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domenica 13 gennaio 2013

Salutando il tempo di Natale con una domanda: Perché certi canti non li sentiamo ancora nelle parrocchie?

Per congedarci dal Tempo di Natale che oggi si conclude alle acque del Battesimo del Signore, vi propongo un ultimo video musicale natalizio. E' uno splendido e semplice coro maschile, di giovani universitari californiani, a cappella, che canta l'inno Jesu Redemptor omnium, nella versione di Urbano VIII. Pare che ai ragazzi (i famosi "giovani") non dispiaccia affatto la buona musica che eleva l'animo. Qui non c'è poi bisogno né di chitarre né di organi, ma solo dello strumento che quasi tutti possiedono dalla nascita: la voce intonata, lo strumento più adatto alla lode di Dio. Chissà se anche grazie ai media potremo sempre più diffondere questo tipo di canto, in semplice polifonia? Questo canto corale invita a rispolverare (con nuove musiche) testi che per centinaia, se non migliaia, di anni sono risuonati alle orecchie del Signore, con grande edificazione della fede del suo Popolo:



1. Jesu, Redemptor omnium,
Quem lucis ante originem
Parem paternæ gloriæ
Pater supremus edidit.

3. Memento, rerum Conditor,
Nostri quod olim corporis,
Sacrata ab alvo Virginis
Nascendo, formam sumpseris.

7. Jesus, tibi sit gloria,
Qui natus es de Virgine,
Cum Patre, et almo Spiritu
In sempiterna sæcula. Amen
O Gesù redentore di tutti,
che l’eterno Padre ha generato
uguale nella gloria divina,
prima dell’origine della luce.

Ricordati, o Creatore del mondo
che un tempo hai voluto assumere
la realtà del nostro corpo,
nascendo dal grembo della Vergine.

Gesù, a te sia gloria,
tu che sei nato dalla Vergine,
insieme al Padre e al santo Spirito
nei secoli infiniti. Amen


Il gentilissimo lettore Paolo ci manda lo spartito del canto eseguito nel video. E' del compositore padovano Oreste Ravanello, per lunghi anni maestro di Cappella presso la Basilica di sant'Antonio di Padova:

3 commenti:

Mario Di Dio Busa ha detto...

Splendido sentire giovani ragazzi cantare queste lodi in latino nonostante la pronuncia un pò difettosa, ma sappiamo che la perfezione non è di questo ... mondo. Bravi ragazzi, avanti tutta!!

Renzo T. ha detto...

"Perché certi canti non li sentiamo più nella parrocchie?"
La risposta è semplice: perché ormai quasi nessun seminario forma gli aspiranti al sacerdozio, per quanto riguarda la liturgia e la musica in particolare, alla luce dei documenti conciliari, bensì sulle tendenze che emergono, in base alle esperienze pastorali delle varie diocesi. Basta chiedere ad un qualsiasi seminarista se conosce l'Istruzione Musicam Sacram e sentiremo la risposta che ci verrà data. Siccome il "il sentire" liturgico dei fedeli, in generale, e dei giovani in particolare, viene formato dal prete, non possiamo pretendere che il prete formi i fedeli a qualcosa nel quale nemmeno lui è stato formato.
Questo nella maggioranza dei casi, ovviamente. Poi ci son sempre le lodevoli eccezioni, ma sono, appunto, lodevoli eccezioni di quello che è la normalità. I preti che un tempo erano mandati nel mondo ad evangelizzare, ora che sono del mondo, dal mondo assorbono tutto, anche i paradossi, per cui, ciò che dovrebbe essere la normalità, diventa eccezionalità.

Marco ha detto...

Questi canti non li sentiamo piu' nelle parrocchie perche' evidentemente qualcuno li trova troppo difficili. Ed e' un peccato: perche' e' vero che quando la Messa era tutta in latino - e non c'era il foglietto - nessuno capiva nulla, pero' imparare quel minimo - e sottolineo minimo - di latino necessario per capire un canto liturgico non mi sembra uno sforzo immane. Perche', per esempio, nelle scuole cattoliche non si sostituiscono quegli stupidissimi esercizi di traduzione dal latino (eccezioni piu' frequenti delle regole, frasi decontestualizzate...) con i testi dei canti gregoriani?

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