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giovedì 1 gennaio 2015

Il mistero del Verbo di Dio fatto uomo per mezzo di una vergine


L'antifona al Benedictus della festa odierna, 1 gennaio, ottava del Natale, è un concentrato di dottrina Cristologica. Davvero la dottrina cristiana ha sempre ispirato la più alta poesia e la musica liturgica (altro che canzoncine melense e insulse....), permettendo alla dottrina stessa di perpetuarsi, diffondersi e fissarsi, a cavallo delle note e delle umane parole, nelle menti e nei cuori dei Cristiani. Che perdita immensa - lo dobbiamo ammettere e ricordare - è stata la scomparsa di gran parte del repertorio musicale e poetico della liturgia romana, non solo per la celebrazione, ma altresì per la catechesi.
Oggi comunque, ce ne rimane qualche scampolo nella liturgia della ore. Consoliamoci e ascoltiamo l'esecuzione dei Chanticleer del mottetto composto da Jacob Handl (1550-1591) sul testo di Mirabile mysterium:



Mirábile mystérium declarátur hódie:
innovántur natúræ, Deus homo factus est;
id quod fuit permánsit, et quod non erat assúmpsit,
non commixtiónem passus neque divisiónem.

Traduzione CEI:
Meraviglioso mistero!
Oggi tutto si rinnova: Dio si è fatto uomo;
immutato nella sua divinità, ha assunto la nostra umanità.

Traduzione letterale:
Un meraviglioso mistero è oggi svelato:
le nature prendono un nuovo aspetto: Dio si è fatto uomo:
restò quello che era, e assunse ciò che non era,
senza subire commistione né divisione.


Per capire bene di cosa si tratta in questa antifona, bisogna tornare ad Efeso, al Concilio Ecumenico del 431, quanto venne definita la divina maternità di Maria (Deipara = Theotokos) per assicurare l'unità delle due nature (umana e divina) nell'unica persona del Verbo di Dio. Nel 451 un nuovo Concilio Ecumenico, a Calcedonia, precisò ulteriormente le modalità dell'unione, per evitare sia il nestorianesimo - condannato a Efeso - che separa e giustappone la divinità all'umanità, sia il monofisismo, che invece mescola e annulla l'umanità nella divinità. Per questo si aggiunge nell'antifona che le due nature sono unite "senza subire confusione (commistion) né divisione".
Dalla Terza lettera di San Cirillo di Alessandria a Nestorio:
...Seguendo in tutto le confessioni che i santi Padri hanno formulato sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, e le orme dei loro pensieri, battendo la via regia, noi diciamo che il Verbo unigenito di Dio, nato dalla stessa sostanza del Padre, Dio vero da Dio vero, luce da luce, mediante il quale sono state fatte tutte le cose in cielo e in terra, è lo stesso che è disceso (dal cielo) per la nostra salvezza, si è umiliato sino all'annientamento, si è incarnato e si è fatto uomo, ossia, prendendo la carne dalla santa Vergine e facendola propria, è nato come noi dal seno materno, ed è diventato uomo dalla donna, senza rinunziare a quello che era; ma, pur assumendo la carne e il sangue, rimase anche così ciò che era: Dio, per natura e secondo verità. Né diciamo con ciò che la carne sia passata nella natura della divinità, né che la ineffabile natura del Verbo di Dio si sia trasformata nella natura della carne: infatti, è assolutamente immutabile, sempre identico a sé stesso, secondo le Scritture (Cfr. Mt 3,6). Apparso fanciullo, e in fasce, e ancor nel seno della Vergine Madre, riempiva (di sé) tutta la creazione, essendo Dio, e sedeva alla destra del suo genitore; poiché la divinità non ha quantità, né grandezza, e non conosce limiti...
I dodici anatemi di Efeso sull'unione indissolubile delle due nature nell'unico Cristo, Verbo di Dio incarnato e le conseguenze di tale unione:
  1. Se qualcuno non confessa che l'Emmanuele è Dio nel vero senso della parola, e che perciò la santa Vergine è madre di Dio perché ha generato secondo la carne, il Verbo fatto carne (Gv 1,14), sia anatema.
  2. Se qualcuno non confessa che il Verbo del Padre assunto in unità di sostanza l'umana carne, che egli è un solo Cristo con la propria carne, cioè lo stesso che è Dio e uomo insieme, sia anatema.
  3. Se qualcuno divide nell'unico Cristo, dopo l'unione le due sostanze congiungendole con un semplice rapporto di dignità, cioè d'autorità, o di potenza, e non, piuttosto con un'unione naturale, sia anatema.
  4. Se qualcuno attribuisce a due persone o a due sostanze le espressioni dei Vangeli e degli scritti degli apostoli, o dette dai santi sul Cristo, o da lui di se stesso, ed alcune le attribuisce a lui come uomo, considerato distinto dal Verbo di Dio, altre, invece, come convenienti a Dio, al solo Verbo di Dio Padre, sia anatema.
  5. Se qualcuno osa dire che il Cristo è un uomo portatore di Dio, e non piuttosto Dio secondo verità, come Figlio unico per natura, inquantoché il verbo si fece carne (Gv 1, 14) e partecipò a nostra somiglianza della carne e del sangue (Cfr. Eb 2, 14), sia anatema.
  6. Se qualcuno dirà che il Verbo, nato da Dio Padre è Dio e Signore del Cristo, e non confessa, piuttosto, che esso è Dio e uomo insieme, inquantoché il Verbo si è fatto carne (Gv 1, 14) secondo le Scritture, sia anatema.
  7. Se qualcuno afferma che Gesù, come uomo, è stato mosso nel Suo agire dal Verbo di Dio, e che gli è stata attribuita la dignità di unigenito, come ad uno diverso da lui, sia anatema.
  8. Se qualcuno osa dire che l'uomo assunto dev'essere con-adorato col Verbo di Dio, con-glorificato e con-chiamato Dio come si fa di uno con un altro (infatti la particella con che accompagna sempre queste espressioni, fa pensare ciò), e non onora, piuttosto, con un'unica adorazione l'Emmanuele, e non gli attribuisce una unica lode, in quanto il Verbo si è fatto carne (Gv 1, 14), sia anatema.
  9. Se qualcuno dice che l'unico Signore Gesù Cristo è stato glorificato dallo Spirito, nel senso che egli si sarebbe servito della sua potenza come di una forza estranea, e che avrebbe ricevuto da lui di potere agire contro gli spiriti immondi, e di potere compiere le sue divine meraviglie in mezzo agli uomini, sia anatema.
  10. La divina Scrittura dice che il Cristo è divenuto pontefice e apostolo della nostra confessione (Eb 3,1), e che si è offerto per noi in odore di soavità a Dio Padre (Cfr. Ef 5,2). Perciò se qualcuno dice che è divenuto pontefice e apostolo nostro non lo stesso Verbo di Dio, quando si fece carne e uomo come noi, ma, quasi altro da lui, l'uomo nato dalla donna preso a sé; o anche se qualcuno dice che ha offerto il sacrificio anche per sé, e non, invece, solamente per noi (e, infatti, non poteva aver bisogno di sacrificio chi noia conobbe peccato), sia anatema.
  11. Se qualcuno non confessa che la carne del Signore è vivificante e (che essa è la carne) propria dello stesso Verbo del Padre, (e sostiene, invece, che sia) di un altro, diverso da lui, e unito a lui solo per la sua dignità; o anche di uno che abbia ricevuto solo la divina abitazione; se, dunque, non confessa che sia vivificante, come abbiamo detto inquantoché divenne propria del Verbo, che può vivificare ogni cosa, sia anatema.
  12. Se qualcuno non confessa che il Verbo di Dio ha sofferto nella carne, è stato crocifisso nella carne, ha assaporato la morte nella carne, ed è divenuto il primogenito dei morti (Cfr. Col 1,18), inquantoché, essendo Dio, è vita e dà la vita, sia anatema.

....Noi quindi confessiamo che il nostro signore Gesù figlio unigenito di Dio, è perfetto Dio e perfetto uomo, (dotato) di anima razionale e di corpo; generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, nato, per noi e per la nostra salvezza, alla fine dei tempi dalla vergine Maria secondo l'umanità; che è consustanziale al Padre secondo la divinità, e consustanziale a noi secondo l'umanità, essendo avvenuta l'unione delle due nature. Perciò noi confessiamo un solo Cristo, un solo Figlio, un solo Signore.
Conforme a questo concetto di unione in confusa, noi confessiamo che la Vergine Santa è Madre di Dio, essendosi il Verbo di Dio incarnato e fatto uomo, ed avendo unito a sé fin dallo stesso concepimento, il tempio assunto da essa....

Riascoltiamo il mottetto Mirabile Mysterium, nella composizione di Adrian Willaert (1490-1562), eseguito da RIAS Kammerchor & Uwe Gronostay:

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