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sabato 8 febbraio 2014

Giuseppina Bakhita, santa afro-veneta. La sua storia e la sua Messa

Santa Giuseppina Bakhita, la "santa moretta" dei vicentini, è oggi celebrata in tutta la Chiesa. Un esempio fulgido di come Dio tragga i suoi capolavori anche dal fango della cattiveria umana degli schiavisti e dei trafficanti "in carne umana".

Rispondendo alle domande dei seminaristi, ancora nel 2007, Papa Benedetto aveva citato Santa Giuseppina (vedi qui), ricordando questo aneddoto:
Mi viene qui in mente una piccola storia di Santa Bakhita, questa bella Santa africana, che era schiava in Sudan, poi in Italia ha trovato la fede, si è fatta suora e quando era già anziana il vescovo faceva visita al suo monastero, nella sua casa religiosa e non la conosceva; vide questa piccola, già curva, suora africana e disse a Bakhita: "Ma che cosa fa Lei, sorella?"; la Bakhita rispose: "Io faccio La stessa cosa che Lei, Eccellenza". Il vescovo stupito chiese: "Ma che cosa?" e Bakhita rispose: "Ma Eccellenza, noi due vogliamo fare la stessa cosa, fare la volontà di Dio". Mi sembra una risposta bellissima, il Vescovo e la piccola suora, che quasi non poteva più lavorare, facevano, in posizioni diverse, la stessa cosa, cercavano di fare la volontà di Dio e così erano al posto giusto.
La RAI ha prodotto un bel film in due puntate sulla sua vicenda: dalla schiavitù alla gloria degli altari, passando per l'incontro con Cristo e la vita religiosa. Lo si può vedere qui tutto intero.


Rileggiamo il bel passaggio che Papa Benedetto XVI dedica nell'enciclica "Spe Salvi" a questa santa, tanto amata anche da Papa Francesco. E' la santa che incarna la speranza di essere redenta, in senso proprio prima ancora che religioso. Redimere vuol dire letteralmente "essere riscattati dalla schiavitù". Questa esperienza di vita ha condotto Bakhita a incontrare il suo vero redentore e a consacrarsi a lui:
Per noi che viviamo da sempre con il concetto cristiano di Dio e ci siamo assuefatti ad esso, il possesso della speranza, che proviene dall'incontro reale con questo Dio, quasi non è più percepibile. L'esempio di una santa del nostro tempo può in qualche misura aiutarci a capire che cosa significhi incontrare per la prima volta e realmente questo Dio. Penso all'africana Giuseppina Bakhita, canonizzata da Papa Giovanni Paolo II. Era nata nel 1869 circa – lei stessa non sapeva la data precisa – nel Darfur, in Sudan. All'età di nove anni fu rapita da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e venduta cinque volte sui mercati del Sudan. Da ultimo, come schiava si ritrovò al servizio della madre e della moglie di un generale e lì ogni giorno veniva fustigata fino al sangue; in conseguenza di ciò le rimasero per tutta la vita 144 cicatrici. Infine, nel 1882 fu comprata da un mercante italiano per il console italiano Callisto Legnani che, di fronte all'avanzata dei mahdisti, tornò in Italia. Qui, dopo « padroni » così terribili di cui fino a quel momento era stata proprietà, Bakhita venne a conoscere un «padrone» totalmente diverso – nel dialetto veneziano, che ora aveva imparato, chiamava «paron» il Dio vivente, il Dio di Gesù Cristo. Fino ad allora aveva conosciuto solo padroni che la disprezzavano e la maltrattavano o, nel caso migliore, la consideravano una schiava utile. Ora, però, sentiva dire che esiste un « paron » al di sopra di tutti i padroni, il Signore di tutti i signori, e che questo Signore è buono, la bontà in persona. Veniva a sapere che questo Signore conosceva anche lei, aveva creato anche lei – anzi che Egli la amava. Anche lei era amata, e proprio dal « Paron » supremo, davanti al quale tutti gli altri padroni sono essi stessi soltanto miseri servi. Lei era conosciuta e amata ed era attesa. Anzi, questo Padrone aveva affrontato in prima persona il destino di essere picchiato e ora la aspettava «alla destra di Dio Padre». Ora lei aveva «speranza» – non più solo la piccola speranza di trovare padroni meno crudeli, ma la grande speranza: io sono definitivamente amata e qualunque cosa accada – io sono attesa da questo Amore. E così la mia vita è buona. Mediante la conoscenza di questa speranza lei era «redenta», non si sentiva più schiava, ma libera figlia di Dio. Capiva ciò che Paolo intendeva quando ricordava agli Efesini che prima erano senza speranza e senza Dio nel mondo – senza speranza perché senza Dio. Così, quando si volle riportarla nel Sudan, Bakhita si rifiutò; non era disposta a farsi di nuovo separare dal suo «Paron». Il 9 gennaio 1890, fu battezzata e cresimata e ricevette la prima santa Comunione dalle mani del Patriarca di Venezia. L'8 dicembre 1896, a Verona, pronunciò i voti nella Congregazione delle suore Canossiane e da allora – accanto ai suoi lavori nella sagrestia e nella portineria del chiostro – cercò in vari viaggi in Italia soprattutto di sollecitare alla missione: la liberazione che aveva ricevuto mediante l'incontro con il Dio di Gesù Cristo, sentiva di doverla estendere, doveva essere donata anche ad altri, al maggior numero possibile di persone. La speranza, che era nata per lei e l'aveva «redenta», non poteva tenerla per sé; questa speranza doveva raggiungere molti, raggiungere tutti (Benedetto XVI, Spe salvi, n. 3).
Per chi fosse interessato all'eucologia della Santa, posto qui sotto le preghiere della Messa in italiano per il giorno della sua memoria, tratte dal Proprio della Diocesi di Vicenza.

8 febbraio SANTA GIUSEPPINA BAKHITA, vergine      
GIUSEPPINA BAKHITA, oriunda dell’Africa Centrale (zona del Darfur in Sudan), ancora bambina fu rapita e venduta da crudeli negrieri. Ma Dio, che la prediligeva, la guidò per vie prodigiose al Battesimo e poi alla vita religiosa tra le Figlie di Santa Maddalena di Canossa.
Semplice, umile e fedele visse la sua consacrazione fino allo splendore di eroiche virtù. Morì a Schio, l’8 febbraio 1947.
Papa Giovanni Paolo II la proclamò beata il 17 maggio 1992 e santa il 1 ottobre 2000.
La Congregazione del Culto divino in data 11 gennaio 1994 concesse alla nostra Diocesi la celebrazione liturgica della memoria della Beata Giuseppina Bakhita nel giorno 8 febbraio di ogni anno. Con la Terza edizione “typica” del Messale Romano la memoria è entrata nel calendario della Chiesa universale.

Dal Comune delle vergini

COLLETTA
O Dio, che hai elevato santa Giuseppina (Bakhita)
dalla misera condizione di schiava
alla dignità di figlia tua e sposa di Cristo,
concedi che, sul suo esempio,
seguiamo con amore fedele il Signore Gesù crocifisso e,
dediti alle opere di misericordia,
perseveriamo nella carità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

SULLE OFFERTE
O Dio, mirabile nei tuoi santi,
accogli questi doni che ti presentiamo
nel ricordo di santa Giuseppina Bakhita e,
come ti fu gradita la sua testimonianza verginale,
ti sia ben accetta l'offerta del nostro sacrificio.
Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Ecco lo sposo che viene,
andate incontro a Cristo Signore. Cfr Mt 25, 6

DOPO LA COMUNIONE
O Padre, che ci hai nutrito con il pane della vita,
fa’ che sull'esempio
di santa Giuseppina Bakhita vergine,
portiamo nel nostro corpo mortale
la passione di Cristo Gesù
per aderire a te, unico e sommo bene.
Per Cristo nostro Signore.

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