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giovedì 20 gennaio 2011

A quarant'anni dalla Riforma liturgica, finalmente, iniziamo a sentire i canti auspicati dal Concilio...

E' vero che il Concilio Vaticano II ha permesso che la lingua vernacola prendesse una parte più ampia nella celebrazione della Santa Messa, ma è anche verissimo che Sacrosanctum Concilium, come gli interventi magisteriali precedenti e seguenti, insisteva perchè a) I testi approvati da cantare non fossero alterati, e b) il canto Gregoriano dovesse essere la guida universale anche per le nuove composizioni.
Finalmente, a tanti anni da Concilio, e solo a seguito della nuova traduzione dei testi liturgici in lingua inglese (che entrerà in uso con l'Avvento di quest'anno), abbiamo qualche compositore fedele al vero rinnovamento conciliare.
Vi posto un paio di esempi di Gloria per la Messa. Sono in Inglese, il testo è quello della nuova splendida e fedele traduzione, e la musica è una semplicissima melodia improntata al gregoriano. Una melodia originale eppure tremendamente orecchiabile e tradizionale. QUESTO E' IL RINNOVAMENTO NELLA TRADIZIONE. Ed è talmente semplice che lo possono cantare anche le parrocchie più povere e senza coro. Proprio come auspicavano gli estensori del Graduale Simplex (di obliata memoria pur essendo degli anni '70-80 del XX sec.):
Gloria di Richard Rice:
Gloria di Jeffrey Ostrowski:
Entrambi - e molte altre composizioni in latino e in inglese - sono disponibili sul sito di Watershed

E in Italia? Siamo ancora lontani mille anni luce. Da noi non ci sono compositori che possano cimentarsi sui testi liturgici senza sentirsi trascinati a cambiare le parole a loro piacimento (anche del Padre Nostro!), e senza mettere bassi e batterie dovunque. E' ora di dire BASTA all'ubriacatura delle Messe Beat, Giombini, Gen Verde, ecc. ecc. comprese composizioni strampalate di Don Spoladore! Roba vecchia e sorpassata. Adesso è ora di fare, anche da noi, una bella inversione a U verso il futuro della musica sacra.

E a proposito di testi e traduzioni... La nuova traduzione inglese, appena approvata, è tornata alla fedeltà alle parole del Gloria che i Vescovi italiani vorrebbero cambiare.
Non vi sembra ridicolo che, mentre gli inglesi dopo tanti anni, potranno dire: Glory to God in the highest, and on earth peace to people of good will (invece di Glory to God in the highest, and peace to His people on earth come devono dire ora secondo la vecchia traduzione), da noi, i Vescovi, propongano proprio adesso di cambiare il Gloria, peggiorandone la traduzione senza motivo: vogliono mettere "gli uomini che Egli ama" al posto dei proverbiali "uomini di buona volontà" (quando il testo latino è chiarissimo: "bonae voluntatis")?

Fonte del presente post: NLM

1 commento:

Anonimo ha detto...

Domine, sempiterne Deus,
tuos fideles italicos salva, et episcopos eorum sub manu tua custodi.
Amen.

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