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sabato 5 novembre 2016

Legem credendi lex statuat supplicandi...anche a proposito di terremoti?

Non voglio entrare nella polemica scatenata in questi giorni da infauste affermazioni, tra l'altro mal interpretate: lanciate dai microfoni di una radio cattolica, distorte e rilanciate ad arte da media laicisti e infine commentate da alti prelati della Segreteria di Stato vaticana - non di prima mano, ma sotto pressione di richieste di agenzie di notizie in cerca di conflitto -. Comunque qualche parola si può dire, anche per invitare alla "prudenza teologica" entrambe i partiti.
Capisco che il problema all'ordine del giorno sorga dall'accusa di legare uno specifico terremoto ad uno specifico peccato. Individuare con certezza un tale legame sarebbe evidentemente temerario se non ridicolo. Non si fa. Tra l'altro additare peccati commessi da alcuni e castighi subiti da altri sarebbe un torto al senso di giustizia.
D'altra parte però, il collegare in maniera generale gli eventi delle catastrofi naturali al peccato dell'uomo, questo è tutt'altro che pre-cristiano o indice di mancanza di fiducia nella misericordia di Dio. Dire che Dio non c'entra nulla con ciò che succede nel mondo equivale a rendere irragionevole il rivolgersi a lui nel bene come nel male.
Potremmo citare a proposito tutti i Papi recenti da Giovanni XXIII a Francesco e non pochi santi (ricordate le parole di Sant'Annibale Maria di Francia in previsione del terremoto di Messina?).
Limitiamoci invece ad esporre senza tanti commenti le preghiere del Messale (inserite da Clemente XI dopo il terremoto del centro Italia del 1703) e che i cattolici hanno usato per secoli, senza che nessuno dal Vaticano o altrove obiettasse alcunché a proposito della loro correttezza o ortodossia. Preghiere presenti perfino nel Messale approvato nel 1962 dal Papa buono in persona. Dovrebbero far riflettere e almeno fermare il montare di polemiche suscitate ad arte da chi vuol mettere l'un contro l'altro i fedeli di Cristo....
Ecco dunque come suonano le preghiere "In tempore terraemotus" cioè in tempo di terremoti. La traduzione è quella approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 1965:


Oratio
Omnipotens sempiterne Deus, qui respicis terram et facis eam tremere: parce metuentibus, propitiare supplicibus; ut cuius iram terrae fundamenta concutientem expavimus clementiam contritiones eius sanantem iugiter sentiamus . Per Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum. Amen.

Secreta
Deus qui fundasti terram super stabilitatem suam, suspice oblationes et preces populi tui: ac trementis terrae periculis penitus amotis divinae tuae iracundiae terrores in humanae salutis remedia converte; ut, qui de terra sunt et in terram revertentur, gaudeant se fieri sancta conversatione caelestes. Per Dominum nostrum Iesum Christum, filium tuum.  Amen.

Postcommunio
Tuere nos, Domine quaesumus, tua sancta sumentes: et terram, quam vidimus nostris iniquitatibus trementem, superno munere firma; ut mortalium corda cognoscant et te indignante talia flagella prodire et te miserante cessare. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum. Amen.


O Dio onnipotente ed eterno tu guardi la terra ed essa trema; perdona chi ti teme, risparmia chi supplica, e, dopo aver temuto il tuo sdegno che scuoteva i cardini della terra, possiamo a lungo   esperimentare la tua clemenza che ne ripara le rovine. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


O Dio che hai fondato e reso stabile la terra, accogli le offerte e le preghiere del tuo popolo; rimosso completamente il pericolo del terremoto, muta la paura del tuo giusto sdegno in rimedio per la salvezza degli uomini; ed essi che vengono dalla terra e alla terra ritorneranno, si allietino al pensiero che con una vita santa diventeranno cittadini del cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo. Amen.

Proteggi, o Signore, chi si ciba dei santi misteri; e la grazia celeste renda stabile la terra che, a cagione dei nostri peccati, abbiamo visto sussultare; e sappiano gli uomini che dal tuo sdegno nascono questi flagelli e per la tua misericordia hanno fine. Per il nostro signore Gesù Cristo. Amen.

4 commenti:

Querculanus ha detto...

Bisognerà ribattezzarlo "Missale Paganum"...

Anonimo ha detto...

Sarebbe interessante vedere come il Messale di Paolo VI affronta la questione, proprio per evitare lo sbattezzo prefigurato con sagace ironia da Querculanus. Grazie!
Lycopodium

un cattolico ha detto...

Per quello di Paolo VI è sufficiente recarsi nella propria parrocchia e sfogliarlo.

Intendo farlo.

Anonimo ha detto...

Sottolineature sagge ed opportune, come sempre.

GdM

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