre ci fa riaffermare proprio la certezza dell'enorme schiera di santi "anonimi" fatta da semplici cristiani. Come si possono allora trattare le loro spoglie in modo men che adeguato a ciò che si fa con i Santi del calendario? Chi brucerebbe le reliquie di un Padre Pio o di un sant'Antonio?

La tradizione cristiana dunque "si è opposta alla tendenza a occultare o privatizzare l’evento della morte e il significato che esso ha per i cristiani".

4. Con il quarto paragrafo si vede quando e come è ammissibile la cremazione: 
a) Se ci sono ragioni di tipo igienico, economico o sociale che portino a scegliere la cremazione
b) Questa scelta: "non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto".
c) Non "si scorgono" nella cremazione in quanto atto in sé ragioni dottrinali che la impediscano (sottinteso non si dice "non ci sono", ma non ne vediamo, e comunque rimangono le grosse ragioni pastorali che la sconsigliano...)
d) Si afferma quindi con precisione: La Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti; tuttavia la cremazione non è vietata, «a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana».

Priorità alla sepoltura, cremazione "non vietata" (cioè tollerata, non favorita) e permessa solo e soltanto se non ci sono scelte sottostanti contrarie alla dottrina cristiana (e questo è il punto più difficile da dimostrare. Perchè di solito le scelte simboliche del culto dei morti hanno sempre a che fare con le credenze degli individui, anche se qui vengono fatte apparire - in teoria - facilmente disgiungibili).

Con ulteriore cautela il paragrafo si chiude così: "In assenza di motivazioni contrarie alla dottrina cristiana, la Chiesa, dopo la celebrazione delle esequie, accompagna la scelta della cremazione con apposite indicazioni liturgiche e pastorali, avendo particolare cura di evitare ogni forma di scandalo o di indifferentismo religioso". 

5. Le ceneri, frutto di eventuale cremazione, vanno conservate con cura in cimetero o in chiesa: 
Qualora per motivazioni legittime venga fatta la scelta della cremazione del cadavere, le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica.... si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose.
6. Non è permesso dalla Chiesa conservare le urne in casa o dividendo le ceneri tra i congiunti (anche se sono pratiche ammesse dallo Stato):  "la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita".
Casi di necessità eccezionali vanno comunque  sottoposti al permesso dei vescovi.

7. E' espressamente vietato lo spargere le ceneri o la "diamantizzazione" cioè la pratica che si va diffondendo di far comprimere le ceneri ad alte temperature per formare diamanti sintetici:
"Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione".
pubblicità: "trasformiamo in diamanti le ceneri dei tuoi cari"!
 8. L'ultimo paragrafo richiede ai sacerdoti di essere attenti e fermi, pronti a rifiutare i funerali in chiesa se non siano rispettate fin dall'inizio queste prescrizioni:
Nel caso che il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie, a norma del diritto.
Quindi, cari preti, informarsi. Misericordia è anche non confondere i fedeli, e non far pensare che ogni pratica è ammessa "tanto è morto"!. La fede nella risurrezione è oggi più che mai da tutelare e proteggere. La dispersione delle ceneri va sempre contrastata, magari fornendo alternative nella chiesa parrocchiale stessa, riaprendo i loculi -di cui fino a fine '700  le nostre chiese erano piene- per accogliere le ceneri di chi, magari per motivi economici, si fa cremare e non ha soldi nemmeno per un posto al cimitero.
Anche così, dopo la morte, si aiutano i poveri che vogliono morire da cristiani.

Il testo dell'Istruzione, approvata in forma specifica da Papa Francesco, è disponibile qui


preferite questa situazione o quella raffigurata nella foto di apertura?


2 commenti:

Anonimo ha detto...

la cremazione andrebbe proibita

Arturo ha detto...

Salve. Sono ovviamente d'accordo che il buon cristiano deve preferire l'inumazione alla cremazione, ma attualmente la forma di sepoltura dei prevalente non la prevede. Si fa infatti la tumulazione, che è una via di mezzo. Il corpo del defunto praticamente viene sospeso per aria, infilandolo nei tumuli ricavati sul blocco di cemento armato. Questa forma è certamente meglio della cremazione, ma non è l'inumazione, cioè la sepoltura sotto terra. È solo l-inumazione che rende il senso della morte cristiana, di quella semina corruttibile che preannuncia la resurrezione incorruttibile. Ma se ci impongono la tumulazione! Come si fa a chiedere di essere inumati_

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