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domenica 9 gennaio 2011

Preghiere (in)fedelmente tradotte: cosa dice la colletta del Battesimo del Signore

Un nuovo capitolo della nostra rubrica che va a fare le pulci alle traduzioni dell'attuale Messale Italiano, confrontando le preci italiche con l'originale latino.

Così prega il sacerdote con la Colletta della Messa della Festa odierna, il Battesimo del Signore:

Padre onnipotente ed eterno, che dopo il battesimo nel fiume Giordano
proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo,
concedi ai tuoi figli, rinati dall’acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Un'occhiata al testo latino:

Omnípotens sempitérne Deus, qui Christum, in Iordáne flúmine baptizátum, Spíritu Sancto super eum descendénte, diléctum Fílium tuum sollémniter declarásti, concéde fíliis adoptiónis tuæ, ex aqua et Spíritu Sancto renátis, ut in beneplácito tuo iúgiter persevérent. Per Dóminum...

Ovvero (in traduzione letterale):
Dio onnipotente ed eterno, che dichiarasti solennemente quale diletto Figlio tuo Cristo, battezzato nel fiume Giordano, mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo, concedi ai tuoi figli adottivi, rinati dall'acqua e dallo Sprito Santo, di perseverare sempre nella tua volontà. Per il nostro Signore...

Commento.
La colletta in italiano pare (a prima vista..) piuttosto fedele, anche se, come al solito Dio viene "spiegato" e diventa "Padre". Cristo, come spesso avviene, è reso con il vezzo dell'articolo: "il Cristo", che fa storcere il naso a qualcuno che non gradisce tale articolo (perché ha un sentore di New Age e di linguaggio esoterico-gnostico, a cui non piace identificare con nome e cognome Gesù [vero uomo] come l'unico Cristo). Se proprio serve, è meglio specificare - a parer mio - "Gesù Cristo", piuttosto che usare la locuzione "il Cristo".
Ma le cose macroscopiche sono altre: i figli adottivi (adoptionis tuae), diventano semplicemente figli. Si perde la differenza - non da poco - della diversa figliolanza di Cristo (della stessa natura del Padre per la divinità) e degli altri figli di Dio, cioè noi, adottati appunto nel battesimo (rinati dall'acqua e dallo Spirito Santo).
L'episodio del Battesimo del Signore in antico aveva dato adito, nell'antichità, all'eresia "adozionista": ma questa riguardava, per l'appunto, la persona di Gesù, che sarebbe stato dichiarato "il Cristo" nel momento del suo battesimo dalla voce di Dio, quando venne su di lui lo Spirito Santo. Per noi uomini, invece, l'adozione ci sta benissimo, non c'è pericolo alcuno di eresia.
Infine la richiesta: i figli adottivi sono stati rigenerati dall'acqua e dallo Spirito Santo e chiedono sia loro concesso di perseverare "in beneplacito tuo". La traduzione dice concedi ai tuoi figli, rinati dall’acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore. Questo può voler dire 1) o in senso attivo: "concedi ai tuoi figli di vivere amandoti sempre", 2) oppure: "vivere sempre amati da te o Dio". Tutte e due le accezioni di questa ambigua versione non corrispondono all'originale, che chiede qualcosa di molto più semplice e impegnativo: cioè "di perseverare sempre nella tua volontà".
Dopo esser stato battezzato e rivestito della grazia "gratis data", il cristiano - già immerso nell'amore di Dio - deve rimanere sulle vie di Dio, e come dice san Francesco, deve rivolgersi a Lui chiedendogli di: "fare sempre ciò che a te piace". Il "beneplacitum" non è altro che ciò che piace, è gradito a Dio ed è giusto. Si riferisce, insomma, a quell' "adempiere ogni giustizia" di cui parla il Vangelo di Matteo. Il Signore si compiace in noi e ci proclama suoi figli adottivi e noi vogliamo adempiere il suo piacere, facendo la sua volontà.

La "prova del nove" ce la offre lo stesso Messale italiano fra un paio di domeniche: se si guarda, infatti, la colletta della III domenica del Tempo Ordinario si trova questo testo:

Dio onnipotente ed eterno, guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché nel nome del tuo diletto Figlio portiamo frutti generosi di opere buone. Per il nostro Signore...
Che proviene da questo originale
Omnípotens sempitérne Deus, dírige actus nostros in beneplácito tuo, ut in nómine dilécti Fílii tui mereámur bonis opéribus abundáre. Per Dóminum.

Interessantemente (come direbbe Cetto La Qualunque...), la locuzione Omnípotens sempitérne Deus, stavolta non è tradotta con Padre... Inoltre, benchè suonasse bene un generico: "guida i nostri atti secondo il tuo amore", è sfuggita una traduzione più adeguata, e beneplacito tuo è rimasto "secondo la tua volontà" (come è giusto che sia).

Sarebbe bello, per la futura traduzione, avere un pochino più di uniformità e di precisione nella formulazione delle preghiere che devono comunicare e preservare la lex credendi.
Ma dimenticavo: "tanto - anche se sono in italiano - non le ascolta mica nessuno". Questo dicono i preti, soprattutto quelli che più aborriscono il latino e sono strenui difensori della liturgia "tutta in volgare... perchè si capisce di più".

Aggiunta. La traduzione francese della preghiera di oggi dice:
Dieu éternel et tout-puissant, quand le Christ fut baptisé dans le Jourdain, et que l’Esprit Saint reposa sur lui, tu l’as désigné comme ton Fils bien-aimé ; accorde à tes fils adoptifs, nés de l’eau et de l’Esprit, de se garder toujours dans ta sainte volonté.

7 commenti:

lycopodium ha detto...

Un giorno o l'altro dovrà farne un libro, un dossier o un cahier de doléances.
Cui aggiungere Mt 3,17 (visto che siamo in tema) in cui i traduttori hanno, a mio parere, toccato uno dei punti più bassi: «Questi è il Figlio mio, l’amato [sic!]: in lui ho posto il mio compiacimento [sic!]», cancellando in un tratto di penna l'essenza dell'amore del Dio biblico, che è "amore di elezione", ergo "predilezione"...

Anonimo ha detto...

Scusa, ma mi sa che la traduzione letterale non è "letterale": tu traduci "in beneplácito tuo" per "nella tua volontà". Mi sembra che "in beneplacito tuo" sia una risonanza della "compiacenza" (cioè, gradire, piacere) del Padre (riguardo il Figlio) del Vangelo e la prima lettura. C'é una corrispondenza tra le parole BENEPLACITO e COMPIACENZA che va rispettata, senza fare riferimenti alla "tua volontà".
Cosí la traduzione spagnola-americana (ispanoamericana) dice: "...concede a tus hijos de adopción... que se conserven siempre dignos de TU COMPLACENCIA".

Mauro ha detto...

mi associo al consiglio di lycopodium: questa rubrica inizia a meritare un destino cartaceo!

Come punto più basso e controverso di traduzione del vangelo, invece, secondo me vince il padre nostro (Mt 6,13): "καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν" (et ne nos inducas in tentationem) che viene spiegato (non tradotto) in "e non abbandonarci alla tentazione".

fr. A.R. ha detto...

Rispondo ad anomino 10:11. Il beneplacitum, in italiano, non può essere tradotto con "compiacenza", perchè a differenza che in spagnolo questo vocabolo non ha la stessa valenza positiva. In spagnolo anche Mt 3.17 riporta la "complacencia", in italiano hanno messo "compiacimento" che però non rende alla stessa maniera. Dio ha trovato, in Cristo che discende, colui che è venuto a compiere in tutto la sua volontà, e per questo trova il favore del Padre e lo approva con piacere (beneplacito).
In Ef 1,5 troviamo il "beneplacito della sua volontà", e questo spinge nell'interpretare, come già facevo vedere in san Francesco, nella linea del latino medievale (Cf. le discussioni scolastiche sul beneplacitum e i signa beneplaciti) del "perseverare in ciò che ci fa rimanere nel tuo favore", ovvero, più semplicemente, "fare ciò che a te piace", che è senz'altro più espressivo, e in questo concordo con il commento, rispetto al secco "volontà" - peraltro vocabolo ampiamente utilizzato per tradurre beneplacitum e sicuramente più chiaro del vago "amore".

Anonimo ha detto...

Questi interventi sono molto belli, Padre. Alcuni monaci dossettiani (o monache, non ricordo) fecero qualche tempo fa un'opera di studio del benedizionale che giungeva sovente a conclusioni simili alle Sue. Ha avuto occasione di consultarla?

lycopodium ha detto...

Credo che si tratti di questo: http://www.webster.it/libri-messale_romano_orazioni_proprie_tempo-9788880710370.htm

L'introduzione (davvero sorprendente in positivo) è di Dossetti.

Anonimo ha detto...

Ma l'Ordine Francescano è ancora un Ordine Mendicante?
Non vedo da una vita frati che vanno per la questua.
E' cambiata la regola?

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